A me mancano i matti, quelli che all’inferno sono già sopravvissuti

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A me mancano i matti, Nusco

I matti sono dominati da impulsi irrazionali, da manie inconsuete ed eccessive, capaci di suscitare ilarità più che apprensione, compatimento piuttosto che avversione: sono tutti coloro che non comprendiamo

A me mancano i matti, Nusco
A me mancano i matti.
 Gli agguati, le manie, i momenti di profonda lucidità: mi manca il loro estro, la loro innocente arguzia e la loro spontaneità.

Si racconta che i matti una volta non erano matti, poi lo scempio del mondo li ha condannati alla pazzia: sono sopravvissuti all’inferno, ed ora fingono di ignorarlo.

Loro probabilmente non lo sanno di essere matti, ma intuiscono che in realtà quelli poco sani di mente siamo noi: quelli che non vedono le persone e la loro sofferenza, ma che sono sempre pronti a giudicare ogni azione e scelta altrui; quelli che vivono di apparenze e di invidie, lamentandosi tutto il tempo di chi e di ciò che li circonda.

I matti, o meglio quelli che ci ostiniamo ad etichettare come tali, hanno già conquistato la libertà: quella dai ricatti affettivi, quella dalle convenzioni e dalle costrizioni sociali.

A me mancano i matti, NuscoNel loro lungo peregrinare per il paese, senza tempo, senza meta (quella poi in un paese non ce l’ha mai nessuno) ogni timida ricerca diventa un chiodo fisso. Loro sono i “senza-storia”, i “senza-potere”, quelli che spesso indignano i vincoli di sangue e sbattono le porte in faccia al potere e alla sua arroganza, come all’omertà e agli onori che la gente “savia” gli riserva.

Nel mio paese i matti non sono mai mancati. Fin da bambina ne incrociavo lo sguardo, che in un attimo sorrideva all’anima più ingenua, minacciando a muso duro tutti gli altri.

In fondo i matti sono furbi per essere matti: chi cerca di superarli in astuzia, cade vittima del suo stesso tranello. In un bagliore di assoluto, infatti, ogni matto è capace di innescarti anche il più labile dubbio: chi è allora il vero matto?

«Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta». «Come lo sai che sono matta?» disse Alice. «Per forza» disse lo Stregatto: «altrimenti non saresti venuta qui».

A me mancano i matti, NuscoNell’incedere altalenante ma ben saldo, un matto si ferma, ti guarda e sai che sta guardando proprio te, anche perché in strada ci sei solo tu. Ognuno di loro ha la capacità di fissarti dritto negli occhi – i matti sono finti timidi, ma soprattutto non hanno paura di nessuno – semplicemente guardandoti attraverso o forse dentro, scrutando il tuo grado di follia.

Un matto ci prova a liberarti, per questo ti farfuglia qualche parola, forse un personale rituale magico, prima di proseguire il suo viaggio in posti che ignoriamo, sicuramente più felici di quelli che conosciamo e in cui abitiamo.

Poi col tempo la gente ha abbandonato i propri territori natii, e, nella loro moria, anche i matti hanno deciso di andarsene per sempre. Infatti pur vivendo la propria solitudine, i matti hanno sempre partecipato alla quotidianità della comunità, quasi si nutrissero della sua anonima normalità.

A me mancano i matti, NuscoA me mancano i matti, NuscoMa ora, in paesi fantasma, chi potrà ancora additare un matto?

Nel progressivo svuotarsi dei piccoli centri, e tra essi del mio, oggi fatichi a distinguerli i matti. Ma a me continuano a mancare.

Mi mancano loro che mi rapivano i pensieri: perché poi, se ancora riesci a riflettere, i matti di oggi, quelli veri, sono ipocriti e noiosi nella regolarità delle loro abitudini.

“Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita”Alda Merini

[Foto di Rossella Della Vecchia]