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Avellino – la marcia della pace, una speranza per un futuro senza barriere – FOTO/INTERVISTE

Nel pomeriggio di ieri migranti, associazioni e cittadini hanno marciato insieme per l’accoglienza e la pace: un messaggio di speranza ed educazione alle diversità

Grande esempio di integrazione e umanità ieri pomeriggio presso il Corso Vittorio Emanuele di Avellino. I migranti affiancati da diverse organizzazioni, hanno marciato per dire basta al razzismo e abbattere i muri che troppo spesso costruiamo intorno ai nostri piccoli mondi.

La manifestazione organizzata dalla Comunità Accogliente di Mercogliano, il Cordinamento Donne Avellino “Ni una menos” e l’Associazione per i diritti del cittadino, ha come scopo quello di focalizzare l’attenzione dei cittadini intorno a una tematica calda in questo periodo: i migranti e la loro integrazione.

Tra lo scetticismo di molti, Avellino si è dimostrata essere una città presente. Tante le associazione al fianco degli invisibili:  Centro Servizi per il Volontariato Irpinia Solidale di Avellino – Associazione “Animarte”- teatro di Gluck – artisti associati – Centrodonna- ANPI (associazione nazionale partigiani italiani) – federazione di Rifondazione Comunista, e il coordinamento provinciale Giovani Comunistie/i – Comitato Possibile “Anna Lindh” di Avellino – Gruppo Consiliare di Avellino “SiPuò”.

Hanno marciato dalla Villa Comunale fino alla Prefettura di Avellino, con slogan, bandiere e cartelloni colorati.

“NO alla guerra, NO al razzismo, SI all’integrazione!

Vogliamo la PACE! Grazie Avellino per l’accoglienza!”

Questi i motti ripetuti e urlati a gran voce da tanti ragazzi e ragazze che dal 2014 hanno cominciato ad insediarsi nella nostra provincia. Molti i curiosi che si fermavano a guardare chiedendosi cosa fosse quella che tra l’apparenza e il pregiudizio aveva tutto il gusto di una protesta. Molti i passanti distratti, i cittadini arrabbiati con la politica e il mondo intero:

“Ma quale guerra? Guardali, protestano nonostante tutto quello che gli diamo! Non sono contenti? Che se ne tornassero a casa loro!”

Noi di Avellino.Zon eravamo presenti e abbiamo raccolto i pareri contrastanti di una città che in fondo riflette il pensiero di un’intera società. Ciò che è emerso da quest’iniziativa è che le giovani generazioni sono più propense all’apertura verso culture diverse. I ragazzi avellinesi, al fianco dei loro coetanei di colore e i bambini con i loro piccoli cartelloni alzati al cielo, con i loro passi di danza improvvisati al suono del djembe (tipico tamburo africano), rappresentano la speranza per un futuro senza barriere, dove le differenze sono una risorsa.

Ma cosa vogliono questi migranti?

Abbiamo incrociato diversi sguardi, diverse storie lungo la marcia dell’accoglienza. I migranti vogliono che gli sia data voce e soprattutto vogliono essere ascoltati per le persone che sono, al di là dei pregiudizi e delle paure. Con il loro italiano incerto e con il loro francese sicuro cercano di comunicarci tutti la stessa e identica cosa: esistiamo. Sono tra di noi, inutile voltare la testa dall’altra parte della strada, inutile scansarli per la paura che vogliano derubarci o chiederci l’elemosina: i migranti non sono tutti uguali. Quelli che sono scesi al corso ieri pomeriggio sono giovani a cui la vita ha tolto tanto, giovani che non hanno intenzione di accettare un destino già scritto e si mettono in marcia costruendo il loro futuro giorno per giorno. Vogliono essere capiti, vogliono pace, vogliono un gesto d’amicizia o anche solo un sorriso. Sono ragazzi che spesso sono soli al mondo, hanno perso tutto e ciò che conta per loro è ritrovare la propria individualità assimilata da una massa incontrollabile e temibile. Ciò che chiedono ad uno Stato che li “deposita” e li nasconde in qualche centro di accoglienza sperduto in montagna è di non essere lasciati soli. Non basta assicurargli un pasto, per quanto ancora potremmo gestire questa situazione? I migranti hanno bisogno di mezzi che permettano loro di ricostruirsi una vita con le proprie forze: in primis i documenti che certifichino la loro esistenza nella società.

Purtroppo lungo il cammino capita molto spesso che qualcuno di loro si perda e imbocchi la strada sbagliata, per questo motivo è necessario una corretta gestione dell’accoglienza e dell’immigrazione. Il 27 aprile si manifesterà ancora a Mercogliano: tutti coloro che si sentono vicino al destino di questi giovani e vogliono sostenerli attraverso piccoli gesti e un segnale forte per lo Stato, sono invitati a partecipare.

 

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About Elena Russo

Elena Russo
Studentessa di Lettere Moderne, amante della scrittura e instancabile sostenitrice dei diritti umani. Provo a cambiare questo mondo attraverso la bellezza di uno scatto da una nave in tempesta.

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