Città di Avellino, topi, rifiuti, cantieri ed erbacce ti fanno ciao!

0
Avellino

Situazione di degrado e incuria ad Avellino tra stabili abbandonati, rifiuti, topi per strada, buche, erba alta e parchi non sorvegliati

Di ora in ora diventa sempre più pesante il clima di sopportazione della popolazione avellinese, indignata per il protrarsi dello stato di abbandono della città di Avellino.

Quando il degrado arriva nel centro storico, il cuore pulsante di una città, il problema è serio. Numerose, molteplici e cospicue le immagini postate da un gran numero di cittadini, sulla pagina Facebook “Non sei irpino se“, che immortalano cestini dell’immodizia stracolmi, parchi gioco al collasso, topi che gironzolano indisturbati, erbacce ad altezza d’uomo nei pressi di istituti scolastici, strutture abbandonate a se stesse, manti stradali gravemente compromessi e parcheggiatori abusivi che, nonostante l’installazione di parchimetri, perseverano nella loro attività illegale in zona Ipercoop, ospedale Moscati e Tribunale.

In via Francesco Tedesco, via Campane, via Carlo Gesualdo e Corso Umberto sono stati avvistati topi di dimensioni notevoli anche in pieno giorno e con l’aumento delle temperature la situazione di certo si complicherà.

In via Scandone, nei pressi dello stadio Partenio, e davanti alle scuole Luigi Perna e Umberto Nobile,  all’istituto primario di via Morelli e Silvati, la condizione può essere considerata ancora più grave per la presenza di erba incolta, possibile covo di roditori e rettili, e che rappresentano un pericolo per gli allievi dei plessi scolastici.

Negli incustoditi giardini di Piazza Kennedy, piazza che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello di Avellino, e nella villa comunale di via Colombo, la vegetazione cresce rigogliosa espandendosi anche là dove sono state sistemate le giostre per i più piccini. Questo luogo destinato alla ricreazione, oggi, è divenuto ritrovo di tossicodipendenti, come dimostrano le siringhe rinvenute, e di malintenzionati.

Guardando l’Avellino di oggi, ci assale un senso di impotenza e nostalgia, pensando a quando c’era ben poco ma quel che c’era era valorizzato e conservato con diligenza.