Biodigestore Chianche: ricorso rinviato nel merito dal Presidente del TAR di Napoli

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Rinvio nel merito per il ricorso sul Biodigestore presentato dai Comuni irpini che vogliono tutelare il proprio territorio e le sue risorse

Ieri 19 luglio, presso il T.A.R. di Napoli,  sul caso Biodigestore di Chianche rinvio nel merito per il ricorso presentato dall’Avvocato Carla Silano in rappresentanza dei Sindaci dei Comuni irpini di Altavilla Irpina, Tufo, Torrioni, Petruro Irpino, Santa Paolina e Ceppaloni.Il ricorso è stato ricevuto, discusso e rinviato nel merito dal Presidente della prima Sezione del TAR, un passo avanti che mira a stabilizzare una decisione che verrà presa presumibilmente in autunno prossimo”, dichiara l’Avv. Carla Silano.

La Regione Campania ed il Comune di Chianche non si sono costituiti, e certo ciò non può destare che perplessità, considerato che l’intervento di realizzazione del Biodigestore è finanziato proprio dalla Regione Campania (delibera regionale n. 123 del 07/03/2017) ed interesserà il territorio di Chianche.

biodigestoreGli Amministratori della Valle del Sabato si sono visti costretti all’azione legale dopo le diverse richieste rimaste disattese e volte a mettere nero su bianco i rischi d’impatto ambientale che la realizzazione di un impianto di biodigestione anaerobica della frazione organica di rifiuti arrecherebbe all’intera area, tra l’altro soggetta a vincoli idrogeologici, paesaggistici e ambientali.

I sindaci dicono no

I timori dei Sindaci sono avvalorati da studi di fattibilità che negli anni addietro erano stati commissionati dal Sindaco del Comune di Preturo Irpino per un progetto simile del 2012 che prevedeva la realizzazione di un impianto di trattamento della frazione umida proprio a circa cinquecento metri (il confine lo segna il solo fiume Sabato) dall’area Pip di Chianche (sito indicato come disponibile dal sindaco Claudio Grillo per la realizzazione dell’impianto).

L’idea era nata per riciclare gli scarti di potatura delle viti, siamo infatti nell’area del Greco di Tufo, e, visto che per legge è vietato il semplice smaltimento e/o la bruciatura, l’impanto avrebbe facilitato lo smaltimento di buona parte dell’umido. Sia i tecnici comunali quanto quelli della Regione Campania e i competenti organi di settore, a seguito di sopralluoghi, diedero tutti parere negativo all’opera ritenendo inidoneo il sito destinato all’ubicazione.

Non per ultimo l’area indicata non corrisponderebbe ai requisiti stabiliti dalla manifestazione d’interesse della Regione Campania del 12 maggio 2016, nella quale prevedeva aree industriali con lotti disponibili di almeno 20.000 metri quadrati con adeguata viabilità d’accesso.

Del tutto insussistenti sarebbero anche le ragioni legate alla formalità di approvazione di un impianto di biodigestione in quell’area: il quadro normativo vigente in materia, il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani della Regione Campania (PRGRU) e quanto è prescritto dai commi due e sei dell’articolo 15 della Legge regionale 14/2016, danno esclusivo potere decisionale agli Ato (Ambito territoriale ottimale). Quindi, decisioni così importanti e radicali  sarebbero dovute essere condivise e vagliate tra Comuni e Ambiti.