Coldiretti di Avellino: l’etichettatura obbligatoria del latte un’opportunità di rilancio per il settore in Irpinia

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L’obbligatorietà dell’indicazione dell’origine del latte sulle etichette un’opportunità per la salvaguardia ed il rilancio del settore in Irpinia secondo Coldiretti

L’etichettatura obbligatoria dei prodotti lattiero caseari è una opportunità di rilancio del comparto zootecnico irpino e potrà salvare tante aziende dalla chiusura definitiva, dando piena valorizzazione alle produzioni locali”. E’ il commento del presidente di Coldiretti Avellino, Francesco Acampora, all’entrata in vigore dal 19 aprile dell’indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari che pone finalmente fine all’inganno del falso made in Italy.

ColdirettiTale obbligo nasce in attuazione del decreto ministeriale del 9 dicembre 2016 firmato dai ministri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico in attuazione del Regolamento europeo 1169/2011. Secondo i dati di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) il provvedimento consentirà al consumatore di conoscere l’origine delle materie prime di potenziali ulteriori 510mila tonnellate di formaggi non Dop, che si aggiungeranno alle 513mila tonnellate di formaggi già certificati.

Solamente per i prodotti con latte munto, condizionato e trasformato in Italia, si potrà scrivere in etichetta ‘Origine del latte: Italia’. Se non c’è questa dicitura, vuol dire che almeno una fase del processo non è stata fatta nel nostro Paese.

Le aziende zootecniche della provincia di Avellino sono riuscite a sopravvivere con grande difficoltà– spiega il neo-Presidente Coldiretti di Avellino Acampora – a causa principalmente del prezzo garantito agli allevatori ma anche della sleale concorrenza sul mercato, con prodotto straniero spacciato per italiano, a scapito del latte locale. Fondamentale è difendere la distintività delle nostre produzioni che sono le migliori e le più controllate al mondo. Con l’entrata in vigore dell’etichettatura, le nostre produzioni casearie di eccellenza avranno adesso il giusto riconoscimento sui mercati e i nostri produttori potranno avere la certezza di un giusto reddito”.

Avellino vanta 1640 aziende bovine su un totale di 10703 campane e oltre 27mila capi. Negli ultimi quattro anni, però, l’Irpinia ha perso ben 262 aziende, un numero ben più elevato della media regionale. “Dobbiamo interrompere questa emorragia di chiusure – sottolinea il presidente di Coldiretti – soprattutto valorizzando gli allevamenti nelle aree interne, che si traduce in una tutela della biodiversità, della qualità alimentare e di un significativo aumento dell’ occupazione”.