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VIDEO/FOTO- Antonio Amoretti, il partigiano-bambino che combatté per liberare Napoli nel ’43 ospite all’ITIS “Guido Dorso”

La grande Storia ad Avellino, incarnata da Antonio Amoretti. Sedici anni soltanto, armi in spalla per difendere la patria, è stato protagonista delle quattro eroiche giornate che videro Napoli liberata da tedeschi e fascisti: 27-30 settembre 1943

Una giornata che lascerà un ricordo prezioso e indelebile, quella vissuta dagli studenti delle classi quinte dell’ ITIS “Guido Dorso”. Infatti, giovedì 20 aprile, l’istituto avellinese ha avuto l’onere e l’onore di ospitare uno dei protagonisti della grande Storia. Si tratta di Antonio Amoretti, definito il “partigiano bambino”, che nel settembre del ’43 prese parte alla liberazione partenopea.

L’iniziativa è stata inserita all’interno di un ciclo di lezioni dedicate alla conoscenza delle tappe fondamentali della storia italiana recente e, in particolare, in vista del 25 aprile: festa della Liberazione alle origini della nostra Democraziaantonio amoretti- partigiano- itis

Settantaquattro anni sono trascorsi da quegli eventi, non molto, ma un tempo di cui la percezione è dilatata, probabilmente a causa della velocità dei cambiamenti sociali e culturali in corso. C’è sempre il  pericolo, dunque,  che la perdita di memoria e di consapevolezza possa causare un “remake” di quei tempi, una loro riproposizione: ciò che avviene, ad esempio, con i tentativi di revisionismo o peggio di negazionismo. Unico antidoto, perciò, è la conoscenza del nostro passato, che diventa ancora più incisiva quando il passato ci viene incontro in carne ed ossa: come al “Guido Dorso”.

“Trasiti int’ò sing'”, così Amoretti ha esortato gli studenti in platea, spiegando che quell’espressione tipica del napoletano è un invito alla ribellione, a guardare alla realtà con coscienza critica. “Entrate nel cerchio”, quello che veniva tracciato a terra dagli “scugnizzi” di quartiere, in cui entravano solo “i figli di buona mamma”, per riconoscere la loro appartenenza a un gruppo e, insieme, per lasciare fuori tutto ciò che non gli apparteneva: le convenzioni, le regole. Perché non sempre le regole sono giuste, come non lo erano quelle nazi-fasciste dell’infanzia di Antonio.

Nel suo lungo intervento, mai apologetico, il partigiano ha voluto evidenziare il ruolo che le donne hanno avuto durante la liberazione, non soltanto partenopea- infatti Amoretti subito dopo le “Quattro giornate” si è arruolato in un corpo di spedizione fondato dal mazziniano Edoardo Pansini per affiancare gli alleati nella lotta per la liberazione del resto dell’Italia- Un ruolo che non sempre viene evidenziato nei libri di storia e che è spesso ritenuto subordinato a quello maschile.

Il simbolo delle donne nelle Quattro Giornate di Napoli è costituito da Maddalena Cerasuolo, che fu decorata della medaglia al valore militare per aver salvato il ponte della Sanità, che oggi porta il suo nome. Ma anche altre donne diedero la loro vita. Ringraziamo le donne per quello che hanno fatto e che ancora continuano a fare. La loro partecipazione alla Resistenza è stata fondamentale, come lo è alla società attuale e proiettata nel futuro

A ribadire il merito delle donne anche Rita Nicastro, Presidente dell'”Associazione per i Diritti del Cittadino” e del Coordinamento Donne Avellino “Ni una menos”, . Presente anche il Prof. Giovanni Capobianco, Presidente dell’Anpi di Avellino.

Amoretti ha voluto concludere con un appello, ricollegandosi alle recenti notizie di politica estera, da cui arriva l’eco della guerra ( Siria), di libertà negate (Cecenia), di diritti violati (Gabriele del Grande). “Dovete unirvi e lottare insieme per un mondo migliore, soprattutto per un mondo di pace. Perché senza la pace non c’è sviluppo culturale, economico o sociale. Lavorate per la pace”.

 

 

 

 

 

 

 

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About Selene Fioretti

Selene Fioretti
Laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Salerno. La passione per la lettura e la scrittura sono la sua base. Crede fortemente nella libertà di espressione e nella necessità di critica. Sogna, dunque, un futuro nel campo della comunicazione.

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