Fede, tradizione e folklore ai riti del Venerdì Santo di Vallata

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Ogni anno a Vallata, dal 1541, si rinnovano gli austeri riti del Venerdì  Santo. L’appuntamento è per giovedì 13 e venerdì 14 aprile quando un paese intero farà rivivere le proprie tradizioni secolari inscenando la Passione di Cristo

Correva l’anno 1541. A Vallata da secoli viveva una nutrita e fiorente comunità ebraica specializzata nel commercio del bestiame, della lana e delle pelli, oltre che nelle consuete attività creditizie. In quell’anno si compì la loro conversione forzata ed essi cominciarono ad inscenare i misteri della Passione di Cristo che dovevano costituire catechesi per tutta la popolazione e in particolare un monito per gli stessi Ebrei appena convertiti al Credo cristiano.

Da allora sono circa cinquecento anni che si rinnova l’appuntamento con i riti del Venerdì Santo che si sono sempre più arricchiti e strutturati nei secoli e che ora rappresentano un pilastro portante del patrimonio culturale immateriale della comunità vallatese. Si tratta di un evento unico nel suo genere, tra i più suggestivi del Sud Italia, segnalato sul sito ufficiale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Sono oltre duecento i figuranti che sfileranno per il paese con i giovani abbigliati da littori o da centurioni: è un momento di iniziazione per loro, una prvallataova di resistenza fisica, considerando che essi sfideranno con costumi succinti le temperature non ancora miti di una primavera che tarda a far sentire i suoi tepori in un paese ubicato a circa 900 metri di altitudine, oltre che un’occasione che consente a questi ragazzi di affacciarsi alla vita adulta e di denunciare la loro presenza dinanzi all’intera comunità locale.

Il Programma

Il primo appuntamento è per giovedì 13 aprile quando, all’imbrunire, si svolgerà la suggestiva processione aux flambeaux durante la quale saranno rivissute scenicamente con musiche ed effetti speciali le tappe salienti della Passione di Gesù dalla cattura fino alla flagellazione.

Il momento culmine sarà però raggiunto l’indomani, venerdì 14 aprile: a partire dalle ore 11.00, e per oltre tre ore, si snoderà per le strade di Vallata l’imponente processione del Cristo Morto cadenzata dal caratteristico suono di trombe e tamburi che contribuiscono a conferire alla rievocazione un clima di commozione e di solennità. Oltre ai simboli del potere romano (aquile, fasci littori, iscrizioni) sfileranno i famosi Misteri, ossia oggetti simbolici e tele settecentesche che rappresentano le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. La processione si chiude con il feretro di Gesù appena deposto dalla croce circondato dai medici del paese e con l’Addolorata accompagnata da bambine listate a lutto.

Uno degli elementi più caratteristici del corteo è costituito dai cosiddetti cantori: gruppi di cinque o sei elementi, ben distanziati gli uni dagli altri, che cantano i versi della “Passione di Gesù Cristo”, opera di Pietro Metastasio composta tra 1730 e il 1740. Sono una sorta di lamenti funebri il cui testo per secoli è stato tramandato oralmente e ciò ha conferito loro forti connotati dialettali che li rendono incomprensibili ai più alimentando ulteriormente quell’aura di mistero propria dei Riti vallatesi.