Fiore e il suo “Platone totalitario”: alla riscoperta del senso autentico del pensiero politico platonico

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Vincenzo Fiore

Si è tenuta questo pomeriggio, ad Avellino, la presentazione di “Platone totalitario”, saggio di Vincenzo Fiore che si interroga sul reale rapporto tra il pensiero del filosofo ateniese e i totalitarismi. Ad affiancare lo scrittore irpino, per l’occasione, l’editore Francesco Giubilei

«L’importanza che ha avuto il pensiero di Platone nell’intera formazione culturale dell’Occidente è riassunta da una frase, probabilmente esagerata, ma molto significativa, del matematico Whitehead che affermò che “tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone”». La citazione riportata da Vincenzo Fiore, durante la presentazione del suo saggio “Platone totalitario”, lascia ben intendere il sostanzioso e interessante dibattito in cui si inserisce la sua opera.

All’incontro, svoltosi questo pomeriggio presso il salone della Chiesa di San Ciro ad Avellino, ha partecipato anche Francesco Giubilei, editore e studioso del pensiero conservatore, che ha così introdotto il lavoro di Fiore:

Platone totalitario«Faccio i complimenti a Vincenzo per lo stile di scrittura e la modalità con cui ha affrontato questo argomento. Il suo merito è proprio quello di trattare un tema complesso in modo semplice e accessibile a chiunque. Allo stesso tempo, non bisogna fare l’errore di considerare un testo di tipo divulgativo di serie B rispetto alla saggistica accademica o scientifica. Ci sono, infatti, esempi straordinari di opere popolari che trattano argomenti difficili in maniera ben documentata, come la “Storia d’Italia” di Indro Montanelli e Mario Cervi».

In “Platone totalitario”, edito da Historica edizioni, sono messe a confronto le diverse interpretazioni totalitarie” della filosofia platonica, che hanno portato, nel tempo, a considerare il pensatore di Atene il progenitore di comunismo e nazismo, come ha spiegato Fiore:

«Aristotele fu il primo a isolare il pensiero politico di Platone dando vita a una plurisecolare tradizione esegetica. Di fronte a un pensatore così importante è normale che ci sia il rischio di fraintendimenti, usurpazioni e strumentalizzazioni politiche. Ed è così che nel Novecento viene trasformato nel padre di comunismo e nazismo. Responsabile di questa accusa il filosofo austriaco Karl Popper che nel 1945 scrisse “La società aperta e i suoi nemici”.

Vincenzo Fiore, Platone totalitarioPopper, che da giovane era stato simpatizzante, poi deluso, del marxismo, al momento dell’ascesa del Nazismo si era trovato costretto a emigrare in Nuova Zelanda. Egli si ritrova, dunque, schiacciato tra la paura del comunismo in Russia e il timore che Hitler possa espandersi in tutta Europa. In questo contesto scrive l’opera, sentendo la necessità di fare qualcosa. Il primo nemico della società aperta che individua è proprio Platone».

Fiore si è, poi, soffermato sui concetti espressi dal filosofo ateniese che sono stati accostati, di volta in volta, all’ideologia comunista e a quella nazista. La parità dei sessi e la pedagogia sociale, teorizzati ne “La Repubblica”, sono stati gli aspetti strumentalizzati dai bolscevichi, mentre l’eugenetica platonica è stata distorta e tramutata in una falsa biologia razzista dai nazisti.

La disamina dello scrittore irpino arriva, dunque, a rivelare l’estrapolazione strumentale e la decontestualizzazione alle base di queste interpretazioni del pensiero platonico:

«Quando si affronta un autore si parte ovviamente dal proprio retroterra culturale. Molti hanno interpretato Platone riportando il pensiero politico del filosofo alle proprie convinzioni personali e ai propri interessi. Questo non può avere alcun valore scientifico. Bisogna conoscere, invece, le fonti che aveva Platone a disposizione, la storia greca nonché il contesto storico dei suoi interpreti. Il mio è, dunque, un tentativo di restituire al pensiero politico platonico il suo senso autentico».