Frigento, i misteri e le ultime testimonianze

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Immagine tratta dall'intervista di "Corriere TV"

La vicenda del convento di Frigento si fa sempre più fitta ed intricata, le testimonianze fanno inorridire, ma la verità è ancora tutta da scoprire

FRIGENTO – Le pagine di cronaca locale e nazionale non hanno potuto evitare di posare l’attenzione sulle vicende del convento di Frigento. Il mistero avvolge, in particolar modo, la figura di Padre Stefano Maria Manelli e la gestione che quest’ultimo metteva in atto in quel convento. I presunti orrori di Frigento avrebbero, se mai confermati dalle indagini in corso, dell’incredibile. Suore costrette a firmare dei patti di obbedienza ai fondatori della comunità col sangue, consorelle molestate all’interno delle mura del convento o marchiate a fuoco, somministrazione di cibi scaduti alle stesse, nonostante gli ingenti introiti della struttura di Frigento, noncuranza delle malattie contratte dalle suore, probabilmente proprio per l’assunzione di cibo avariato. A questa sfilza di vomitevoli, ma ancora presunti, oltraggi alla dignità umana, andrebbero aggiunte le vocazioni forzate e le confessioni sacramentali, utilizzate come mezzo di ricatto dai fondatori della comunità. Come se non bastasse, si aggiungono al quadro le beghe finanziarie del convento che, tra l’altro, sono state la prima pulce nell’orecchio degli inquirenti. L’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata ha ufficialmente un fascicolo dedicato, aperto dalla Procura della Repubblica di Avellino.

Nel 2013, l’Istituto fu commisariato dalla Santa Sede ed è dal marzo scorso che quelle beghe di cui parlavamo, sono cominciate.  Le accuse rivolte, in quell’occasione, dalle Fiamme Gialle, furono quelle di truffa aggravata e falso ideologico. All’inizio, la vicenda sembrava essere caratterizzata soltanto da una confusione

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I fondatori Padre Manelli e Padre Pellettieri

del Dio cui far riferimento, quello della Chiesa Cristiana Cattolica pareva essere stato sostituito dal dio Denaro. I movimenti di beni mobili e immobili, spesso gestiti da laici anch’essi indagati, e il corposo giro di denaro intorno a quel convento sembrerebbero il male minore ora che attorno al fondatore, Padre Manelli, aleggiano i sospettati di abuso delle consorelle, istigazione alla prostituzione, fanatismo e culto idolatrico nei suoi confronti. Il modo autoritario, per usare un eufemismo, di porsi, la sua presunta, disumana convinzione di poter imporre la propria volontà in quel convento sarebbero difficilmente concepibili da chiunque sia dotato di buon senso e quanto più dalla comunità cattolica.

Le accuse più pesanti sono quelle di alcune suore ed ex suore, talvolta uscite dalla struttura o spogliatesi, a detta loro, per le continue vessazioni e violenze subite. Una in particolar modo, la cui intervista è stata raccolta da “Il Corriere della Sera” (link intervista), ha dichiarato che venivano costrette a pungersi con un ago, sterilizzato sulla fiamma, il polpastrello del pollice, per poi scrivere col sangue un patto che confermasse la loro fedeltà ai fondatori della comunità. La donna in questione, ormai lontana da quella realtà, sembrerebbe mostrare ancora il segno di quella puntura e ha presentato, davanti alle telecamere, il documento scritto col sangue che passerà al vaglio degli inquirenti. Alcune suore più giovani e ultimamente entrate nel convento, pare che invece non sostengano tesi del genere, anzi le smentirebbero. Probabilmente, sempre a detta della donna intervistata, le ultime arrivate non conoscerebbero questa pratica che sarebbe stata abbandonata di recente. La donna che ha mostrato il patto da lei scritto col sangue ha, inoltre, sottolineato che è stato sottoscritto da Padre Manelli, per quanto la firma vada ancora autenticata. Che le cose siano potute cambiare e che le indagini vadano riferite anche, se non soprattutto, a momenti lontani nel tempo, lo confermano le prime testimonianze depositate nella Santa Sede che risalgono addirittura al 1998, dove si parlava di vero e proprio terrorismo psicologico e si giustificavano le vocazioni coatte con presunte profezie dello stesso Manelli. Il denaro che girava attorno alla struttura, inoltre, varrebbe da aggravante qualora venissero confermate le scarse condizioni sanitarie e la somministrazione sistematica di cibo avariato.

A proposito di raggiri economici, anche la 98enne Adriana Pallotti, fondatrice della onlus Fondazione della Divina Volontà di Adriana Pallotti, ha accusato Padre Manelli e Padre Pellettieri di averla raggirata. L’anziana benefattrice, sarebbe stata convinta a cambiare lo stato di onlus della propria fondazione per devolvere il denaro della stessa all’Associazione Missione dell’Immacolata di Frigento, già indagata, insieme con l’Associazione Missione del Cuore Immacolato, per il possesso illecito di beni mobili e immobili del valore di circa 30 milioni di euro. A queste si accostano altre denunce di rilevanza economica ingente. Come detto, però, si tratterebbe della punta di un iceberg degli orrori che riserverebbe ancora molto letame da spalare nei fondali. Va evidenziato assolutamente, però, che a Padre Manelli e agli altri fondatori della comunità di Frigento non è stato confermato nessun capo di accusa, le indagini sono attualmente in corso e le interviste e i sospetti che aleggiano intorno alle loro figure saranno oggetto d’indagine. Per questo motivo, l’interesse di tutti resta capire quale sia la verità che si cela dietro un mistero di tale risonanza nella nostra Irpinia e non solo, atti indicibili o barbare calunnie