Incendi sul Vesuvio, l’interrogazione di Giordano al Ministro dell’Ambiente

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sanità, Giordano

A seguito degli incendi divampati nell’area boschiva vesuviana, le cui conseguenze sono state avvertite anche in Irpinia, l’onorevole Giancarlo Giordano rivolge un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare

A seguito degli incendi divampati nell’area boschiva vesuviana, le cui conseguenze sono state avvertite anche in Irpinia, l’onorevole Giancarlo Giordano rivolge la seguente interrogazione al Ministro dell’Ambiente:

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Per sapere – premesso che:

–          nei giorni scorsi sono divampati nell’area boschiva vesuviana vasti e perduranti incendi che hanno anche lambito i centri abitati;

–          la minacciosa colonna di fumo sprigionatasi si è propagata fino ai territori dell’Irpinia e del Sannio, provocando cenere, fumi ed odori nocivi che oltre ad investire le popolazioni dell’intera area metropolitana, hanno raggiunto le comunità delle province di Avellino e Benevento;

–          stante le proporzioni ed il potenziale pericolo che poteva rappresentare l’evento, si sono prontamente ed in misura encomiabile attivate le squadre del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco e della Polizia, insieme all’opera spontanea delle autorità locali interessate e di una moltitudine di volontari;

sanità, Giordano–          al momento, nonostante siano ancora in corso operazioni di spegnimento, non si hanno notizie circostanziate rispetto all’entità ed alla natura dei danni che ha subito la macchia silvo-boschiva interessata, incluse le strutture, gli insediamenti e gli animali;

–           i roghi, per le loro caratteristiche, non sembrano essere stati provocati dal solo effetto climatico ma chiaramente sostenuti da un’azione dolosa, circostanza che legittima più di un interrogativo sulle ragioni che spingano ad una così sciagurata iniziativa  visto che l’area, oltre a ricadere in uno dei contesti paesaggistici più preziosi della macchia mediterranea è, purtroppo, interessata anche dal diffuso fenomeno della speculazione edilizia e dello smaltimento illegale dei rifiuti di ogni sorta;

–          Il suddetto contesto ambientale risente inoltre delle conseguenze di una serie di provvedimenti governativi e legislativi che nel tempo hanno, di fatto, smantellato presìdi e strutture portanti preposti alla prevenzione e alla tutela del territorio montano, agrario e rurale, in primis il c.d. decreto “Madia” che, disponendo il riassorbimento del corpo Forestale da parte dell’Arma dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco, ha comportato inefficienze ed una risposta inadeguata  a situazioni di emergenza straordinaria come questa;

–          Il precedente regime normativo contemplava, in casi come questo, il pronto intervento integrato di Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Comunità Montane. Mentre oggi si deve assistere, per totale assenza di risorse e di una riorganizzazione organica del comparto forestale, a situazioni di criticità le cui conseguenze sono destinate a protrarsi nel tempo;

–          La tutela del territorio, sia montano che rurale, sconta la colpevole insensibilità politica e culturale che ha favorito la disattenzione verso la montagna e le zone interne, intese come luoghi di vita e non solo di sfruttamento, e la produzione di una legislazione domestica che ha evidenziato dannosi limiti a partire da quella sul riordino delle funzioni delle Comunità montane e dei Corpi addetti alla delicata funzione di salvaguardia del territorio;

–           la stessa legge n. 253 del 2000 (sulla prevenzione incendi), che da una parte impone ai comuni molti obblighi amministrativi lasciando dall’altra inevaso il tema della dell’istituzione di un coordinamento funzionale in caso di calamità e del potenziamento del parco mezzi antincendio, affida la risoluzione delle emergenze all’improvvisazione ed allo spirito di civico e di servizio delle squadre;

–          se sia stata avviata un’indagine sulla natura degli incendi sulla loro nocività per le popolazioni dell’area vesuviana e delle province di Avellino e Benevento, in particolare rispetto al superamento dei livelli consentiti del c.d. PM10;

–           se non ritenga più eludibile la predisposizione del Piano di coordinamento per le emergenze e le calamità per queste aree, estremamente esposte a simili rischi, che coinvolga i diversi livelli ed enti istituzionali preposti e definisca le indicazioni di comportamento da  dettare alle popolazioni colpite;

–          di quali dotazioni dispone la Protezione Civile della regione Campania per far fronte all’emergenza incendi e se non ritenga necessario un potenziamento dell’organico e della flotta dei mezzi di soccorso”.