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Biblioteca di Montevergine

Biblioteca di Montevergine: curiosità sulla dieta alimentare verginiana

Alimentazione e vita monastica: i cibi da preferire secondo la “regola” di San Benedetto custodita presso la Biblioteca di Montevergine

Uno spunto sul tema così attuale dell’alimentazione ci può essere offerto dalla documentazione custodita presso la Biblioteca di Montevergine, oggetto nel 2015 di una mostra allestita in occasione delle aperture straordinarie domenicali, e in cui è possibile scorgere il legame inscindibile che è intercorso, nei secoli, tra vita monastica e cibo. Biblioteca di Montevergine

Gli usi e le tradizioni ad esso legati hanno sicuramente influenzato la culinaria, le tecniche di coltivazione, non solo in campo locale e possono offrire un modesto contributo per una più adeguata ed ampia presa di coscienza su come la scelta dei cibi da mangiare influenzi il proprio stato di salute.

Ma veniamo alla “regola” di San Benedetto che, nel manoscritto del 1554 prodotto nello scrittorio virginiano rifacendosi all’originale di San Benedetto nel VI secolo, disciplina la vita dei monaci, trattando dal capitolo Biblioteca di Montevergine35 al 41 proprio l’argomento dell’alimentazione.

Il 39 capitolo della “regula” in particolare prescrive le modalità della refezione quotidiana: due pietanze cotte con frutta e legumi,  mezzo chilo di pane da distribuire tra il pranzo e la cena, della carne tutti ne devono fare a meno tranne gli infermi. Le monache del Goleto per tre giorni alla settimana consumavano pane, frutti ed erbe crude.

Attraverso la documentazione pergamenacea si evidenzia l’attenzione all’alimentazione attraverso la coltivazione delle terre donate al monastero: castagneti, noccioleti, frutteti.

Le donazioni prevedevano l’obbligo di coltivazione delle terre. Pane, vino, castagne, frumento erano la base dell’alimentazione. A causa dell’astinenza dalla carne, uova e latticini, che si osservava in periodo quaresimale, si evince, sempre da pergamene, che tonno dalla tonnara di Palinuro e anguille venivano fatte arrivare dal Lago di Lesina. Era vietato anche ai pellegrini portare queste pietanza presso il Monastero. Si raccomandava il consumo di pesce fresco almeno due volte alla settimana.

I principi furono ribaditi anche nei secoli successivi. L’uso di particolari erbe accompagnavano l’alimentazione per aiutare la digestione. Dall’archivio storico della Biblioteca si possono trovare informazioni varie per determinare i consumi giornalieri alimentari: alla fiera di Salerno i monaci acquistavano spesso il pesce: sarde, alici di Vietri, singolare il consumo di zucchero, mandorle, pepe, cannella, garofano e spezie varie per cucinare le pietanze.

Nel 1954 i monaci chiesero la dispensa della dieta quaresimale e la Santa sede la concesse. Attualmente nel monastero non esistono disposizioni specifiche: si rispettano comunque alcune delle antiche prescrizioni della regola di san Benedetto, come l’astinenza della carne tre giorni a settimana tutto l’anno, digiuno totale in alcune occasioni e la sera prima della vestizione per i novizi.

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About Maria Carmen Fumiento

Maria Carmen Fumiento
Laureata in Scienze della Comunicazione, possiedo esperienza pluriennale nella pubblica amministrazione con funzioni anche di addetto stampa, pubbliche relazioni, organizzazione eventi, progettazione ecc. Formazione professionale in Esperto in marketing territoriale con pratica di tirocinio. Operatore professionale d'infanzia. Come profonda convinzione: "Una corretta informazione è garanzia di un' equa accessibilità ai servizi per il cittadino".

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