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Costangelo Pacilio, la necessità di osservare la realtà attraverso la Street photography

Dopo il successo della mostra sui paesaggi irpini, il giovane fotografo di Avellino ci racconta la sua passione per la fotografia di strada e i progetti futuri. Ecco l’intervista a Costangelo Pacilio

Ha all’attivo più di trenta pubblicazioni su Vogue Italia, un contratto da freelance con Vogue New York/Art + Commerce e foto pubblicate da National Geographic e altre importanti testate internazionali e nazionali. Fa parte del progetto «Art House», finanziato dal Ministero dei Beni Culturali (il quale ha convertito una casa confiscata alla criminalità organizzata in un luogo di creazione, produzione e confronto per cinquanta artisti). Stiamo parlando di Costangelo Pacilio, talentuoso fotografo avellinese classe 1988, protagonista nel marzo scorso della mostra «I paesaggi dell’Irpinia», allestita all’Ex Carcere Borbonico in occasione della prima edizione della Giornata del Paesaggio.

Affascinato sin da piccolo dall’arte, il cammino artistico di Costangelo Pacilio trova nella Street photography personaggi e teatri guidati dall’istinto e dal caso. Nascono, così, lavori tra Italia e Inghilterra, espressione della bellezza del quotidiano, attraverso l’uso della sola luce naturale e di nessuna posa artefatta, come lui stesso ci confida in questa breve intervista rilasciata al nostro giornale.

“Questa è la vista dal belvedere che negli Anni 80 il comune di Avellino valutava di acquisire e dare al pubblico. Oggi è privato e nessuno conosce questo posto…”

Da quanto tempo ti occupi di fotografia?

«Professionalmente da quattro anni, ma me ne occupo da quando ero piccolo, insieme ad altre arti e abilità che ho coltivato nel corso degli anni».
Come è nata questa passione?
«Da piccolo amavo le macchine fotografiche, a dodici anni uscivo sempre con la mia macchinetta a pellicola, ricordo che aspettavo di incontrare per strada le auto particolarmente belle. Poi ad un certo punto sono arrivati gli smartphone che hanno riacceso questa passione e sono passato dal fotografare ad osservare tramite un percorso che mi ha trascinato dalla pellicola alla pittura».
Di recente, sei stato protagonista della mostra «I paesaggi dell’Irpinia». In totale, quanti scatti sono stati esposti in quell’occasione?
«Gli scatti esposti sono stati 41. La mostra è stata composta da otto principali visioni dell’Irpinia nel mio viaggio: scorci architettonici di Avellino, vedute di Montevergine, dell’Irpinia in generale (tra cui i comuni di Bagnoli Irpino, Lapio, Vallesaccarda e Volturara, ndr), paesaggi incontaminati, paesaggi compromessi, il parco eolico dell’area di Bisaccia e tre immagini panoramiche di animali trovati come in un sogno, quasi delle visioni oniriche; i pannelli su cui sono montate le fotografie a colori sono suddivisi in diverse tematiche».

 

Come definiresti il territorio irpino?

«Poetico, unico, controverso. Il territorio irpino è pieno di storia, tradizioni, bellezze naturali e sapori antichi. Viste mozzafiato si contrappongono a snaturati interventi dell’uomo nel corso degli anni. Il primo passo per il cambiamento è conoscere, amare e preservare ciò che di bello è rimasto».

Dando uno sguardo al tuo archivio fotografico, si percepisce immediatamente una preferenza per il bianco e nero: come mai questa scelta stilistica?
«Il bianco e nero è l’anima delle cose. Il chiaroscuro è l’anima vibrante di un’immagine che altrimenti sarebbe immobile, senza vita. Uso molto i colori, ma li utilizzo con parsimonia».
Ti ispiri al movimento della Street photography. Quale fotografo, invece, influenza la tua visione?
«Ho adottato molti stili combinati nella mia esperienza con la fotografia. Mi piacciono le visioni dei grandi maestri del presente e del passato. Sono rimasto stupefatto dalla bellezza dell’irrazionale tramite Dalì e Magritte, ma amo molto rivedere le foto di Winogrand e dei grandi fotografi americani del ‘900».
In base alla tua esperienza londinese, dove c’è stata più disponibilità da parte dei soggetti nel farsi ritrarre? Quali sono le differenze che può incontrare un fotografo tra una provincia e una metropoli?
«Prima di Londra, ho vissuto un anno a Dublino, poi ho ampliato la mia visione osservando veramente tutto in ogni luogo. Ogni popolo è diverso. Se andrò a Londra dovrò trattare con tante persone e di tante nazionalità, stati sociali e emozioni diverse ogni giorno. Le probabilità di poter fare un “casino” ci sono sempre».
Quanti borghi e luoghi irpini hai visitato per raccogliere il materiale? E in quanto tempo hai realizzato il progetto?
«Il progetto è orientato in sottomoduli tematici che aspirano ad essere oggetto di un libro d’artista che sto preparando. Provo a fotografare tutti i comuni d’Irpinia sotto diverse chiavi di lettura. Sto lavorando a questo progetto da almeno tre anni».
Raccontaci un episodio che ti è successo durante questo viaggio fotografico in Irpinia.
«Ho conosciuto meglio me stesso grazie alla conoscenza del territorio. Ho scovato posti ricchi di energia rigenerativa a pochi passi da casa mia. Sono felice di questo».
Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Lavorare a stretto contatto con il mio editore per fare un bel volume».

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