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Maria Longa, prima di The Ring e dell'era globalizzata

Maria Longa, prima di The Ring e dell’era globalizzata

Maria Longa, prima di The Ring e dell’era globalizzata, poteva vivere in un pozzo o semplicemente nel buio. Era uno strumento didattico, socio-esistenziale, che oggi non si insegna più, perché non siamo più in grado di insegnare

Da piccola, non moltissimi anni fa, nonostante ne fossi terribilmente attratta, mia nonna amorevolmente mi ammoniva di non avvicinarmi mai al pozzo, quello in foto. Lì, diceva, abitava Maria Longa, altrove spesso chiamata Maria ‘A Longa.

Maria Longa, prima di The Ring e dell'era globalizzata
[Foto di Rossella Della Vecchia]
Creatura di antica tradizione, tramandata (solo) oralmente, forse non prettamente irpina, Maria Longa potrebbe vantare origini celtiche ed essere stata intessuta alla cultura popolare locale con la dominazione longobarda.

Oggi praticamente sconosciuta ai più, Maria Longa, aveva il nome virginale per eccellenza, quasi ad indicarne un’ingenuità e una purezza infrante, e prendeva il nome di ‘A Longa (La Lunga) poiché immaginata come figura esile e altissima, dotata di artigli, mani e braccia altrettanto allungate, capaci di trarre a sé i bambini che si sporgevano dal balcone, dal davanzale, in un pozzo, nella notte: a seconda delle paure dei familiari, a seconda delle storie tramandate.

Maria Longa, prima di The Ring e dell'era globalizzata
[Foto di Rossella Della Vecchia]
Maria Longa, probabilmente parente prossima de “Lu Mammone” (L’Uomo Nero), viveva per lo più in agguato nel buio, foriero di inconscio, terrore e ignoto, dove albergano tutte le creature mostruose che prendono i bimbi che non ubbidiscono ai genitori e li portano lontano, dove nessuno li può più trovare.

Bastava un attimo di distrazione o di disobbedienza e si spariva nel nulla. Si narra che la stessa Maria Longa fosse stata vittima di questa triste sorte, diventando l’emblema di un’esistenza drammaticamente interrotta.

Maria Longa, prima di The Ring e dell'era globalizzata
[Foto di Rossella Della Vecchia]
Una figura che oggi richiama alla mente la saga The Ring, forse con origini comuni ma anche lontane. Il tempo di Maria Longa, però, era un tempo diverso, di inquietanti figure, figlie del buio e dell’ignoto, perché ciò che non si conosceva faceva una gran paura. Allora neanche i mostri erano globalizzati.

Lo zeitgeist imponeva il tramandarsi di storie familiari e locali intorno ad un focolare, magari anche storie di terrore per intrattenere e paradossalmente educare i più piccoli. Intorno a scoppiettanti ceppi e le loro scintille, i bambini trasalivano nel bel mezzo del pathos di racconti sussurrati a lume di candela.

Maria Longa, prima di The Ring e dell'era globalizzataGli spiriti e i mostri allora erano una testimonianza arcana, propedeutici all’insegnamento esistenziale sul cosa fare e non fare: la paura era uno strumento didattico. In tal senso, Maria Longa per alcuni sarebbe un’allegoria, consegnataci dalla tradizione, per spiegare la morte ai più piccoli.

Oggi però preferiamo che sia la realtà stessa a generare i mostri capaci di atterrire anche gli adulti, di rapire i bambini, anche quelli buoni. Mostri che gli infanti dovrebbero temere e che invece sono intessuti al contesto che li vede nascere e crescere senza coscienza sociale, perché nessuno è più in grado di insegnarla.

“La gente ha bisogno di un mostro in cui credere. Un nemico vero e orribile. Un demone in contrasto col quale definire la propria identità. Altrimenti siamo soltanto noi contro noi stessi”. (Chuck Palahniuk)

 

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About Rossella Della Vecchia

Rossella Della Vecchia
Classe 1986, specializzata con lode in Storia dell'Arte Contemporanea [cattedra di Carla Subrizi, La Sapienza] con la tesi “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e alla comunicazione in genere, scrivo di cultura, politica e attualità. Storica dell’Arte, esperta SEO e freelancer per vocazione, attualmente collaboro anche con Artribune e Tiragraffi Magazine. Da marzo 2013 curo un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone. “Soltanto quando il senso di associazione nella società non è più abbastanza forte da dare vita a concrete realtà, la stampa è in grado di creare quell’astrazione, il pubblico” (Dwight MacDonald).

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