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Taurasi, il sapore di una vendemmia esistenziale tra le "vigne opime"

Taurasi, il sapore di una vendemmia esistenziale tra le “vigne opime”

Nell’Alta Valle del Calore, a Taurasi, tra le estese campagne e il centro storico, tra le viti e le cantine esala un forte odore di vendemmia esistenziale

L’Irpinia è la terra dove il vino è un rito e una metafora esistenziale: il territorio di Taurasi, nell’Alta Valle del Calore, costituisce il suo cuore pulsante. Qui la fertilità della terra, il clima mite e la viva cura dei filari di vite dà origine ad un’eccellente produzione di Aglianico, vitigno autoctono da cui si ottiene il D.O.C.G.

La qualità della produzione viticola che ne sostiene l’economia e il turismo, era nota fin dall’epoca dei Romani: Tito Livio parlava di una Taurasia dalle “vigne opime”.

Taurasi, il sapore di una vendemmia esistenziale tra le "vigne opime"Il nome Taurasi ha origine osca e rimanda alla figura del toro, animale sacro a Marte, che la leggenda pone, tra il V e il IV secolo, alla guida dei Sabini nell’insediamento e nella fondazione di Taurasia.

Nell’armonica vista del centro storico folgora la visione del tramonto che incede sui fasti del Castello Marchionale, la cui conquista da parte dei soldati di Enrico VI di Svevia fu cruenta: l’eroica Pieronne, moglie del conte normanno Ruggiero, preferì la morte al nemico, e per questo fu bruciata viva. La leggenda vuole che sulla pietra di una feritoia della torre sia impressa l’orma della sua mano in cerca di una via d’uscita dalle fiamme.

Oggi, tra le estese campagne e il centro storico, tra i vicoletti e le vestigia medievali, qui come altrove in Irpinia, rimane poca vita, poco fervore, un evidente e mesto ripudio del baccanale, in attesa della rinascita e di una riappropriata vitalità destinata ad un solo mese all’anno, Agosto.

Eppure, nel solipsismo di una società indifferente, alienata, così social ma poco socievole – scortati da Principe, panciuto e istrionico meticcio dagli occhi dolcissimi  Taurasi può far riscoprire il tepore di una serata marzolina, dal sapore di vendemmie e di filari radicati: un varco temporale e esistenziale nel 2017, tra la convivialità della poca gente rimasta, cordiale e accogliente, strenuamente legata alla propria terra e al sogno di vederla un giorno ripopolata.

“Fa un sole su questi bricchi, un riverbero di grillaia e di tufi che mi ero dimenticato. Qui il caldo più che scendere dal cielo esce da sotto – dalla terra, dal fondo tra le viti che sembra si sia mangiato ogni verde per andare tutto in tralcio. E’ un caldo che mi piace, sa un odore: ci sono dentro anch’io a quest’odore, ci sono dentro tante vendemmie e fienagioni e sfogliature, tanti sapori e tante voglie che non sapevo più d’avere addosso.” (Cesare Pavese da La luna e i falò)

Ma Taurasi è soprattutto il paese del nettare rosso, di un’unica immensa vigna comune che sale sul suo dorso collinare, che dal fondo valle del Calore fino alla punta dell’ultimo tralcio è un piccolo museo della cultura contadina.

Taurasi, il sapore di una vendemmia esistenziale tra le "vigne opime"Un territorio incastonato da cantine di prestigio. Tra esse la grande tenuta di Antonio Caggiano, la cui storia risale al 1990. La prima volta sul mercato risale al 1994, come gelosamente suggellato nel tempo dalla nicchia dedicata a quella prima bottiglia. Moderna ma tradizionale, la cantina di Contrada Sala è immensa, maestosa all’esterno quanto nei sotterranei di roccia, tra le pareti in pietra e i soffitti a volta, tra le innumerevoli bottiglie e l’altare dedicato: un connubio di estasi enologica, artistica, storica, esistenziale.

Taurasi, il sapore di una vendemmia esistenziale tra le "vigne opime"La terra vitifera è celebrata dalla Cantina Caggiano in eleganti elementi decorativi, tutti di recupero, tratti dalle stesse viti e dalle botti ormai in disuso, pensati e realizzati dallo stesso Antonio – come lui stesso avrà piacere e maestria di raccontarvi – con gusto artistico: quello per la sapiente fotografia paesaggistica e non solo, per gli acquerelli e le sculture agresti, per la poesia e il recupero della tradizione.

L’intenso luccichio nello sguardo di Antonio è la speranza antica e futura di questa terra. Ed è pura poesia ascoltarlo mentre paragona l’esistenza passata nei vitigni ad un grande amore, carico di sofferenze ma anche di smisurata gioia, di vivide e trepidanti emozioni, quanto di sospiri e attese mancate, di cocenti lacrime e appagati sacrifici. Anche se può far soffrire, anche se è dura, l’amore vero è un qualcosa di cui non si può far a meno. Quello stesso amore che Antonio ha provato nella sua lunga vita per ogni acino, che dalle vastità del mondo e dalle diverse culture che lo hanno ospitato, lo ha sempre ricondotto alla sua Taurasi.

Foto di Rossella Della Vecchia

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About Rossella Della Vecchia

Rossella Della Vecchia
Classe 1986, specializzata con lode in Storia dell'Arte Contemporanea [cattedra di Carla Subrizi, La Sapienza] con la tesi “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e alla comunicazione in genere, scrivo di cultura, politica e attualità. Storica dell’Arte, esperta SEO e freelancer per vocazione, attualmente collaboro anche con Artribune e Tiragraffi Magazine. Da marzo 2013 curo un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone. “Soltanto quando il senso di associazione nella società non è più abbastanza forte da dare vita a concrete realtà, la stampa è in grado di creare quell’astrazione, il pubblico” (Dwight MacDonald).

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