domenica - 28 Febbraio 2021

Vaccino, oggi somministrate 1.102 dosi in Irpinia

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    100 anni nascita del Pci, “Un anniversario fondamentale per un nuovo inizio”

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    100 anni dalla nascita del Pci nelle parole di Luigi Caputo del Comitato Politico Provinciale PRC – Federazione Avellino

    “Il 21 gennaio 1921 nasceva a Livorno, per separazione dal Partito Socialista Italiano, nel corso del suo XVII Congresso, il Partito Comunista d’ Italia (Pci), sezione italiana della III Internazionale.

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    Sorto come partito rivoluzionario in un periodo di reazione, “ la più tremenda delle reazioni che classe operaia abbia mai dovuto subire”, per dirla con Gramsci, il PCd’I ( dal 1943 Partito Comunista Italiano) dovette precocemente ridefinire le modalità del proprio agire in relazione a una situazione in cui lo spazio politico era occupato integralmente (totalitariamente) dal regime.

    Ad esso il partito comunista (Pci), pur privato quasi completamente del proprio gruppo dirigente, colpito dalla repressione mussoliniana, non rinunciò a contendere tale spazio, a partire dalle fabbriche e dagli altri luoghi di lavoro, spesso a prezzo di immani sacrifici dei propri militanti, attestandosi così come l’unica forza organizzata presente nel Paese durante
    l’intero Ventennio, e ponendo in tal modo le basi per la costruzione di quella grande forza nazionale che diverrà nel dopoguerra.

    Non riusciamo perciò a guardare a questo anniversario con il distacco dello storico, che rispettiamo, né con l’ipocrisia (che rispettiamo meno) di chi ha partecipato operosamente, a suo tempo, alla liquidazione di quel partito e ora sembra quasi rimpiangerlo, senza peraltro pronunciare mai una parola di autocritica; né, naturalmente, possiamo guardarvi con il cinismo ( che invece condanniamo e disprezziamo) di chi ha paragonato l’esito del PCI a una storia di “vinti”, appellativo che nell’Italia democratica può essere riservato
    solo ai fascisti e non a chi ha dato il proprio apporto decisivo alla Resistenza, alle battaglie per la Costituente e la Repubblica, a tutte le grandi lotte di carattere democratico e progressista degli anni successivi, comprese quelle per le vittoriose conquiste sociali e civili degli anni Sessanta e Settanta.

    Per tutti questi motivi – e altri che solo lo spazio ci impedisce in questa sede di aggiungere- per noi il centenario del partito comunista non è solo un anniversario fondamentale, ma l’auspicio di un nuovo inizio, non un mero ricordo, ma esperienza attuale e vivificatrice; memoria, certo, ma non mera contemplazione di ciò che è accaduto, bensì strumento per la trasformazione della realtà , ovvero l’unica forma di memoria politicamente efficace. Non l’alba del fascismo, come impudentemente affermato da qualcuno, bensì l’aurora del più grande partito comunista dell’ Europa occidentale (a cui milioni di uomini e donne
    hanno aderito liberamente, pagando anche dei pesanti prezzi sul piano personale e lavorativo per tale scelta), e una delle più alte espressioni della politica di massa e di partecipazione popolare.

    Nemmeno ci convince, anzi la troviamo, francamente, scorretta e sgradevole, la distinzione (riproposta fin nelle scorse ore in occasione della scomparsa del compagno Macaluso), fra comunisti singolarmente considerati, stimabili e spesso meritevoli di ammirazione, e comunismo come fenomeno complessivo, giudicato da taluni alla stregua di una sciagura della storia. No, per rispondere con una battuta, non siamo come il Senato romano. Non possiamo che condannare tale visione delle cose, soprattutto per la vicenda del comunismo italiano, di cui non ci sono mai sfuggiti, peraltro, limiti, contraddizioni ed errori.

    Rifondazione Comunista è nata, nel 1991, con l’obiettivo di non disperdere questa che resta una straordinaria esperienza, e per far ciò , di rielaborarla criticamente grazie all’apporto di tutte le culture della sinistra italiana, a partire da quelle della Nuova Sinistra, interessate a un progetto di trasformazione dell’esistente e non rassegnate alla inamovibilità del capitalismo.

    Sappiamo che, oggi forse ancor più di ieri, questa impresa è ardua e a volte appare anche improba. E però ci sorregge e ci conforta, insieme alla coscienza della insostenibilità dello stato di cose presente, in Italia e nel mondo, l’esempio di chi ci ha preceduto e ha mantenuto sempre alta la bandiera rossa della libertà e dell’eguaglianza”.

    Luigi Caputo
    Comitato Politico Provinciale PRC – Federazione Avellino

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