mercoledì - 1 Dicembre 2021
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    2 aprile: quanto manca alla piena consapevolezza dell’autismo?

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    Si celebra oggi la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo e sono ancora tanti i passi da compiere per conoscere a pieno questa condizione e per sostenere adeguatamente le famiglie

    Autismo – Il 2 aprile è da diversi anni una giornata in cui gli italiani prendono consapevolezza (a volte solo per la durata di uno spot o della visione di un monumento blu, purtroppo) dell’esistenza di una molteplicità di bambini, ragazzi, adulti con questo misterioso disturbo che incide sul loro neurosviluppo e che li rende vulnerabili rispetto ad una società che va sempre di fretta, pretende la perfezione, è ancora scarsamente inclusiva.

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    Ben vengano le giornate dedicate, per carità, se permettono almeno di acquisire qualche informazione in più (e sull’autismo molti hanno ancora una scarsa conoscenza e magari dei pregiudizi). Ma la “consapevolezza” è una cosa seria ed impegnativa e se veramente vogliamo capire cosa significa essere autistico in Italia, in particolare al sud, nel 2021, non possiamo limitarci a questo. Non possono farlo, in particolare, le istituzioni che non hanno più giustificazioni rispetto ai ritardi nelle risposte alle famiglie, ancor più gravi in questo periodo di pandemia.

    Abbiamo sperimentato tutti in questi ultimi due anni il limite dell’indossare dei dispositivi di protezione e la frustrazione da lockdown, ma entrambi si sono rivelati un vero incubo per le famiglie con bambini e ragazzi autistici. Ad alcuni di loro non è stato proprio possibile indossare una mascherina senza andare in paranoia; altri non l’hanno indossata in qualche negozio (la normativa lo prevede) e sono stati malamente richiamati dal negoziante; la maggior parte ha subito la Dad, non essendo in grado di gestire un computer; qualcuno è riuscito a seguire le lezioni, ma difficilmente senza distrarsi; alcuni hanno avuto la fortuna di frequentare una scuola che ha prontamente autorizzato la didattica in presenza, anche se senza i compagni di classe.

    La quasi totalità ha dovuto rinunciare per lungo tempo alle attività dei centri diurni, essendo tra l’altro ad oggi ancora pochi i vaccinati. Il peso è inevitabilmente caduto sulle famiglie, che ancora una volta hanno dovuto sperimentare l’inadeguatezza del sostegno statale rispetto alle loro esigenze, che spesso non sono economiche. Ma le famiglie di autistici non sono solite piangersi addosso e, anche questa volta, si sono rimboccate le maniche e creato una nuova routine per i loro figli.

    Se, però, questa giornata deve avere un senso, in particolare in questo momento storico, deve essere quello di far conoscere questo complesso “mondo blu” e suscitare nel maggior numero di persone possibile un’esigenza di condivisione dei problemi, delle esigenze, delle gioie degli autistici e delle loro famiglie. Del resto non è forse questo il “senso di comunità” che questa pandemia avrebbe rafforzato? E non è forse questo che ci rende “cittadini”, che si battono per i diritti civili e che vivono sperimentando la dimensione sociale?

    Va, infine, evidenziato che non è più rinviabile un serio progetto sul “dopo di noi”, che consenta ai genitori di liberarsi del peso dell’incertezza del futuro. Certo, se si intervenisse anche con una decisiva riforma del sostegno e si finanziassero più progetti per l’inclusione anche “il presente” sarebbe più roseo (o blu!).

    Portale Autismo

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