giovedì - 9 Luglio 2020

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    21 marzo: Libera ricorda le vittime delle mafie

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    L’associazione Libera, il 21 marzo, scenderà in piazza ad Avellino e in tutta Italia e intanto dirama degli stralci dei rapporti del DIA sulla criminalità della nostra Provincia

    [ads1]La data scelta da Libera  non è casuale: il 21 marzo ha inizio la primavera, simbolo di rinascita, la stessa che vorremmo vivere, a discapito di tutte le mafie, che sulla nostra morte marciano e delle sofferenze dei più deboli si nutrono. In quella data, gli uomini e le donne della rete di Libera, gli enti locali, le scuole e i parenti delle vittime delle mafie scenderanno in piazza a far sentire la loro voce a chi crede di domare il prossimo con il terrore e di dominare togliendo voce dalle ugole e sangue dalle vene. La XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, colorerà le strade delle città di dedizione civile. Nello stesso giorno e alla stessa ora, da Avellino a Messina risuoneranno nell’aria i nomi delle vittime, affinché nessuno dimentichi che le mafie operano quotidianamente nelle nostre vite e si nutrono della nostra omertà.  Chi vive da parassita, come le associazioni a stampo mafioso, avrà sempre vita lunga e facile finché l’organismo ospitante non prenderà coscienza della loro presenza viva e si darà da fare per liberarsene. Saranno 900 i luoghi in tutta Italia dai quali partirà un corale messaggio di impegno.

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    libera
    Mappa dei clan irpini (dal rapporto DIA 2015)

    La stessa associazione Libera ha diffuso degli stralci dei rapporti del DIA (Direzione Investigativa Antimafia) sulla diffusione, negli ultimi diciassette anni, delle mafie nel territorio irpino. C’è ancora qualche avellinese che crede che l’Irpinia sia un’isola felice e che se esiste la delinquenza è colpa dei clan napoletani che si muovono nell’entroterra. Non è così. L’Irpinia ha clan propri ben radicati nella terra dei lupi e ben inseriti nei traffici e nelle linee guida della camorra. Il clan Pagnozzi nella Valle Caudina, Genovese ad Avellino e dintorni, Cava e Graziano nel Vallo di Lauro, sono ormai realtà di una rete criminale ben tessuta nel nostro territorio. In riferimento all’ultimo semestre in analisi (il primo del 2015), il DIA ha registrato diversi episodi delittuosi, riconducibili agli equilibri precari delle famiglie mafiose. Diversi esponenti di queste ultime sono reclusi e la gestione degli “affari” e dell’eredità di potere è spesso causa di conflitti tra i clan. Grazie all’operazione Tulipano, è stato reso noto il tentativo dei Pagnozzi di intessere una rete intensa di rapporti all’interno della Campania. I contatti del clan pare si siano estesi anche alla Capitale, dove avrebbero stretto accordi con i Casamonica.

    Uno dei settori in cui le infiltrazioni mafiose sono più presenti, pare essere quello degli appalti pubblici. Mediante sub-appalto, imprenditori privi di morale e corrotti dalla criminalità organizzata hanno rubato appalti a società che avevano regolarmente vinto.

    Avere una terra libera da mafie non sarà mai possibile se non si aprono gli occhi. Anche nella nostra terra la mafia vive e gli irpini devono farsi sentire.

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