mercoledì - 1 Dicembre 2021
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    3 Aprile: quanto rimane della consapevolezza di ieri?

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    Trascorso anche il 2 Aprile 2020, giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, quanto è veramente cambiato il nostro modo di considerare un autistico, la sua famiglia e tutte le problematiche che ogni giorno devono affrontare?

    Qualcuno sostiene che questa pandemia ci cambierà, ci renderà persone migliori, in grado di apprezzare la gioia delle piccole cose, di essere empatici, solidali. Magari!Se così fosse, sarebbe veramente arrivato il momento di non celebrare più una giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo“, perché ogni giorno saremmo pronti a metterci nei panni di un autistico e dei suoi familiari e l’inclusione non sarebbe più quell’astruso concetto che si rappresenta con dei poetici girotondi.

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    Visto che questa è solo un’ipotesi, temo anche remota, meglio dirci chiaramente che la consapevolezza – intesa come presa di coscienza e conoscenza – che pure riguarda qualche persona in più ogni due aprile, non basta. Quest’anno le iniziative legate all’autismo sono state più simboliche del solito, vista l’impossibilità di incontrarsi e di organizzare eventi, ma dobbiamo farci trovare pronti non appena questo virus ci darà un pò di fiato.

    La stessa emergenza ha evidenziato la scarsa attenzione del Governo per le famiglie con autistici. E’ stato necessario sollecitare un chiarimento rispetto al ricorso alla passeggiata o al giro in auto utilizzato per placare una crisi e non sono mancate testimonianze di insulti ricevuti dai balconi (mai così pieni di inquisitori) dai genitori. Certo, siamo preoccupati tutti per il contagio ed il fatto che ci sia in gioco la vita ha fatto passare in secondo piano le difficoltà legate all’isolamento ed alla mancanza di alcuni servizi essenziali, ma quando ne usciremo non avremo più scuse.

    Quello che le famiglie hanno sperimentato, ancora una volta, è la pressoché inesistente presa in carico dei loro figli da parte dello Stato. Ancora una volta, le loro spalle si sono dovute rafforzare e questo non può che acuire la loro preoccupazione più grande rispetto al futuro dei loro ragazzi. Che ne sarà di loro, quando il “welfare casalingo” verrà meno?Quando diventerà effettiva, su tutto il territorio nazionale, la possibilità di un dignitoso “dopo di noi”?Quando si smetterà di demandare alla Giustizia il rispetto del sacrosanto diritto ad un’adeguata terapia?Non sono mancati, questo va detto, anche in questo complicato periodo terapisti coraggiosi ed insegnanti di sostegno esemplari, che hanno fatto sentire meno sole le famiglie, ma se puntiamo all’inclusione e se i 2 aprile devono avere un senso, allora le situazioni che oggi definiamo “fortunate” devono diventare normali.

    Tra le varie iniziative di ieri, segnalo il docufilm (a disposizione su Youtube per 24 ore) ispirato dalla storia di Franco e suo figlio Andrea, Se ti abbraccio, non aver paura“. Trovo che sia in alcune parole di questo padre-coraggio tutto il senso della lotta per garantire l’inclusione degli autistici in questa società distratta. “Non penso che Andrea potrà mai conoscere la felicità, se non ha la possibilità di condividerla con qualcuno“.

    Trovate il docufilm a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=rvGwd-CTgaw

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