Dall’Africa ad Avellino: la lotta per la democrazia e l’uguaglianza

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Dimitri Meka Pierre dell' "Associazione Comunità Accogliente di Mercogliano" (AV)

Umanità, democrazia e responsabilità dure le parole di Dimitri Meka richiedente asilo e mediatore culturale ad Avellino

Il presidio contro la decisione di chiudere i porti alla nave Aquarius, tenutosi ieri mattina sotto la Prefettura di Avellino (qui), ha offerto importanti spunti di riflessione.

Forti le parole di Pierre Dimitri Meka, richiedente asilo ad Avellino e mediatore culturale, che ha fatto appello al senso civico ed umano di ognuno di noi.

“La strada non si farà da sola, la strada non si farà con il colore di pelle, la strada dovrà essere fatta insieme ed io sono sicuro che se vince la democrazia vera in Italia, anche io, nella mia Africa, avrò la vera democrazia”.

Dimitri in Italia da tre anni, negli ultimi tempi soprattuto, ha notato intorno a lui un clima di intolleranza : “ci troviamo davanti ad un bullismo che i neri subiscono ogni giorno”.

Ha fatto così riferimento a Soumaila Sacko, attivista e sindacato del Mali, ucciso in Calabria nelle scorse settimane. “Non è un caso che un ragazzo di colore debba essere ucciso mentre cerca delle lamiere in una fabbrica abbandonata, è il frutto dell’odio“.

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“La democrazia della disuguaglianza”, l’ossimoro di chi è costretto a lasciare la propria terra sperando in un futuro migliore che si schianta inevitabilmente, contro le barriere (fisiche e mentali) di qualcun’altro. Dimitri ha proseguito il suo intervento, rivolgendosi alla politica dello scorso decennio responsabile di aver costretto i flussi migratori che non siamo capaci di gestire oggi. Tuttavia tiene a precisare che la colpa è da ricercasi da entrambe le forze politiche: quelle occidentali e quelle africane.

“Ci mettono gli uni contro gli altri, fanno solo i loro interessi scatenando la guerra dei poveri”.

In Italia tuttavia la stragrande maggioranza della popolazione sembra cieca o totalmente indifferente alla questione. E mentre alcuni media passano le immagini dei campi di concentramento del nuovo millennio in Libia, ancora ci si domanda perché queste persone vengano a chiederci aiuto.

“Oggi il discorso è se vanno via i negri gli italiani staranno bene, se vanno via gli italiani non uccideranno più le loro mogli a casa, la mafia e la ndrangheta non commetteranno crimini.

È il momento di aprire gli occhi. È il momento di smettere con le commemorazioni, come si fanno per gli ebrei, non bastano. Non andremo a fare le commemorazioni per i neri in Libia domani, l’Italia è la terra da dove partirà la libertà di tutti i popoli, perché oggi l’Italia è richiamata a rifare il passo dei nostri antenati”.