Al Gesualdo Algnesh Fessaha e Don Ciotti per i 30 anni della “Casa sulla Roccia”



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Teatro Gesualdo

Il teatro “C.Gesualdo” si trasforma per una mattina in un salotto privato, in occasione del trentennale della “Casa sulla Roccia”. Ospiti grandi personalità della società contemporanea nonché coloro che rendono vivo il “Centro di Solidarietà” dal 1985. Una festa ,che proseguirà fino alla sera del 21 ottobre, dove al fine gioioso si affianca quello di una presa di coscienza individuale. Grandi temi e grandi storie non potranno che arricchire il fortunato pubblico

Questa mattina, 21 ottobre, il teatro “Carlo Gesualdo” di Avellino ha ospitato l’evento per la celebrazione dei 30 anni di attività della “Casa sulla Roccia”. Il pubblico, composto da circa 1.000  studenti di alcune al scuole di Avellino e provincia, ha potuto assistere a qualcosa di unico, un’esperienza di quelle che segnano a vita le coscienze di chi ha l’onore di prenderne parte. Infatti il palcoscenico si è trasformato in un salotto privato, dove grandi personalità della scena contemporanea hanno potuto raccontarsi.

orriello e Franco Lo Priore
Marika Borriello e Franco Lo Priore

Marika Borrelli, giornalista e co-ideatrice dell’evento, ha fatto da padrona di casa, presentando e intervistando gli ospiti. Ad aprire la mattinata Franco Lo Priore, coordinatore della “Casa sulla Roccia”; a lui è poi seguita l’intervista all’attivista e fondatrice della “ONG Gandhi”, Algnesh Fessaha; e per finire quella a Don Luigi Ciotti, prete antimafia e fondatore di “Libera”. Sul palco anche Maria Rosaria Famoso, responsabile dell’ufficio relazioni dell’associazione.  Il tutto è stato allietato da intermezzi teatrali, che hanno visto protagonisti i ragazzi  del Laboratorio Teatrale di Villadora, dove questo è stato utilizzato “per il grande valore terapeutico, come strumento per conoscere se stessi e gettare la maschera”.  I temi affrontati sono stati moltissimi, tutti di grande attualità e importanza.-.lacasasullaroccia.it

-Franco Lo Priore, il primo ad aprirsi al giovane pubblico, ha raccontato della nascita del progetto la “Casa sulla Roccia”, nel 1985. Al principio questa era vista come elemento degradante per un quartiere già pieno di problematiche come San Tommaso. Inoltre la struttura era adiacente ad un asilo; solo un muro a fare da separazione. Molti dei genitori temevano la vicinanza dei loro figli con persone ritenute “pericolose”.

Spettacolo 30 CSR
I ragazzi del Laboratorio Teatrale di Villadora

Poi avvenne qualcosa che portò un segno di cambiamento: “Ci fu un incendio. Un ragazzo gridò: i bambini! Quindi tutti quanti corsero,bussarono all’asilo e insieme alle maestre li portarono in salvo-racconta Lo Priore con grande emozione-in pratica cambiò il modo di guardare a queste persone. Arrivarono le madri a ringraziare per aver salvato i propri figli”. Da questo momento la “Casa sulla Roccia” divenne per il quartiere un elemento di ricchezza e non più di stigmatizzazione. Durante il suo intervento Lo Priore si è soffermato anche a discutere sul tema delle dipendenze; in particolare sulle droghe e sull’eventuale legalizzazione di alcune di queste.

Sia a lui che agli altri ospiti è stato donato un ricordo della giornata molto speciale: un oggetto realizzato a mano dai ragazzi dell’APREA di Atripalda, cooperativa sociale che offre attività per lo sviluppo e il sostegno di giovani affetti da disabilità.

Fondamentali anche le parole e le esperienze riportate da -Algnesh Fessaha.

Al Gesualdo Algnesh Fessaha e Don Ciotti per i 30 anni della "Casa sulla Roccia"
Algnesh Fessaha, attivista eritrea. Vive da 40 anni a Milano. Nel 2009 Il presidente della Regione Lombardia le ha conferito il Premio per la Pace. Nel 2015 è tra i 18 Cavalieri al Merito Civile premiati dal Capo dello Stato Giorgio Mattarella.

Nata in Eritrea ma tra i privilegiati, ha deciso di abbandonare il suo lavoro e le sue sicurezze in nome del prossimo. Il suo impegno l’ha portata a salvare un numero esorbitante di vite, circa 5.000. Ridotte in schiavitù dai trafficanti di uomini, torturate fino allo stremo, hanno trovato in lei la salvezza.  L’associazione di cui è fondatrice “si occupa di coloro che non possono agire, che non possono gridare”. Le parole di Algnesh hanno dato vita a immagini crude, terribili ma vere. Necessariamente il dialogo si è spostato sull’attualissimo tema della migrazione, specialmente quella di uomini provenienti da zone dilaniate dalla guerra: Libia, Siria, Eritrea. “Sia i media che le istituzioni parlano  solo di numeri… dall’altra parte c’è chi dice di non accogliere questa gente perché ci rubano il lavoro e il benessere. Ma di tutta questa gente nessuno vuole asciare casa sua, per quanto ricco o povero sia..Scappano perché c’è la guerra, perché i civili continuano a morire. Per qualcosa che non hanno voluto loro… Sono tantissimi e ognuno ha la sua storia. Per arrivare in Italia pagano dei trafficanti, che si arricchiscono con la fame e con la guerra..Tutto questo chi lo considera?!”. Quando le viene chiesto cosa sia per lei la parola “rispetto” Algnesh risponde: “è una parola molto pesante, in una società dove il rispetto non c’e’, dove la dignità dell’essere umano è calpestata, dove i diritti umani non ci sono… Per me rispetto vuol dire prima di tutto amore, accettazione, conoscenza…Mi auguro che voi giovani, che siete il futuro, facciate emergere il rispetto, che è soprattutto quello della dignità umana, in tutti i sensi e in tutti i luoghi”.

Questa esortazione alla presa di coscienza, al rispetto per la dignità del prossimo viene ripresa anche dall’intervento di -Don Luigi Ciotti: “Non basta accogliere! Dobbiamo riconoscere le persone”.

Don Luigi Ciotti
Don Luigi Ciotti

Anche lui parla ai ragazzi di come abbia iniziato questo percorso. All’età di 17 anni la sua coscienza è stata scossa da un un incontro: un uomo che viveva su una panchina a Torino. “Ho sentito che quell’incontro non poteva essere uno dei tanti incontri della vita e così ho cominciato quest’avventura da cui anni dopo nasce il gruppo “Abele”, che quest’anno compie 50 anni. Io ho cominciato così, con le mie fragilità. Sono venuto a dirvi una cosa importante: che non è opera di navigatori solitari ma è il NOI che vince. Il cambiamento che sogniamo e desideriamo tutti ha bisogno anche del NOSTRO contributo. Basta con la delega e la rassegnazione… che sono le malattie mortali che ci sono in Italia. Questa società ha bisogno di voi”. Don Ciotti inoltre si sofferma sul senso della parola “legalità”: Musica“primo, non è un malore; secondo,  è un prerequisito per raggiungere un obiettivo che si chiama giustizia; terzo, prima della legalità c’è la dignità umana, l’assunzione delle nostre responsabilità. Oggi la legalità la trovi sulla bocca di tutti ma molti hanno scelto la legalità malleabile e sostenibile: se mi conviene rispetto le regole, se no me ne faccio un baffo!”

Tuttavia la giornata per il trentennale della “Casa sulla Roccia” non si conclude qui ma proseguirà in serata fino alle 22.00.

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