mercoledì - 8 Luglio 2020

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    Al Gesualdo la presentazione di “Tempo della vita e mercato del tempo”

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    Il teatro Gesualdo diventa per un pomeriggio caffè filosofico. Aldo Masullo, filosofo e Paolo Ricci, economista, presentano il libro nato dal loro incontro. “Tempo della vita e mercato del tempo. Dialoghi tra filosofia ed economia sul tempo: verso una critica dell’azienda capitalistica”

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    Ieri, 15 ottobre, il foyer del teatro Carlo Gesualdo si è trasformato in un caffè filosofico, rischiarando una giornata di pioggia attraverso i “lumi” del pensiero. L’iniziativa è stata organizzata dalla sezione avellinese della Società Filosofica Italiana. Durante l’appuntamento è stato presentato “Tempo della vita e il mercato del tempo”, libro edito da Franco Angeli nel 2015, scritto a quattro mani da Aldo Masullo e Paolo Ricci. Il primo, Masullo, nato ad Avellino nel 1923, è stato in primis un insigne professore di filosofia presso la “Federico II”, nonché Senatore della Repubblica Italiana –aldomasullo.  Invece Paolo Ricci, anch’esso avellinese, è ordinario di Economia Aziendale   presso l’Università degli Studi del Sannio e presidente dell’ “Accademia di Belle Arti” di Napoli. Ad animare il dibattito erano presenti anche: Luca Cipriano, presidente del teatro “Gesualdo”, Giovanni Sasso, presidente della Società Filosofica Italiana, e il professore Giovanni Tranfaglia. Tra il pubblico sono stati presenti anche moltissimi studenti delle scuole locali.

    Giovanni Sasso, presidente SFI a Aldo Masullo, filosofo
    Giovanni Sasso, presidente SFI e Aldo Masullo, filosofo

    Il libro in questione nasce, dunque, dall’incontro tra un filosofo e un economista. Entrambi si interrogano su che cosa sia il concetto di tempo, dal punto di vista del soggetto vivente e come questo muta nel momento in cui viene vissuto all’interno di un sistema diverso, non umano: l’azienda. Infatti il sottotitolo del volume è Dialoghi tra filosofia ed economia sul tempo: verso una critica dell’azienda capitalistica”. I due pensatori si interrogano nel corso di tre dialoghi, che abbracciano le tematiche che sono alla base della società contemporanea: il capitalismo, la globalizzazione finanziaria, la crisi economica e, dunque, la crisi dell’uomo stesso.

    A chi voglia intraprenderne la lettura, Paolo Ricci dà delle avvertenze: “I tre dialoghi non sono una critica al capitalismo, impossibile da criticare perché complesso e ancora non ben compreso. Invece lo scopo è riflettere sul suo strumento più importante, l’azienda”.  Dunque  la domanda centrale è capire se esistano dei nuovi paradigmi attraverso cui ricostruire l’azienda. “Nella società odierna”, continua l’economista, “è già tutto aziendalizzato ma questo processo non fa distinzioni tra lo scopo pubblico e quello privato. Si stanno privatizzando le finalità, dando privilegi a particolari categorie e logiche”.

    -Ma che cos’è la parola tempo? Aldo Masullo risponde. “Il tempo di cui io parlo non è quello che viene segnato dagli orologi o dai calendari. Non è neanche quello dell’Io. Il tempo è la vita del corpo, non è altro che il vivente nell’attimo in cui questo si accorge che in questo momento egli è diverso da com’era un momento fa. Questa differenza è il tempo”. Stiamo però parlando di un tempo autentico, intimo, vero, che è quello vissuto. A questo si aggiunge un altro tipo: il tempo degli orologi, dei calendari, quello sociale e convenzionale.

    "Tempo della vita e mercato del tempo" di Masullo e Ricci
    “Tempo della vita e mercato del tempo” di Masullo e Ricci, edito da Franco Angeli

    Se il primo viene scandito dal vivente, questo è uguale per tutti. Soprattutto la differenza sta nella capacità di “patire” ovvero di vivere con la coscienza di farlo, di gustare la vita. Se il tempo autentico è patetico, perché nasce da un essere dotato di pensiero, al contrario il secondo, quello convenzionale è apatico, perché non nasce dall’individuo.

    Dunque da questa premessa è possibile capire cosa sia il tempo se rapportato a un’entità economica, l’azienda. “L’azienda non ha paticità: non soffre,non prova gioia, non gusta, è una cosa.” Tuttavia questa cosa si muove lungo un itinerario che viene segnato nei suoi tempi , non quello autentico ma quelli convenzionale, sociale. “Ma chi fa procedere l’azienda? Chi l’ha fondata,il padrone, i soci, gli amministratori…e soprattutto chi ci lavora, l’operaio: il cui tempo personale viene imprigionato nel tempo  sociale… Questo tempo neutrale, apatico, convenzionale in un certo modo imprigiona dentro di sé, come in un campo di concentramento, tanti tempi autentici. Qui nasce il problema del rapporto tra il tempo e l’azienda”.

    Ecco dunque il legame tra filosofia ed economia. Afferma Ricci: L’impresa in questo momento ha bisogno tantissimo di filosofia. Invece sta accadendo l’opposto…il fatto che la formazione superiore, in alcuni paesi dell’occidente, sta rinunciando alla filosofia fa capire che la classe dirigente economica non comprende l’importanza di quei sentimenti che spingono poi a comportamenti. Noi abbiamo bisogno di sentimenti, di porci grandi domande… 

    Paolo Ricci
    Paolo Ricci, economista

    Se noi rinunciamo a questa capacità, che è una prerogativa umana…tra le prime a rischiare è proprio la forma aziendale. Così l’impresa  è vittima di se stessa…diventa sempre più essenziale il rapporto tra l’azienda e i suoi viventi. Quando un’azienda nasce non nasce per se stessa ma perchè c’è un soggetto. Rinunciare alle capacità o alle prerogative di quel soggetto significa far rinunciare all’azienda quelle prerogative che dovrebbe avere: soddisfare i bisogni e migliorare una situazione complessiva”. Dunque togliere all’azienda l’umanità che l’ha creata significa che quella stessa umanità si sta autodistruggendo.

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