martedì - 27 Ottobre 2020

Grottaminarda, il benvenuto al Dirigente Franco Di Cecilia

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    Al Sud abbiamo davvero bisogno del Reddito di Cittadinanza?

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    Durante l’incontro “Ripartire dal Sud, rilanciare l’Italia”, promosso da Harambee Avellino si è parlato delle possibilità di rilancio del Mezzogiorno. Serve davvero il Reddito di Cittadinanza?

    “Il Reddito di cittadinanza proposto dal Governo è una misura, ma non la soluzione. I giovani del Mezzogiorno non chiedono assistenza, ma lavoro. Meritano di poter partecipare alla crescita dei loro territori”. Con queste parole il direttore di Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) Luca Bianchi, ha evidenziato il problema principale del nostro territorio.

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    Durante l’incontro tenutosi ieri ad Avellino, promosso da Harambee con tema lo sviluppo del Mezzogiorno, è emerso, ancora una volta, che l’esigenza principale della nostra fetta di Paese è la mancanza di lavoro. Non è certo una nuova scoperta, ma riflettere sulla differenza di investimenti rispetto all’Italia settentrionale, la differente industrializzazione e il diverso sfruttamento delle risorse territoriali è d’obbligo quando si parla di sviluppo del Mezzogiorno.

    reddito di cittadinanza
    Luca Bianchi, direttore Svimez

    Quante volte sentiamo parlare di “Reddito di Cittadinanza” e lo vediamo rimbalzare di bocca in bocca, con enorme travisamento del significato della misura governativa in cantiere dall’avvento del nuovo Governo?

    Che cos’è il Reddito di Cittadinanza ?

    Si tratta di una misura economica volta a dare supporto a circa 9 milioni di italiani che attualmente non hanno reddito o hanno reddito estremamente basso. In base ai dati ISTAT, il singolo individuo che vive con meno di 780 euro al mese si trova al di sotto della soglia di povertà. A questo punto interverrebbe il Reddito di Cittadinanza: chiunque non raggiungesse quella soglia verrebbe supportato con un aiuto economico tale da raggiungere i 780 euro mensili. Ad esempio, se in una famiglia ci sono due genitori disoccupati e un figlio a carico, madre e padre riceveranno entrambi 780 euro, per un supporto totale alla famiglia di 1560 euro mensili. Se per esempio, invece, la famiglia è composta da due persone con un reddito di 500 euro mensili, allora sarebbero attribuiti ad entrambi 280 euro al mese per un totale di 560. In questo modo, il Movimento 5 Stelle e l’attuale Governo sperano, a partire dal 2019, di eliminare disparità economiche e sociali. Ovviamente, esistono regole ben precise per poter ricevere il sussidio e per mantenerlo negli anni senza perdere il privilegio. Requisiti principali sono: la maggiore età, essere disoccupati o inoccupati, avere una soglia ISEE inferiore a quella di povertà. A queste regole base il M5S ne ha aggiunte altre per il mantenimento del beneficio: bisogna essere iscritti al centro per l’impiego e cercare attivamente lavoro, effettuare corsi di riqualificazione personale, accettare uno dei primi tre lavori che vengono offerti.

    reddito di cittadinanza
    Foto Vincenzo Livieri – LaPresse
    13-07-2018 – Roma
    Politica
    Assemblea di Coldiretti. Nella foto Luigi Di Maio

    Da dove prendiamo i soldi per il Reddito di Cittadinanza?

    Per questa manovra è stata calcolata una spesa di 16-20 miliardi di euro. Il M5S ha dichiarato che questi soldi saranno presi dal gioco d’azzardo, banche, compagnie petrolifere, finanziamenti ai giornali e spese della politica.

    Aspetti controversi del Reddito di Cittadinanza

    I parametri stabiliti per il mantenimento del beneficio risultano, probabilmente, poco restrittivi o quantomeno discutibili per qualcuno e in un mondo in cui l’onestà non la fa da padrona, di facile aggiramento. Sarebbe da capire meglio, ad esempio, come si può dimostrare in maniera chiara la ricerca attiva del lavoro o come si dovrebbe prima combattere la piaga del lavoro in nero, grazie al quale risultano disoccupati o inoccupati molte persone che invece percepiscono reddito e quindi sarebbero destinatari dell’ausilio economico senza meritarlo. Bisognerebbe capire, inoltre, la riqualificazione professionale a che livello va fatta, quelle spese da chi sarebbero sostenute e come si può pensare che un disoccupato di 50 anni che ha sempre lavorato in un settore possa reinventarsi da zero. Altro dubbio forte è stato sollevato sulla fonte delle abbondanti risorse necessarie per la realizzazione del progetto. Ad esempio, aumentare i costi del gioco d’azzardo sarebbe speculare ancora di più sui giocatori seriali o davvero ridurrebbe la dipendenza patologica dal gioco? Queste e tante domande gettano ombre sulla misura proposta dal Movimento 5 Stelle.

    Perché al Mezzogiorno non basta il Reddito di Cittadinanza o potrebbe non funzionare

    Riprendendo la dichiarazione di ieri di Luca Bianchi, citata in apertura, nel nostro caro Meridione abbiamo bisogno di lavoro, non di assistenza. Potremmo paragonare la situazione alla medicina d’urgenza. Assistere con il Reddito di Cittadinanza gli italiani e soprattutto i meridionali, sarebbe come soccorrere col 118 un ammalato grave e poi lasciarlo a casa, senza portarlo in ospedale e senza dargli le cure che, sul lungo periodo, potrebbero farlo guarire. Le cure di cui abbiamo bisogno sono investimenti coraggiosi sull’istruzione, sulle infrastrutture, sulla formazione universitaria e post universitaria. Perché, se davvero potessimo racimolare 20 miliardi di euro, non investirli lì?

    “Senza un investimento straordinario su scuola ed istruzione nel Mezzogiorno, la tendenza non si invertirà mai. Visti i risultati straordinari che i giovani meridionali hanno quando vanno altrove, dobbiamo creargli le condizioni per restare e partecipare alla crescita di questi territori. Il Governo? Aspettiamo la Legge di Stabilità per dare un giudizio, per ora non ci sono stati interventi significativi. Credo che sia importante sottolineare l’esistenza di un grande tema Mezzogiorno, ma se da un lato il tema reddito di cittadinanza è molto sentito, è anche vero che non può limitarsi a questo la risposta ai nostri giovani che non chiedono assistenza, ma condizioni per poter lavorare sul proprio territorio”. Ancora del direttore Svimez queste parole forti.

    La domanda del titolo dunque resta: al sud abbiamo davvero bisogno del reddito di cittadinanza?.

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