Alta Irpinia, 14 attentati agli impianti energetici: l’ombra della mafia



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Alta Irpinia

La mafia si è insediata in Alta Irpinia. Così sembra da un’inchiesta realizzata dal “Fatto Quotidiano”, che collega gli attentati degli ultimi anni avvenuti nell’Alta Irpinia con il nuovo giro d’affari delle energie alternative: il cosiddetto “eolico selvaggio”

Andretta, Bisaccia, Lacedonia, Vallata: sono queste le zone dell’Alta Irpinia finite nel mirino della criminalità organizzata, che con bombe artigianali, incendi e addirittura kalashnikov ha distrutto e devastato negli ultimi anni decine di impianti energetici, una serie di attentati legati ai nuovi insediamenti eolici, realizzati grazie anche alla nuova legge che dà la competenza alle Regioni, senza nessun beneficio per le imprese agricole locali.

Una interessante inchiesta realizzata dal Fatto Quotidiano rivela una assurda situazione che si è creata in Alta Irpinia, da sempre terra baciata dal sole e ricca di terreni coltivabili dove proliferano tranquille aziende agricole, ora devastata e tormentata da una piaga funesta che porta il nome di “mafia”: sì, perchè il tanto amato eolico, energia rinnovabile e pulita che fa tanto bene all’ambiente e alla natura, è diventato il pretesto adottato dalla criminalità organizzata per lucrare senza freni a discapito delle piccole imprese locali.

Alta Irpinia
Impianti eolici

E’ stato il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Carlo Fava, a parlare di mafia, ma non quella dell’immaginario collettivo formata da picciotti con la coppola e la lupara: questa è una mafia più “sofisticata”, più attenta alle novità che il mercato internazionale ha da offrire, una mafia “in giacca e cravatta” come quella ricordata dal vicepresidente Antimafia che in Sicilia nel 2009 fece affari con la realizzazione di insediamenti eolici, grazie alla mediazione dell’affiliato di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro detto “‘u siccu”, considerato uno dei latitanti più ricercati e pericolosi al mondo.

Carlo Fava ha quindi lanciato l’allarme: anche un territorio “tranquillo” come era l’Alta Irpinia, che ha sempre puntato su un’agricoltura di eccellenza e sul turismo, ora si ritrova in mezzo ad una sanguinosa lotta per il potere ed il controllo degli impianti energetici, che da soli producono circa il 6% dell’energia nazionale rinnovabile proveniente da fonte eolica, senza un reale beneficio e un reale guadagno per le realtà territoriali locali: il risultato di questo “sistema” sono aziende private esterne che incassano profitti vantaggiosi ed un territorio pesantemente vituperato e deturpato da torri e pale eoliche, con un conseguente danno all’economia locale e al turismo.

Le indagini dei Carabinieri, che devono individuare i colpevoli degli attentati, sono ancora in corso e si preannunciano lunghe: secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, nel mirino degli inquirenti è finita la criminalità pugliese, come è stato confermato anche dal Prefetto di Avellino, Carlo Sessa, durante un incontro con i comitati e con i sindaci. Sotto accusa anche la legge del 29 dicembre 2003, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale con decreto legislativo numero 387, “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità”: la nuova norma dà la competenza alle Regioni che concede massima libertà alle aziende private esterne, senza avere nessun legame con il territorio. L’Alta Irpinia così è stata invasa da società eoliche esterne, con l’unico interesse di guadagnare sfruttando la ventosità del posto.

Per far fronte a questo disagio, è stata approvata proprio in questi giorni una moratoria alla Regione Campania, proposta dal consigliere Carlo Iannace e dal vicegovernatore Fulvio Bonavitacola (vicino al presidente De Luca) e approvata anche dal PEAR (Programma Energetico Ambientale Regionale): sicuramente un passo avanti per la risoluzione del problema, cioè limitare gli impianti eolici per limitare l’insediamento della criminalità. Il passo successivo, si spera, dovrebbe essere la riscrittura della legge 387.

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