Amministrative 2018. Avellino, quattro domande al candidato sindaco Nadia Arace

0
nadia arace

Abbiamo pensato di porre quattro domande ai candidati sindaco della Città di Avellino, concentrando l’attenzione sulle politiche giovanili e sulla storia di ognuno di loro

A rispondere alle nostre domande questa volta è Nadia Arace candidata a sindaco per la città di Avellino con la lista “Si Può”. Una lista di sinistra che viene da cinque anni di opposizione all’amministrazione guidata da Paolo Foti.

In forte contrapposizione alle sette liste a supporto della coalizione di Centro-Sinistra guidata da Nello Pizza. Nadia Arace è l’unica donna candidata a ricoprire la carica di sindaco per il capoluogo irpino.

avellino

L’Intervista

Lei da dove viene? Qual è la sua storia politica e perché ha scelto di candidarsi a sindaco di Avellino?

«In Consiglio comunale ho lavorato in questi dai banchi dell’opposizione con il gruppo consiliare “Si Può”. Abbiamo portato avanti in questi anni un lavoro importante, denunciando le politiche fallimentari  dell’amministrazione Foti dalle iniquità nella gestione degli alloggi sociali, alla trasparenza, alle strutture sportive, al bilancio, ma anche offrendo generosamente al Consiglio comunale numerose proposte, tutte concrete e realizzabili: dai servizi sociali e il contrasto alle povertà, al diritto allo studio, all’istituzione del terzo consultorio familiare, al Parco urbano fluviale del Fenestrelle come parco di interesse regionale, alla gestione partecipata di Parco Santo Spirito, all’istituzione dello Sprar per una giusta accoglienza, all’albo per la collaborazione con le Associazioni e i cittadin»i.

Ad Avellino il 4 marzo il Movimento 5 Stelle ha preso quasi il 40% dei consensi, come in quasi tutto il sud Italia. Da questo risultato è oggi, secondo lei, l’avversario da battere?

«L’avversario da battere è il sistema politico nato dall’accordo tra De Mita e Mancino a sostegno dell’Avv Pizza. E’ un blocco costruito sul potere di chi da 40 anni decide le sorti di questa città e dalla paura di perdere questo potere. Nelle liste di Pizza sono candidati tutti i protagonisti del fallimento di questi anni: il Mercatone, il Tunnel, il caso Aias, gli scrutatori nominati e non sorteggiati, le consulente assegnate a segretari di circolo del Pd e parenti e amici. Noi abbiamo scelto di candidarci contro tutto questo, decidendo la via della libertà e dell’autonomia».

Lei cosa prevede nel suo mandato, in caso di vittoria, per quanto riguarda le politiche giovanili nella Città di Avellino?

«Le politiche giovanili sono state appaltate in questi anni al Forum dei giovani che ha gestito, con molte contraddizioni e qualche opacità anche in termini di responsabilità amministrativa, i fondi messi in bilancio dal Comune senza mai venire a relazionare il mandato svolto in Consiglio Comunale. A parte questa discutibile parentesi, candidata ancora una volta con Pizza, le politiche giovanili meritano una delega piena che si occupi di diritto allo studio, povertà educativa, efficienza del trasporto pubblico locale, promozione della pratica sportiva e dello sport di base, sostegno all’autoimprenditorialità che abbiamo proposto al Centro storico con sgravi per i nuovi insediamenti per i primi tre anni, biblioteche di quartiere aperte anche la sera e nei festivi oltre alla rifunzionalizzazione della Biblioteca provinciale per la quale abbiamo proposto l’attuazione della “Piazza del Sapere”, un modello di successo già sperimentato in altre città d’Italia».

Perché il popolo avellinese dovrebbe votare Lei e cosa c’è di differente in contrapposizione agli altri?

«Il cambiamento non si evoca, si pratica. Abbiamo fatto vivere la nostra rappresentanza in Consiglio, tutelando i cittadini e dimostrando di mettere al centro i loro bisogni a partire dall’uguaglianza delle opportunità e dalla necessità di restituire a tutti la libertà di scegliere il proprio futuro e di realizzarsi in questa città senza dover andare via. La nostra provincia perde ogni anno 2.000 giovani che con un esodo lento e silenzioso cercano fortuna altrove. Noi ci candidiamo a governare con l’ambizione di rompere questo stato di regressione, abbiamo candidato la generosità di una generazione per troppo tempo espulsa dall’agenda politica di chi ci ha amministrati. Questa volta è importante votare non per il parente o per l’amico, ma prima di tutto per sé, scegliendo la proposta in grado di interpretare ciò che sentiamo di meritarci».