Apple Pie, la forza del gruppo per superare le barriere



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Unione, forza e coraggio – a meno di un anno dalla sua nascita, Apple Pie si racconta e vi invita a marciare contro le discriminazioni

Si è conclusa ieri, con una doppia presentazione di libri, la rassegna Rainbow Movies/Books organizzata da Apple Pie: l’amore merita LGBT+. È stata l’occasione per preparare la città di Avellino all’evento che si terrà il 17 Maggio, Giornata Mondiale contro l’omo-bi-transfobia (qui). A 10 giorni dalla marcia, abbiamo parlato con i fondatori di Apple Pie, per capire meglio di cosa si tratta.

In alto campeggia il logo: un coniglio e una torta di mele. Apple Pie rappresenta un po’ tutti quei conigli che in un orto di carote, hanno il coraggio di seguire la propria inclinazione, e seppur controccorente, corrono in cucina a rubare torte di mele. E chi l’ha detto che solo perché una cosa è più comune di un’altra rappresenta la normalità?  Non tutti i conigli mangiano carote. Le differenze sono fondamentali ed è solo conoscendole che potremmo imparare a comprendere il mondo che ci circonda.

 

  • Cos’è Apple Pie e quali motivi l’hanno portata alla luce?

Apple Pie nasce lo scorso anno a Giugno, come gruppo di parola. Sin dall’università avevo voglia di fare qualcosa che potesse aiutare i ragazzi, egoisticamente anche me, perché aiutando gli altri avrei aiutato anche me. Questo sogno è rimasto nel cassetto per tanto tempo, fin quando non sono tornato ad Avellino e ho sentito l’esigenza di avere “amici gay”, con cui poter condividere emozioni e paure.

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  •  Perché una marcia per il 17 maggio?

Molto spesso questa marcia viene chiamata Pride, ciò che vorremmo sottolineare è che abbiamo deciso di chiamarla “marcia”, poiché ci sentiamo proprio in cammino ad Avellino in questo momento – e poi mancano i carrozzoni – si parte praticamente da zero. L’obiettivo è far emergere la realtà LGBT+  perché sembra che non esiste, soltanto perché non se ne parla.

  • Parliamo di diritti allora – negli ultimi anni è cominciato un timido dialogo per i diritti civili della comunità LGBT+ sfociato poi nell’approvazione della legge Cirinnà. Quanto c’è ancora da fare e come le manifestazioni come quella del 17 maggio, possono condurci ad una piena ugualianza? 

La marcia deve trasmettere l’idea che siamo tutti alla pari. Lavoriamo tanto sul principio che se io sono okey tu sei okey. Andare in marcia significa mostrare che siamo tutti ok e che quindi non ci sarebbe nemmeno bisogno di una legge per evidenziare i diritti di tutti.

  • Il primo passo è venire allo scoperto dunque, farsi conoscere per ciò che si è, abbattendo ogni tipo di pregiudizio intorno ai generi e agli orientamenti sessuali. In che modo Apple Pie viene allo scoperto e si imprime nel panorama avellinese?

Venire allo scoperto è difficile. C’è paura, si teme il giudizio delle persone. Entrare in quest’associazione tuttavia ci fa sentire più tranquilli, sappiamo che c’è un gruppo dietro di noi, pronto a sostenerci. Il 17 maggio usciamo allo scoperto manifestando, siamo tanti a voler partecipare ad una cosa che non si pensava potesse accadere ad Avellino. Sta diventando una cosa concreta ed è un grandissimo passo. Ci siamo e per questo manifestiamo. Non ci trattate alla pari e per questo dobbiamo farci sentire.

  • Con le attività che avete realizzato in questi mesi state divenando sempre più un punto di riferimento per tanti, giovani soprattutto. Qual è il vostro approccio e cosa volete dire a chi vorrebbe passare a trovarvi e non ha ancora avuto il coraggio di farlo?

Il nostro è un gruppo aperto, dove si condividono le esperienze senza giudicare né interpretare. La cosa fondamentale è sapere che esistono persone che hanno vissuto delle esperienze simili. Non c’è solitudine. Il gruppo crea una forza che si porta dentro anche quando sei fuori. Alle spalle c’è sempre qualcuno che ti comprende e sa quale emozioni stai vivendo rispetto a determinati passaggi, – come ad esempio il coming out – . Si condivide senza etichettare.

Apple Pie è un gruppo aperto al dialogo e al confronto con tutti. Diverse sono le persone e le realtà (eterosessuali e non) che hanno mostrato il loro appoggio per un gruppo che man mano sta diventando una rete.

Nelle scorse settimane il video contro le discriminazioni realizzato in collaborazione alla S.S. Felice Scandone (qui) ha collezionato diversi consensi e condivisioni.

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