Ariano Irpino, in carcere entrano cellulari. Responsabile un bambino



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Ariano

Rinvenuto nel carcere di Ariano Irpino un bambino-corriere che si occupava, a volte anche inconsapevolmente, di far entrare cellulari nella prigione

Eclatante scoperta quella fatta dagli agenti penitenziari del carcere di Ariano Irpino. Degli smartphone fatti entrare nella casa circondariale, ad opera di un insospettabile corriere: un bambino che spesso, anche inconsapevolmente, era sottoposto all’attività illegale.

Nei pantaloncini del bimbo, infatti, gli agenti hanno trovato un involucro che conteneva due cellulari. Il ragazzino era stato accompagnato da un familiare per parlare con il padre, detenuto napoletano. F.F. è un detenuto non nuovo ad “imprese” del genere, già in passato aveva tentato di far entrare sostanze illecite nell’altro carcere in cui si trovava, droga precisamente, servendosi addirittura di un pannolino di un altro suo figlio. Il detenuto, anche per questi motivi, è sottoposto al regime punitivo dell’art. 14 bis O.P.

 

A darne notizia è Emilio Fattorello, Segretario Nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.
“Questa mattina, all’ingresso dei familiari detenuti al settore Colloqui del carcere di Ariano Irpino, durante i controlli di routine sulla persona di un bambino, il metal detector segnalava qualcosa di anomalo. Si rinveniva, occultato sotto il pantaloncini del bimbo, un involucro ricoperto da nastro adesivo. Due telefoni cellulari venivano così scoperti all’interno dell’involucro.

Emilio Fattorello, inoltre, aggiunge: «Ci congratuliamo con il personale di Ariano. Gli apparecchi sequestrati erano perfettamente funzionanti. Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria rinnoviamo la richiesta di interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari da parte dei detenuti nei penitenziari italiani”.

Le parole di Fattorello, dunque, non fanno altro che riaccendere l’attenzione sul problema e sulla necessità di fondi per finaziare quanti più interventi adeguati possibili, come, per esempio, gli apparecchi elettronici che possano evitare sempre più l’ingresso di oggetti non consentiti in carcere.

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