Atripalda: ieri pomeriggio il convegno per il Si al Referendum

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Ieri pomeriggio nella sala della Biblioteca Comunale di Atripalda si è tenuta la tavola rotonda sulle ragioni del Si al Referendum. Tutti i maggiori esponenti territoriali del  PD presenti all’appello

Pool di “democratici” ieri al convegno organizzato dal PD per ribadire le ragioni del Si al Referendum del prossimo 4 dicembre. Schierati, in una tavola rotonda a sostegno della riforma costituzionale, c’erano il sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro, i 4 esponenti del Direttorio provinciale, i deputati Valentina Paris e Luigi Famiglietti,  l’ex senatore Enzo De Luca, la presidente del Consiglio regionale Rosa D’Amelio, il consigliere regionale dott. Carlo Iannace, il sindaco Paolo Spagnuolo ed il vicesindaco e consigliere provinciale uscente Luigi TucciareferendumTutti hanno esposto le motivazioni della loro scelta, personale e politica, del perchè sostenere il Si. La riforma Boschi rappresenta un salto di qualità per il sistema politico italiano e per il suo farraginoso processo legislativo, garantendo maggiore stabilità a un Paese che ha visto 63 governi susseguirsi negli ultimi 70 anni. Sono state citate le più note ragioni per votare Sì e cioè:

  • addio bicameralismo: si supera il famoso ping-pong tra Camera e Senato, con notevoli benefici in termini di tempo;
  • il fatto che solo la Camera sia chiamata a votare la fiducia al governo implica l’instaurazione di un rapporto di fiducia esclusivo con quest’ala del Parlamento;
  • la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del Cnel produrrà notevoli risparmi;
  • grazie all’introduzione del referendum propositivo e alle modifiche sul quorum referendario migliora la qualità delle democrazia;
  • il Senato farà da “camera di compensazione” tra governo centrale e poteri locali, quindi diminuiranno i casi di contenzioso tra Stato e Regioni davanti la Corte costituzionale.

Ma il Referendum è più che altro un giro di boa per il PD, un punto di non ritorno, una data X dopo la quale si sa già da ora che le cose non saranno più le stesse. E questo panico è emerso nelle parole di tutti i partecipanti. Non sono mancati i riferimenti, più o meno velati, su quello che dovrà accadere nel partito dopo il voto referendario, con riferimento al dibattito nazionale e al rapporto con le minoranze interne schierate per il No. Sul punto, però, proprio in chiusura il sottosegretario de Caro ha usato parole chiarissime sul futuro del partito sui territori, parole indirizzate, evidentemente, in primo luogo al Presidente D’Amelio:

«Questo è un passaggio fondamentale per il Paese, per il Parlamento che lo ha votato sei volte, per il Governo, per il segretario del nostro partito che è anche capo del governo, dunque per il Pd. È così, e poiché dopo il 4 dicembre nulla sarà come prima, il 5 faremo i conti. La linea si tirerà e ciascuno vedrà l’altro dove ha messo i piedi. Vale al nostro interno e vale per gli alleati, soprattutto per coloro che si fingono alleati».

Un riferimento chiarissimo al rapporto in Irpinia con l’Udc di De Mita, agli accordi siglati proprio dal Presidente D’Amelio con De Mita, prima alle amministrative e poi negli enti di servizio. Un avvertimento chiarissimo che De Caro non pronuncia per la prima volta, ma che detto in quel contesto assume un significato molto più forte.