Atripalda, Filomena Lamberti e il coraggio di ricominciare a vivere

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Si è tenuto ieri, presso l’ex Sala Consiliare di Atripalda l’incontro con Filomena Lamberti, una donna sfigurata dall’acido dal marito

È sempre difficile trovare le giuste parole per raccontare un incontro che ti ha scosso dentro. È difficile, ma necessario. E allora voglio cominciare proprio dalle parole, quelle che in tanti anni sono mancate a Filomena Lamberti. Anni che racconta nel suo libro: “Un’altra vita” romanzo edito da Spaziodonna Salerno, o meglio “non un romanzo, è il coraggio di testimoniare” – così come si legge dalla copertina.

Coraggio, proprio questa è la parola che si imprime nella mente ascoltando Filomena. Il coraggio di prendere in mano la propria vita dopo trent’anni di violenze e privazioni. Il coraggio di ribellarsi ed affermare la propria dignità di donna, in una società abituata a trattare la donna come un oggetto di propretà maschile. Il coraggio di mostrarsi e raccontare la propria storia, affinché possa servire a qualcun altro.

“Fin dal primo momento sono uscita di casa, avrei fatto il suo gioco restando segregata. È difficile guardarsi allo specchio e non riconoscersi più.  È stata dura, ma mi dissi che ero rimasta in vita  per qualcosa, forse era questo, testimoniare“.

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Per questo motivo si è tenuto ieri sera nell’ex Sala Consiliare di Atripalda, l’incontro con Filomena Lamberti fortemente voluto ed organizzato dalle associazioni Apple Pie: l’amore merita LGBT+ e Soma in collaborazione con il Comune di Atripalda. Presenti la dott.ssa Mara Festa psicoterapeuta e Presidenta di Apple Pie;  Maria Grazia Papa psichiatra Ass. Soma; Nancy Palladino assessore alle Politiche Sociali e per l’Integrazione; Giuliana De Vinco avvocata e delegata alle Pari Opportunità; Fausta Angrisani psicoterapeuta e operatrice di “Spaziodonna Salerno”.

Un incontro che si inserisce all’interno del programma dell’Abellinum Pride che si terrà il 15 giugno ad Atripalda.

“Tema del Pride è People have the power, le persone hanno il potere e tu hai il potere, sei stata così forte e sei un esempio per noi e per chi verrà – ha esordito Nancy Palladino  il 15 giugno sarà una festa dell’inclusione e dei diritti, non solo della comunità LGBT+, ma anche di tutti coloro i quali si vedono smorzare la voce”.

Ma chi è Filomena Lamberti?

Filomena è una donna, come tante (purtroppo), una donna che si è vista stravolgere la vita da un uomo violento e possessivo. Per anni ha creduto di poter cambiare e salvare quell’uomo, per anni ha tentato di conquistare il suo amore, mentre si discostava sempre più da se stessa, fino al all’annientamento totale.

“L’uomo possessivo ti isola da tutti, amici, famiglia, in modo che tu non possa più cercare aiuto da nessuno” .

Trenta anni di violenze, botte, urla, inutili gelosie, privazioni, trent’anni sfociati in una bottiglia d’acido solforico che ha deturpato il suo corpo.

“La fronte, gli occhi, il naso, il mento, il collo, i capelli lunghi sulle spalle, il braccio, i fianchi bruciavano. Il mio corpo bruciava e anche la mia anima”.

Era la mattina del 28 maggio 2012 quando la vita di Filomena cambia drasticamente. Da allora si sono susseguite venticinque  operazioni e lunghi ricoveri in ospedale. E mentre lei lottava e tra la vita e la morte, la magistratura apriva e chiudeva un processo: 18 mesi di reclusione, 15 scontati per buona condotta.

Mai nella sua vita Filomena avrebbe pensato che potesse accaderle una cosa del genere, era diventata schiava di quella violenza vissuta come normalità.

“Se tornassi indietro prenderei i miei figli e scapperei anche senza sapere dove andare”.

Non si scompone Filomena mentre racconta la propria storia, la voce forte e sicura di chi ha maturato consapevolezza nel tempo. Ha deciso di abbattere i muri del silenzio e dell’indifferenza che l’hanno condannata. Con Spaziodonna Salerno parla alle donne, agli uomini, alle giovani ragazze e ai giovani ragazzi. Lotta contro la violenza, il patriarcato, contro quel dominio antico che regge la nostra società.

“Ci voglio credere nei giovani: sentitevi liberi di amare, di non amare, di non amare più”

Oggi Filomena è una donna libera, sente di essere rinata e di aver cominciato a vivere per davvero.

Ma tanto c’è da fare in una società che si chiude sempre più in se stessa e alimenta odio e dicriminazioni. Una società per cui se sei donna è normale essere seguita per strada, fischiata da uno sconosciuto, sentirsi un oggetto sessuale. Una società incapace di punire i carnefici e che davanti ad un abuso ti dice te lo sei cercata. Una società in cui si insegna ancora alle bambine la competizione, anziché la sorellanza. Una società che denigra la sensibilità di un bambino e gli ordina di essere un “vero macho“, portatore sano di virilità tossica.