Autismo: a Montella le famiglie si raccontano



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autismo, Avellino

Autismo: sabato 21 maggio a Montella i genitori raccontano questo disturbo neurologico che incide sulla comunicazione e sul comportamento dei bambini affetti

Continua il percorso intrapreso dall’Istituto “G. Palatucci” di Montella (AV) finalizzato a garantire la piena inclusione dei bambini con disabilità.

Dopo l’incontro del 3o aprile scorso sulla dislessia, sabat0 21 maggio, alle ore 16:30 presso lo stabile di Via Don Minzoni, si parla di autismo, disturbo generalizzato dello sviluppo neurologico, che incide sull’interazione sociale, sulla comunicazione e sul comportamento dei soggetti affetti.

Le statistiche ci parlano, oggi, di un’incidenza di circa 1 bambino su 50 al quale viene diagnosticato questo disturbo e, sebbene molti passi avanti siano stati compiuti dalla ricerca, ancora molto c’è da fare, rispetto ad una sintomatologia molto variegata, che rende ogni autistico un caso a sé seppur con alcuni tratti comuni.

Sono note le recenti polemiche suscitate da un noto esperto di musica intervenuto in una trasmissione della Rai che, con estrema leggerezza, ha ricondotto tale disturbo alla vaccinazione, ignorando illustri studi scientifici che negano tale connessione, facendo un’inaccettabile disinformazione. 

Interverranno all’incontro a Montella la presidente dell’associazione Noi un sorriso e gli autismi, Immacolata Faravolo, che ormai da diversi anni è impegnata a tutela e sostegno dei ragazzi autistici, ma anche delle loro famiglie (la peculiarità dell’associazione è proprio quella di essere composta da genitori di autistici), la psicologa Tiziana Rullo ed alcuni genitori che porteranno la loro testimonianza diretta. autismo

Obiettivo dell’incontro è soprattutto quello di far conoscere questo disturbo, senza offrire soluzioni terapeutiche (lasciate alla scelta delle famiglie, anche in considerazione della condizione dei bambini) e non concentrandosi troppo sull’aspetto medico, ma piuttosto cercando di dare sostegno alle famiglie che spesso vivono con angoscia la diagnosi, al punto di non renderla nota e mantenere i propri figli al di fuori della vita sociale (se non quella scolastica).

Alla base dell’inclusione sociale, del resto, non possono che esservi la conoscenza e la solidarietà e se vogliamo che questi bei concetti non rimangano teorici è indispensabile agire sul territorio per costruire una rete solidale attorno alle famiglie ed a tutti coloro che vivono la disabilità.

 

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