Avella: si rinnova il tradizionale rito del Majo tra Fede e paganitas



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avella, falò

Ad Avella domenica 15 gennaio si rivivrà un rito millenario che unisce sacro e profano: la Festa del Majo, ossia l’albero più grande del bosco che sarà bruciato in onore di San Sebastinao Martire

Avella è in fermento per prepararsi a rivivere un rito antichissimo che celebra la primavera e quindi la rinascita della natura. Si tratta della Festa del Majo (dal latino major, ossia l’albero più grande) organizzata in onore del Patrono San Sebastiano Martire e promossa dal Comitato Pro Majo in collaborazione con l’associazione Pane, Ammore e Tarantella e con la sezione locale di Azione Cattolica.

La Festa del Maio è la tradizione più antica di Avella e conserva un forte significato sociale oltre che antropologico. Si tratta dell’eredità di un antichissimo ritoavella pagano legato al culto di Cibele, divinità creatrice e distruttrice della natura. Il rituale prevede di fecondare simbolicamente la terra: non a caso viene scelto l’albero più alto e più grande del bosco, evidente simbolo fallico, che sarà poi arso con lo scopo propiziatorio di invocare la rapida fine dei freddi invernali e il ritorno dei vivificanti tepori primaverili.

L’appuntamento è per domenica 15 gennaio alle ore 6.00 del mattino, quando ci si ritroverà nella Chiesa madre del paese per partecipare alla Santa Messa al termine della quale saranno benedetti gli attrezzi che serviranno per tagliare il majo. Dopo i riti religiosi tutti, Sindaco in testa, si sposteranno in montagna per individuare ed abbattere l’albero più grande. Alle ore 14.30 si darà il via alla “processione” del majo tagliato che quest’anno sarà accompagnata dall’Aurunca folk band. Una volta arrivati in Piazza I° Maggio il majo verrà issato e attorno ad esso posizionati i sarcinielli (fascine di legna) raccolti dai figli del majo (giovani del paese).

La festa continuerà venerdì 20 gennaio. Alle ore 16.00 le strade saranno percorse dalla processione di San Sebastiano Martire: al termine, rientrati in Chiesa e celebrata la Santa Messa, il parroco, Don Giuseppe Parisi, si recherà a benedire e accendere finalmente il majo. Durante la serata sarà possibile degustare piatti tipici avellani (la melanzana di San Sebastiano, la pizza di granone con scarole e fagioli, dolci tradizionali), il tutto accompagnato dalla musica dei Bottari di Macerata Campania.

Il direttore artistico dell’evento, Roberto D’Agnese, spera che il rito possa continuare a vivere attraverso l’impegno delle nuove generazioni e richiama l’attenzione sulla vincente simbiosi tra tradizione e dimensione ludica:

“Le feste patronali si rinnovano rileggendo la tradizione con gli occhi della contemporaneità – afferma D’Agnese – Ogni paese, ogni comunità conserva una sua ritualità che va assolutamente preservata. A questa va abbinata un’offerta musicale e gastronomica, sempre rispettosa dello spirito originario dell’evento, affinchè aumenti l’attrattività non solo per i residenti ma anche per turisti che potranno così trovare, come nel caso di Avella, la forza della ritualità centenaria coniugata con una dimensione ludica e folkloristica”.

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