Avellino: l’associazione Apple Pie ospita Luca Trapanese per parlare di famiglia

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A poche ore dall’intervista nel salotto di Mara Venier, Luca Trapanese interviene ad Avellino in un interessante incontro sulle “nuove famiglie” organizzato da Apple Pie: l’amore merita LGBT

Un sala gremita del Casino del Principe di Avellino per discutere delle “nuove famiglie” potrebbe dirsi una vera epifania, se non suonasse blasfemo a chi non vede nell’amore la vera forza spirituale del mondo! Di certo la storia di Luca Trapanese e della sua piccola Alba, bimba down adottata da single grazie ad una normativa speciale, ha decisamente i tratti di una parabola che ci insegna come l’amore per l’altro possa generare relazioni non catalogabili secondo schemi ordinari.

La vicenda è ormai nota, visto che ha fatto addirittura il giro del mondo. A renderla unica senza dubbio la scelta di questo padre single di adottare una bambina con una disabilità, diversamente da quello che hanno fatto prima di lui alcunep coppie, che per la Legge avrebbero avuto la “precedenza”, perché rispondenti ai canoni tradizionali della famiglia nel nostro ordinamento. Ma la famiglia, questa storia lo dimostra, va ben oltre delle categorie e dei confini normativi e la genitorialità si fonda principalmente sull’amore e sul coraggio di dedicarsi ad altre persone.

Prima di Luca Trapanese, intervengono la presidente dell’Arcigay Napoli, Daniela Lourdes Falanga, ed alcune Famiglie Arcobaleno che danno la misura di quanto sia anacronistico oggi ostinarsi a parlare di famiglia secondo uno schema di genere, ma anche di coppia, essendo tante le famiglie omosessuali e quelle unigenitoriali, costrette magari a traversie faticose e lunghe prima di poter vivere una vita tutto sommato ordinaria, senza discriminazioni, crescendo figli che nemmeno si spiegano come mai la loro esperienza debba essere raccontata in pubblico!

Nel nostro paese ci sono innegabilmente ancora dei problemi burocratici legati alla genitorialità e pochi comuni si sono spinti a registare i bambini delle famiglie arcobaleno con il doppio cognome, ma ormai anche la Giurisprudenza sembra andare nel senso di interpretare in un modo che potremmo dire “costituzionalmente orientato” le norme, permettendo la piena equiparazione in termini di diritti.

La storia di Luca Trapanese è, tuttavia, anche quella di una famiglia che vive la disabilità. Lui stesso ironicamente la definisce “doppiamente speciale”. Una disabilità scelta, consapevolmente, avendo avuto l’esperienza sin da giovane dell’assistenza ai disabili, avendone colto tutta la potenzialità, avendone addirittura fatto un professione. Tutte le famiglie dovrebbero avere un disabile” – dice ad un certo punto questo coraggioso ed ammirevole papà – spiazzando una platea, tra l’altro meno buonista di quella che poteva guardare le Iene o Mara Venier. Ed è proprio questo il senso della vera “parabola di Alba Stellamia“: la disabilità non dovrebbe mai essere considerata  un “problema” delle famiglie che la vivono, ma dovrebbe essere un questione di comunità, collettiva, sentita a prescindere dal fatto che la si debba affrontare ogni santo giorno.

Non si può non ringraziare l’associazione Apple Pie, nella persona della sua presidente Mara Festa, che ha regalato alla nostra piccola provincia la possibilità di confrontarsi con esperienze ed esigenze così grandi!