domenica - 12 Luglio 2020

Avellino, arrestato 43enne pregiudicato

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    Avellino, una città che non comprende se stessa

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    Avellino è una città che vive di contraddizioni, manca d’identità, e nel suo caos interiore, a volte fa disastri. Un murales, una madonna con bambino, scandalizza, turba la quiete, mentre la città muore soffocata nell’apatia

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    Avellino è una cittadina piuttosto tranquilla, la vita scorre lenta, piove spesso e nessuno si pone troppe domande sul perché tutto proceda, da ormai tempo immemore, con un’inerzia infinita.

    La città soffre cantieri in ogni dove, un centro storico irriconoscibile e impraticabile, opere di dubbia utilità pubblica e di sicuro sperpero di denaro (giusto per fare un esempio, a pochi passi dal luogo che in questi giorni ed in queste ore ha infiammato non pochi animi, pensiamo all’opera milionaria della teorica centrale di stazionamento dei bus, completata sulle basi di un progetto che, alla fine, s’è dimostrato fallato), eppure si preoccupa di problemi che, in realtà, problemi non sono.

    Come scrive Peppe Lanzetta in un suo libro, edito da Feltrinelli, dal titolo Figli di un Bronx Minore, raccontando le province della Campania, Avellino è un po’ la sorella sfortunata di Berlino.

    “(…) noccioline e terremotini, appaltini e politicini e soldini e soldoni e banchine senza mare ma banchine banche banchine… Avellino Avellino, sorella sfortunata di Berlino… ma chi cazzo credi di essere che ti permetti pure di dividerti in Avellino est e Avellino ovest? Datti ‘na calmata, un tono… non sei nessuno… Bergamo ti ride dietro, Brescia non ne parliamo proprio, Desenzano sul Garda non sa nemmeno chi tu sia e Imperia e Pordenone e Portofino… per sapere forse ti sanno pure, ma non ti si inculano proprio e tu soffri, soffri e tremi… Ferma il tremore Avellino, basta così, se no è la fine… Perché poi Potenza vede tremare te e vorrà tremare pure lei e poi trema Muro Lucano, Matera, Tito, Conza, Lioni; trema chi ha tremato veramente e chi ha fatto finta di tremare… sì un filo di febbre, che so, appena 37 e giù maglioni, golf, accappatoi, trapunte, blazer, montoni… e non esageriamo, per favore, non ci facciamo riconoscere che noi già ci riconoscono così, quando stiamo bene, figurati quando siamo pallidi e tremiamo (…)”.

    avellinoIn questi giorni, questa sfortunata, fantasiosa parentela, Avellino l’ha vissuta per davvero.

    Da un po’ di tempo, lungo il bel viale alberato, Viale Italia, sulla facciata diroccata di un palazzo vittima del terremoto e mai ricostruito, affacciato su un verde frutto dell’incuria e dell’abbandono, era apparsa, opera di mano d’artista, una strana immagine: una madonna (intesa nel senso meno religioso possibile, in questa frase) con bambino, o cucciolo di scimmia.

    Per qualcuno, quel disegno in bianco e nero, però ha rappresentato un’offesa alla morale cattolica, ad una religione che, a quanto pare, non avrebbe alcun ruolo sul suolo italiano, Stato laico, stando a quanto suggerisce la Carta Costituzionale.

    Quella stessa morale, probabilmente, ha steso, sull’opera di street art una bianca coperta, un velo di censura.

    La rete, immediatamente dopo, s’è infiammata. Scontri, dibattiti, opinioni, un continuo evolversi di pensieri che, infine, hanno evidenziato un problema ben più grande: Avellino è una cittadina sofferente. Non comprende se stessa.

    La città soffre per mille problemi, in ogni quartiere, più o meno, dal centro storico alla periferia. I problemi sono tanti, irrisolti. Si pensi alla piazza antistante il teatro Carlo Gesualdo, dove la cultura dovrebbe essere sovrana, transenne, teli di plastica e i ruderi marcescenti del castello sono in stato d’abbandono da anni. Si pensi alle strade cittadine, più fossi che asfalto. Si pensi al Fenestrelle, infossato e infestato da erbacce, ratti e pattume. Si pensi alla Bonatti, da anni in rifacimento, ma ancora incompiuta, e del problema parcheggi del Moscati.

    Come se non bastasse, giusto per non dimenticare, il Mercatone e la sua fatiscenza a pochi passi dal Municipio fa compagnia all’altro mostro in abbandono, il vecchio edificio del Moscati, proprio di fronte alla madonna imbiancata.

    L’autore dell’opera, da lui intitolata Madonna con Mandrillo, autore di diverse altre creazioni di street art in giro per l’Italia, tal Carlos Atoche, spiega, in un’intervista apparsa su Wakeupnews, il senso del suo lavoro: nessuna blasfemia, ma una fusione, artistica, tra darwinismo e fede.

    Purtroppo, e duole dirlo, l’arte non sempre è di facile comprensione, così come poca, o nulla, è stata quella riservata alla sua monocromatica opera d’arte.

    Ed Avellino si scandalizza per un disegno, innocente forse, provocatorio chissà. Chiude gli occhi sui veri problemi, cerca distrazione nel superfluo, dimostrando un’incapacità di essere città che sconcerta.

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