Avellino: la “Comuneide”

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La Città di Avellino si avvia verso le elezioni comunali del 2019 con i vari schieramenti possibili in campo da destra a sinistra

In una città, come Avellino, che ha smesso da tempo di essere laboratorio politico di alleanze e proposte di governo della communitas, all’avanguardia nel panorama nazionale, ci avviciniamo stancamente all’appuntamento fatidico delle prossime elezioni amministrative.

Fra tre mesi, infatti, il commissario prefettizio Priolo farà le valigie lasciandoci in balia di una contesa che si preannuncia assai animata. Se è vero che qualcuno parla, addirittura, di duecento candidati per un posto al sole a Piazza del Popolo.Avellino

Tra liste civiche in gran quantità, autentiche o farlocche, dietro cui si celano partiti in evidente crisi di identità che pensano così di ritrovare consensi, evitando nuovi tracolli. E poi, come previsto, c’è il balletto, per lo più già visto, di quanti aspirano a diventare sindaco.

Al momento, nell’indeterminatezza della contingenza, qualcuno sta già mobilitando le proprie truppe, dopo aver proclamato non ancora ufficialmente la propria intenzione di primato. Qualcuno ha messo mano a finanziamenti per iniziare una campagna elettorale destinata ad entrare nel vivo nei prossimi mesi.

Tramite convegni ed incontri di vario tipo si cerca l’approvazione popolare, dimenticando spesso che la proposta sa di passato e che, per l’elettorato, si tratta solo di una scontata ripetizione. I temi, infatti, non sono cambiati rispetto all’ultima consultazione amministrativa.

Uguali le problematiche, identici per la maggior parte i candidati al ruolo di primo cittadino in corsa. A questo punto, quindi, le novità potranno riguardare i pochi che si terranno fuori dalla competizione, oppure gli “acquisti” dell’ultim’ora, ma, soprattutto, gli apparentamenti tra le forze politiche nel modificato quadro nazionale.

Così si aspetta molto dal primo partito d’Italia, secondo gli ultimi sondaggi: la Lega di Salvini che ormai ha sfondato anche al Sud, togliendo voti e ossigeno al Movimento Cinque Stelle, che proprio al Sud ha costruito le sue fortune.

Tuttavia, il sovranismo populista salviniano pare non godere della necessaria struttura organizzativa per poter essere davvero competitivo alle amministrative avellinesi. Per cui risulta alquanto ridimensionato, rispetto al seguito diffuso di cui gode altrove. Tant’è che finora non ha espresso né una linea né un leader sufficientemente carismatico da presentare come possibile sindaco.

Più intricata, per restare agli schieramenti del governo giallo-verde, la situazione locale del M5S. Qui si è addirittura verificata una scissione, che ha visto protagonisti numerosi esponenti del Movimento della prim’ora, quelli del popolo dei Meet-up che ne ha costituito l’ossatura oltre che la base elettorale e di militanza.

Incombe, tra l’altro, sullo sviluppo dei “grillini” locali la pesante eredità dei cinque mesi di Vincenzo Ciampi a Palazzo di città, con lo stesso e, quasi per intero, la sua giunta che non tradiscono i propositi di presentarsi alle prossime elezioni. A prescindere degli scarsi risultati ottenuti durante la loro permanenza in Municipio.

Ad oggi, in attesa che diventi operante la diavoleria della “Piattaforma Rousseau”, sarebbero tre i nomi in ballo: accanto all’ex sindaco, l’eterna candidata Tiziana Guidi e il già osteggiato Vincenzo Evangelista. Con la scelta delegata ai clic, ma resta l’impressione che si tratti in ogni caso di una candidatura debole.

Del resto, ci sono le elezioni europee, che non si sa ancora se si terranno un’unica election day, assieme alle amministrative. Per un posto al Parlamento di Strasburgo, che offre emolumenti ancora più lauti rispetto al nostro Parlamento, proprio i Cinque Stelle hanno indicato due irpini fra le centinaia di papabili da selezionare attraverso “Rousseau”: Ferrante Di Somma e Maura Sarno, entrambi viticoltori affermati, evidentemente desiderosi di aprirsi ai mercati europei.

In tutto ciò, l’opposizione all’alleanza giallo-verde langue. O meglio, ancora non fa intravedere chi possa essere il candidato forte intorno al quale confluire grazie ad un progetto unitario.

Ecco, il problema sembra proprio la mancanza di unità. Con singoli che ostinatamente si danno un gran da fare per costruire gruppi a sé, a sostegno della propria candidatura, altri che travestono il partito d’appartenenza in liste civiche tese a raccattare consensi, come nel caso di Forza Italia, divenuta “Altra Italia”, ma il prodotto, invertendo l’ordine dei fattori, non cambia.

Perché sono finora “i soliti noti” a dominare la scena traballante delle prossime comunali. Nell’assenza di un nome affidabile che possa convogliare il consenso generale.

La società civile, intanto, sta a guardare. Chi attendendo una chiamata, chi invece per scelta, come ad esempio l’associazione “Controvento”, che dichiarandosi fuori dai giochi elettorali non smette di pungolare istituzioni e cittadinanza con analisi e proposte sulla città, a disposizione di quanti in prima persona vogliano prendersi le responsabilità di governarla.

In fase interlocutoria, infine, la sinistra antagonista, in parte rianimata dai cambiamenti al vertice nel Partito Democratico. Ma di coalizioni o di cartelli alternativi, niente ancora all’orizzonte.