Avellino, Ezio Mauro racconta il muro di Berlino



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Ezio Mauro - © “Repubblica”

Nella serata di ieri, il giornalista ed ex direttore di Repubblica Ezio Mauro ha portato sul palcoscenico del “Gesualdo” di Avellino il suo “Berlino, cronache del muro”

Non accade tutti i giorni di vedere salire sul palcoscenico di un teatro comunale come il “Gesualdo” di Avellino un giornalista. Potremmo dire che non è quello il suo habitat o, almeno, non lo è nel nostro immaginario. Ezio Mauro, invece, coadiuvato dalla produzione “Elastica”, in collaborazione con “Repubblica”, ha scritto e messo in scena uno spettacolo, o sarebbe meglio dire una narrazione, sulle vicende del muro di Berlino, dalla sua repentina messa in piedi alla caduta. Quel muro ha diviso per ventotto anni una città, un continente e un intero pianeta. Ha diviso due visioni economiche e politiche, quella capitalista e quella comunista. Ha diviso famiglie, amanti e amici. Ha fatto versare sangue e ha reso la Guerra Fredda bollente.

La narrazione di Mauro, scandita dai mesi dell’anno in cui si sono svolte le principali vicende riguardanti il muro della capitale tedesca, supportato dall’attore Massimiliano Briarava non era semplicemente aneddotica. Portare una storia del genere a teatro significa impreziosirla di recitazione, di pathos, significa trasportare lo spettatore indietro negli anni, anche per uno come me che quel muro lo ha studiato soltanto sui libri di storia. Ammettiamolo, tenere alta l’attenzione di una platea teatrale per due ore non è facile, soprattutto se l’argomento trattato è così serio, intriso di storia, nomi, date, numeri e avvenimenti. Qualche calo di concentrazione è fisiologico, ma quello che lascia a sipario chiuso è un bagaglio di emozioni e sensazioni, di empatia con le vittime del dramma più che mero nozionismo o almeno questo è quello che mi è accaduto personalmente.

Mauro e Briarava erano uno accanto all’altro, alle loro scrivanie, attenti narratori della storia. Alle loro spalle scorrevano le immagini del dramma politico, sociale e umano. Molte di quelle immagini erano specchiate come i volti della DdR e della Germania di Bonn che all’epoca erano rispettivamente l’oriente e l’occidente del mondo. Molte di Quelle immagini erano velate di rosso, di sangue, quello della repressione, dell’annientamento della cultura, dell’editoria e della musica che potevano rappresentare minacce al controllo politico.Avellino

La narrazione era un altalenarsi di emozioni e toni, come colori di umori diversi. David Bowie cantava “Heroes” nel 1977 e mancavano ancora dodici anni alla caduta del muro, ma inneggiava alla rivolta, ad essere eroi almeno per un giorno ed era diventato il grido di speranza di due amanti separati da quel maledetto muro. Questi erano gli aneliti di speranza, soffocati dalle scelte politiche che tennero sotto scacco due generazioni.

Queste sono le emozioni di cui parlavano e quelle che più mi sono arrivate nel racconto di ieri di Ezio Mauro al “Gesualdo” di Avellino.

Il 9 novembre 1989, il Ministro per la propaganda della Ddr, Gunter Schabowski annuncia al mondo che: è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco.

E quando gli fu chiesto a partire da quando, rispose: Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace da subito.

Fu così che Berlino est si riversò ai varchi di frontiera, mettendo in tilt il sistema che per anni aveva tenuto incernierata la città. Fu allora, prima ancora che accadesse fisicamente, che il muro cadde e il sipario su quella Guerra Fredda si chiuse.

Proprio così si è chiuso anche il sipario del “Gesualdo” ieri sera ad Avellino.

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