Libera Avellino oggi in Piazza Libertà per ricordare la morte di Giovanni Falcone



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Giovanni Falcone

L’Associazione Libera di Avellino ha rispettato oggi un minuto di silenzio in Piazza Libertà in onore alla memoria di Giovanni Falcone

Il Coordinamento Provinciale Libera di Avellino oggi ha ricordato in Piazza Libertà alle ore 17,45 una delle stragi più clamorose nella storia del nostro Paese, l’uccisione di Giovanni Falcone avvenuta il 23 maggio 1992 a Capaci. Nell’attentato ricordiamo che persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Giovanni Falcone
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

A 25 anni di distanza, Libera con la manifestazione intitolata “Capaci di….” ha ricordato una delle vittime di mafia che, insieme al suo amico e collega Borsellino, portò avanti il primo e il più grande processo alla criminalità organizzata in cui furono ricostruite abilmente dai due magistrati le reti di Cosa Nostra e la sentenza di primo grado emessa il 16 dicembre 1987, dopo 349 udienze, con giudice a latere Pietro Grasso, attuale presidente del Senato. 19 ergastoli, condanne per 2665 anni di reclusione, multe per 11 miliardi e mezzo di lire. Tra i condannati all’ergastolo tutti gli uomini della “cupola”: Totò Riina, Bernardo Provenzano (allora latitanti, e lo sarebbero rimasti per lungo tempo), Michele Greco, Pippo Calò e altri.

A Palermo oggi i giovani sono arrivati da tutta Italia, si è osservato un minuto di silenzio alle 17,45, come  anche in Piazza Libertà ad Avellino, dove si sono ritrovati con una maglia bianca l’Associazione Libera di Avellino con il Presidente Francesco Iandolo, la moglie di Pasquale Campanello e tanti che hanno fatto memoria di Giovanni Falcone e delle sue parole attraverso le parole scritte a colori su di un lenzuolo bianco steso per terra, a rappresentare la volontà di riportare in vita con la memoria quelle vite vittima di mafia.

Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere” (Giovanni Falcone).

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