19 giugno 2005, quando l’Avellino sconfisse il Napoli in finale play-off



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Avellino

Sono passati tredici anni da quella storica impresa. Tutti i pronostici davano per spacciato l’Avellino, che invece costrinse gli azzurri a restare in Serie C

Il 19 giugno 2005, esattamente tredici anni fa, l’Avellino ha scritto una delle più belle favole della sua storia, riuscendo a battere la corazzata Napoli nella finale play-off di Serie C1, l’attuale Lega Pro Prima Divisione. Un momento indimenticabile per ogni tifoso irpino, ancora oggi considerato a tutti gli effetti il «Giorno del Lupo», e una soddisfazione immensa per un’intera provincia.Avellino

«Credo che sia stata una delle vittorie più importanti della storia dell’Avellino. Vincere una finale in un derby sentito come quello contro il Napoli è un evento che capita una volta ogni cento anni» ha affermato qualche anno fa Simone Puleo, capitano ai tempi di quella storica impresa.Avellino

L’Avellino, quell’anno, è reduce dalla retrocessione dal campionato cadetto, dopo un torneo travagliato targato Zeman, mentre il Napoli tenta di risorgere dalle ceneri del fallimento, causato da una compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 alla conseguente perdita del titolo sportivo.

Il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis (che in un’intervista dichiarò di sentirsi «irpinese») acquista la società e la affida all’avellinese Pierpaolo Marino, dandogli carta bianca con l’intento di allestire una squadra stellare per tornare immediatamente nel calcio che conta.

Il Rimini di Leonardo Acori, guidato dall’estro di Adrián Ricchiuti e dagli arieti Floccari e Muslimovic, quell’anno vince il campionato, precedendo gli irpini di 6 punti. Nonostante il miglior piazzamento in classifica, l’Avellino parte sfavorito. I pronostici e i media, infatti, spingono a tutti i costi il blasonato Napoli (memorabili la battuta di Christian De Sica, in cui annunciò che il Napoli avrebbe vinto facilmente 5-0, e la telecronaca di Caressa e Altafini spudoratamente di parte).

All’andata, al «San Paolo» finisce 0-0. Al «Partenio», ai Lupi allenati da Francesco Oddo (subentrato da poche settimane a Cuccureddu) basta anche un pareggio, mentre il Napoli di Edy Reja è obbligato a vincere.

Il 19 giugno 2005 è un giorno infuocato (25mila i tifosi presenti, dei quali circa 7mila napoletani): Avellino e Napoli, dopo tanti derby disputati in Serie A, si affrontano per la prima volta in terza serie e devono giocarsi tutto in novanta minuti.

Dopo un inizio in sordina, con i partenopei che sprecano più di un’occasione da rete (tra cui due clamorose, sbagliate dall’ex Capparella), i biancoverdi si difendono bene e passano in vantaggio con il “Pitone” Raffaele Biancolino che stavolta, contro la squadra della sua città, non esulta (in campionato lo fece e pochi giorni dopo la Mini Cooper di proprietà della moglie venne incendiata al rione Amicizia, periferia nord di Napoli).Avellino

A inizio ripresa, “Bum bum” Moretti raddoppia su calcio di rigore, spiazzando Gianello. Il «Partenio» è una bolgia, a nulla vale il gol del “Pampa” Sosa, che accorcia le distanze; nell’assalto finale Cecere, con la sua grinta, blinda il risultato.Avellino

Agli azzurri non resta che affidare le ultime speranze di promozione a una richiesta di ripescaggio, che non verrà mai presa in considerazione; l’Avellino, di fatto, costringe il Napoli a restare un altro anno nel purgatorio della Serie C. Da allora, le due squadre non si sono più incontrate.

CURIOSITÀ

 Nelle quattro partite ufficiali contro il Napoli in quella stagione, tra campionato e play-off, l’Avellino ottenne due vittorie in casa e due pareggi in trasferta.

Francesco Oddo dopo la promozione si guadagnò la riconferma, ma venne subito esonerato: è stata la sua ultima panchina in carriera.

– L’Avellino, nel campionato di Serie B 2005-2006 retrocesse nuovamente, mentre il Napoli iniziò la scalata che lo avrebbe portato a contendersi lo scudetto con la Juventus e a giocare in Champions League, esprimendo il miglior calcio in Italia.

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