Avellino, insieme per tagliare le radici della violenza

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In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, questa mattina ad Avellino sono state inaugurate due Panchine rosse. Tra silenzio e dolore

25 novembre. Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un giorno che non dovrebbe esistere ma che invece, esiste. I numeri di questa grande piaga sociale, interminabili. Sconvolgenti. Questa mattina ad Avellino, in Via De Conciliis, sono state inaugurate due Panchine tinte di rosso. Un colore simbolico, allegorico. Una contraddizione quasi. Passione, amore, il colore del cuore. Ma è anche il colore della guerra, dell’aggressività, del sangue. Un velo di raso rosso copriva le due Panchine. Un rosso vivo, forte. Forte come l’emozione di scoprirne il volto. 

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Sembrava di vederli tutti stamattina, i volti delle donne uccise in Italia, in Irpinia, nel mondo. Uno ad uno. Una ad una sedute lì, su quella panchina. Tra l’indifferenza dei passanti. Qualcuno si avvicinava, lanciava un’occhiata, quasi per curiosità. Qualcun altro si fermava e, con un lieve sorrisetto, bisbigliava qualcosa. Qualcuno procedeva dritto per la sua strada. Indifferenza, parola chiave. Il peggiore degli atteggiamenti è esattamente l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Mi viene in mente una frase, che più o meno diceva così: Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne è la diretta conseguenza. Ecco, è nell’indifferenza che un uomo uccide davvero. Che sia uomo o donna, poco importa.

E poi c’era il silenzio, ma quello vero. Quello che cala quando l’emozione si fa troppo forte, o quando si ha poco da dire perché le parole non sempre riescono a spiegare uno stato d’animo. E allora si sceglie la quiete. C’erano tante persone questa stamattina, autorità, il sindaco della città di Avellino, ma non quante potevano e dovevano esserci. Tanti ragazzi soprattutto, del Liceo scientifico Mancini, che con voce quasi rotta dal dolore hanno letto passi di Ferite a morte o stralci di poesie. Una in particolare. La frase del poeta Vladimir Majakovskij, che racchiude tutti i significati di una giornata tanto dolorosa:

“Guardate: hanno di nuovo decapitato le stelle e insanguinato il cielo, come un mattatoio”.