domenica - 19 Settembre 2021
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    Avellino: “Le mie foto nei gruppi di revenge porn su Telegram”

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    Sedici ragazze irpine nei gruppi di revenge porn di Telegram, perversione e dinamiche di potere esercitate nell’apparente anonimato della rete. Abbiamo raccolto la testimonianza di una ragazza della provincia di Avellino

    “Hanno rubato le mie foto e le hanno messe in quei gruppi…” – a parlare è una ragazza della provincia di Avellino che di recente ha scoperto le sue foto nei tristemente noti gruppi di revenge porn su Telegram.

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    Sarebbero 16 le ragazze irpine attualmente coinvolte nella vicenda. Si sono riconosciute nei file di quei gruppi (di cui non faremo i nomi per non accrescerne la popolarità), e hanno denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine.

    REVENGE PORN

    Recentemente l’inchiesta di Wired – “Dentro il più grande network italiano di revenge porn, su Telegram” – ha contribuito a portare (nuovamente) sotto i riflettori le dinamiche illecite che si nascondono da tempo all’interno del servizio di messaggistica istantanea Telegram.  Si tratta di veri e propri covi di perversione, gruppi che arrivano ad ospitare oltre 60mila utenti – per lo più di sesso maschile – che quotidianamente si scambiano foto e video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso né la consapevolezza delle persone rappresentate. In molti casi, queste dinamiche si verificano anche attraverso comunissime foto rubate dagli account social di una vittima, che vengono poi condivise, spesso modificate e usate con scopi sessuali e denigratori. Preoccupante è la richiesta e la condivisione di materiale pedopornografico. Molte le generalità private diffuse: nomi e cognomi, numeri di telefono e contatti social resi pubblici per vendetta da parte di ex partner o ammiratori rifiutati.

    Ed è così che i social diventano il luogo ideale per alimentare quelle dinamiche di potere patriarcale che vuole l’uomo eterosessuale padrone del corpo e della vita di una donna. Sembrerebbe quasi una solidarietà tutta al maschile, un potere che si esercita in branco, veri e propri rituali che mettono in scena stupri di gruppo.

    Il clamore mediatico che ne è seguito ha fatto in modo che molti di questi gruppi venissero eliminati. Ricordiamo inoltre che dal 2019 il revenge porn, è diventato a tutti gli effetti un reato punibile con una reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro.

    avellino

    Ciò non basta, perché quei gruppi continuano a formarsi e riempirsi di materiale privato. Non serve attribuire questi comportamenti ad una cerchia di persone e dirsi: “Ma non tutti gli uomini sono così“, questa è una problematica che riguarda tutte e tutti noi, figli della stessa società. Un fattore culturale da sempre in voga vede la stigmatizzazione dei corpi e della sessualità femminile, che dovrebbe essere docile, quasi assente o comunque assertiva in relazione a quella maschile. Tali rettaggi sono presenti dietro molteplici dinamiche: da quelle che portano un ragazzo appena adolescente a sentirsi in diritto e quasi in dovere di fischiare dietro una ragazza in strada, a quelle che sconfinano negli episodi di violenza, conditi da atteggiamenti che colpevolizzano la vittima.

    E quindi ripetiamolo ancora e ancora: se vengo stuprata, anche se indosso la minigonna e i tacchi a spillo no, non me la sono cercata. E non me la sono cercata se condivido le mie immagini intime con il mio partner e quest’ultimo, alla fine della relazione, decide di passarle ai suoi amici, o in un gruppo con 60mila sconosciuti. Non me la cerco se sui miei social condivido la mia immagine e poi questa finisce per essere motivo di sfoghi sessuali senza il mio esplicito consenso.

    Chiediamoci chi e perché è in quei gruppi. Chiediamoci chi sono gli uomini fruitori di quel materiale, quelli che non condividono e non scrivono nessuna brutalità, ma restano in silenzio davanti a quelle degli altri. Cerchiamo di costruire un dialogo costruttivo tra le parti, che porti le donne a liberarsi dallo stigma e gli uomini a liberarsi dalle costrizioni di potere e virilità.

    LA TESTIMONIANZA

    • Com’è cominciata questa storia? 

    Sono stata contattata da una ragazza alla quale hanno rubato le foto associando la sua immagine a dei porno. Ho visitato a mia volta questi gruppi e ho trovato anche delle mie foto, foto normalissime presenti sui miei social, accompagnate da commenti sgradevoli. Insieme ad altre ragazze, siamo riuscite a risalire all’autore di queste condivisioni e abbiamo deciso di denunciarlo. Questo ragazzo pubblica il materiale scrivendo cose come: ”Chi vuole questa t***a?”. È un ragazzo che conosco, un amico da tempo. Abbiamo anche subito stalking da questa persona: dal 2018 continuava a contattarci e nel momento in cui non riceveva più risposte, passava ad account fake per attirare l’attenzione.

    • Come ti sei sentita quando hai scoperto le tue foto in quelle chat?

    Ho provato vergogna. Mi sono chiesta cosa avrebbero pensato le persone di me. Inizialmente infatti non volevo renderlo pubblico, poi però ho deciso di farlo, siamo in tante e non c’è nessuna colpa da parte nostra. Sono stati dei giorni difficili per me e ancora adesso, continuo a controllare quel gruppo. Cerco foto mie e di altre ragazze che conosco.  Il gruppo è stato creato il primo aprile, ho guardato 30mila media in una sola notte. Mi sono sentita tradita da quella persona. L’ho contattato e non ho ricevuto risposta. Le altre ragazze che lo hanno contattato, sono state derise da lui che ha negato il tutto. Poi ovviamente, ha cancellato il suo account Telegram e non ha più risposto a nessuna di noi. La cosa che più mi dispiace, è che io sia diventata ossessionata da questi gruppi. Ho paura di trovare altre foto. 

    • Quando è venuta fuori questa storia, hai mai pensato di poter essere finita in quei gruppi? 

    Non l’ho mai pensato. Immaginavo ci fossero soltanto foto “compromettenti”, quindi mi sentivo tranquilla.

    • Perché accadono queste cose secondo te?

    Molte persone, soprattutto maschi, in questo caso, non riescono ad arrendersi all’idea che l’altra persona non provi attrazione fisica o mentale nei loro confronti. Questo è l’unico modo che hanno per sentirsi in qualche modo realizzati.

    • Ti senti di dire qualcosa alle altre ragazze che magari sono nella tua stessa situazione e non riescono a denunciare l’accaduto? 

    Vorrei dire che non siamo sole. Ci sono più persone di quante immagini, anche molto vicine a te. Ne ho scoperte tantissime che conoscevo e non avrei mai pensato si trovassero in questa situazione. Metterci la faccia è pericoloso, ma anche liberatorio. Io credo nella giustizia. 

    Continua su Avellino.zon

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