I binari dell’Avellino – Rocchetta Sant’Antonio: la storia attraverso una mostra

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Al Carcere Borbonico per ammirare l’Irpinia attraverso il finestrino di un treno in corsa. Si tratta della linea Avellino – Rocchetta Sant’Antonio

In occasione della seconda Giornata nazionale del Paesaggio, celebrata il 14 marzo 2018, l’Archivio di Stato di Avellino ha inaugurato la mostra «L’Irpinia dal finestrino: viaggio in treno alla scoperta di territori e paesaggi».

Nelle sale dell’Archivio, sito presso il complesso dell’ex Carcere Borbonico, sarà esposta fino al 20 aprile una variegata collezione di materiale cartografico e fotografico che intende ripercorrere la storia e i luoghi della nota linea ferroviaria, l’Avellino – Rocchetta Sant’Antonio.

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La storia

Collegamento tra il capoluogo irpino e la Lucania, questa strada ferrata rappresentò una vera e propria rivoluzione sul territorio, poiché la sua realizzazione favorì l’uscita da quello stato di tradizionale emarginazione avvertito nelle aree che essa si preparava ad attraversare. Un’emarginazione in primis di natura geografica, data la distanza dai centri amministrativi ed economici principali, che però si traduceva inevitabilmente anche in quella culturale e commerciale.

La linea ferroviaria venne inaugurata il 27 agosto del 1895, dopo una lunga fase di progettazione cominciata già nella seconda metà del XIX secolo, in pieno fermento post-unitario. I comuni serviti furono oltre trenta, interessanti l’Alta Irpinia e la Valle dell’Ofanto, fino al capolinea di Rocchetta Sant’Antonio, nel foggiano.

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La nuova infrastruttura riuscì ad apportare enormi benefici alla popolazione locale anche durante la fase di realizzazione, affidata alla Società per le strade ferrate meridionali, data la necessità di manodopera e di materie prime. I vantaggi, com’è intuibile, si moltiplicarono da quell’agosto del ’95, probabilmente superando anche le aspettative delle due personalità  che avevano dato l’impulso fondamentale alla sua costruzione: Francesco De Sanctis (Morra Irpina, 1817 ) e Michele Capozzi (Salza Irpina, 1836).

Tuttavia fu proprio l’importanza ricoperta dalla tratta Avellino – Rocchetta Sant’Antonio a decretarne la rovina, a partire dal cinquantennio successivo all’apertura. Infatti, nel pieno del secondo conflitto mondiale, i bombardamenti americani ne presero di mira le stazioni principali, infierendo soprattutto su quella di Conza – Andretta, dove erano in sosta alcuni treni merci. Attacchi successivi provocarono la distruzione di ben cinque ponti della ferrovia. La scoccata finale fu data, in tempi più recenti, dal terremoto del 23 novembre del 1980, che trasformò in ruderi la maggior parte delle stazioni, tra cui quella di Avellino.

Dunque l’Avellino – Rocchetta Sant’Antonio è ad oggi una ferrovia in disuso, ma non per questo dimenticata. La bellezza dei paesaggi che attraversa, rurali o selvaggi, l’atmosfera inquieta e sospesa dei suoi binari, nonché l’essere testimonianza storica tangibile, l’hanno resa ambìto oggetto di studio e meta del turismo più raffinato. Per questo, naturalmente, un plauso va a quelle associazioni e a quegli enti locali che all’arte del dimenticare hanno preferito quelle del riscoprire e del valorizzare.

La mostra 

Si comprende così l’importanza della mostra allestita presso il Carcere Borbonico – anch’esso memoria storica cittadina – che intende ripercorrere lo stesso tracciato della ferrovia attraverso le immagini.

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Prende perciò vita un viaggio intellettuale che, in ordine, attraversa i Comuni di: Avellino, Salza Irpina, Montefalcione, Montemiletto, Lapio, Taurasi, Luogosano, Paternopoli, Castelfranci, Montemarano, Cassano, Montella, Bagnoli Irpino, Nusco, Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Teora, Morra De Sanctis, Conza, Cairano, Calitri (ultimo paese irpino), i potentini Ruvo e Monticchio e, infine, i foggiani Aquilonia, Monteverde e Rocchetta Sant’Antonio.

Tra i documenti più pregiati in esposizione va fatto cenno ad alcune piantine risalenti al XVIII secolo – all’epoca denominate agrimensori e regi tavolari – che creano un interessante contrasto con le fotografie d’epoca contemporanea che le affiancano.

Il pubblico potrà accedere dal lunedì al venerdì, ore 10.00 – 18.00, e il sabato dalle ore 10.00 alle 12.30. Ingresso gratuito.