Avellino, liberi di essere ed amare: grande successo per la marcia contro l’omotransfobia

0
Avellino

Si è tenuta ieri la Marcia contro l’omotransfobia, più di cinquecento persone sono scese in strada a manifestare. Momenti di forte commozione per l’Associazione Apple Pie: l’amore merita LGBT+

Come si racconta un’emozione cercando di restare “professionali”? Non credo sia possibile e tuttavia, ogni tanto qualche emozione non guasta.

Eravamo in tantissimi ieri, più di c i n q u e c e n t o persone, a marciare nel cuore della nostra città. Tantissimi di ogni età, sesso, religione, orientamento sessuale. Tantissimi nelle nostre differenze. C’erano quelli con i capelli corti, lunghi e colorati. C’erano quelli a cui i capelli mancavano del tutto. C’erano persone in piedi e persone in carrozzina. C’erano i bianchi e i neri. C’erano gli attivisti, i curiosi, gli orgogliosi, i passanti, i giornalisti avellinesi e quelli della Rai. C’erano associazioni da tutta la Campania.  C’erano anche i cani. C’erano adulti, genitori, c’erano ragazze e ragazzi, coppie omosessuali, coppie etero, c’erano bambini e adolescenti. Forse mancavano i nonni, ma qualcuno di loro seduto sul bordo della strada, guardava incuriosito.

Dire che la prima marcia contro l’omo-bi-transfobia ad Avellino sia stata un successo è riduttivo. La città ha risposto bene, ha accolto numerose persone venute da fuori e ha marciato unita per degli ideali. Nessun gesto estremo come si è soliti pensare di queste manifestazioni, tutto è proceduto in modo regolare, tra musica, balli, testimonianze, spettacoli teatrali e momenti di riflessione. Tutto tra il divertimento e l’emozione.

 

Una decina di step hanno intervallato la marcia partita e conclusa in Piazza Libertà. A dare il via Angela Ruggiero, con la canzone “I want to break free”, manifesto d’amore e libertà. Poi l’intervento dell’Ordine degli Psicologi della Campania che hanno denunciato fortemente le così dette terapie riparative, e Antonello Anteo Sannino, (Presidente Arcigay Napoli) che ha sottolineato l’importanza di una legge contro l’omotransfobia.

Importante la presenza di Alessandro Baracchini padrino dell’evento, il giornalista di RaiNews24, ha raccontato di quella volta  in cui ha deciso di schierarsi e ha fatto coming out in diretta televisiva.

Un momento storico per Avellino, che verrà ricordato negli anni a venire. Ricorderemo gli sguardi incuriositi, divertiti o scettici dei passanti, di quelli che si fermavano a domandare di quella manifestazione gioiosa e colorata, ricorderemo i saluti della gente sui balconi e soprattutto ricorderemo i saluti delle Suore della Casa di Riposo. Ricorderemo le Forze dell’Ordine, rigorose e attente affinché tutto si svolgesse per il verso giusto. Ricorderemo Caroline che è scappata dal suo paese d’origine e ha trovato una famiglia nell’associazione Wand di Benevento. Ricorderemo Rosanna Sirignano attivista instancabile anche nel primo giorno di Ramadan, tra digiuno e il caldo della marcia. Ricorderemo la Scuola di Danza In Punta di Piedi che sa regalare emozioni “da qualche parte sopra l’arcobaleno” con Somewhere Over The Rainbow. E ancora, la bachata gender della Scuola di Ballo Nicola Sabatino, le piccole ginnaste di Marina De Santo, la compagnia Bordeline Danza, l’immancabile folklore con gli Scommonecati e “Cara mamma, caro papà”, la lettera sul coming out interpretata da Vernicefresca Teatro.

Ricorderemo Famiglie Arcobaleno e Giuseppina La Delfa, soddisfatta e felice dopo 15 anni di lotte per smuovere qualcosa ad Avellino. L’orgoglio dell’Associazione Agedo, la testimonianza a gran voce di Domenico Salierno (Sezione Campania persone sieropositive) e quelle di Ottavia D’Anseille Voza e Daniela Lourdes Falanga, per la visibilità e l’orgoglio transessuale. Ricorderemo le parole di Edoardo Palescandolo, Presidente del Coordinamento Campania Rainbow che da troppo tempo stava aspettando che Avellino si unisse alla rete. E poi le canzoni, gli slogan, le bandiere nel cielo e quelle disegnate sulle guance. I sorrisi e le lacrime di commozione.

Eravamo pronti, Avellino era pronta per questo passo. Undici mesi per metter su una manifestazione durata tre ore. Undici mesi per farsi venire delle idee, preparare una scaletta, contattare ospiti ed associazioni, undici mesi di telefonate, email, messaggi, tra momenti d’ansia e sconforto.

Antonio De Padova, Mara Festa e Rebecca Piu le menti dietro questo progetto culturale. Vi abbiamo parlato tanto di loro e dell’Associazione Apple Pie: l’amore merita LGBT+, nelle ultime settimane. Abbiamo voluto stare al fianco di un progetto nel quale noi in primis abbiamo creduto. Fare giornalismo non è soltanto andare a caccia di scoop e cronaca nera, fare giornalismo significa soprattutto questo, raccontare le storie positive, toccare con mano le realtà che ci circondano e ispirare gli altri.

Avellino stamattina si risveglia, la festa è finita, le bandiere sono state deposte, i palloncini volati in cielo sulle note dell’Hallelujah. Molto c’è ancora da fare affinché non ci sia più bisogno di manifestare. Molto affinché non ci sia nemmeno bisogno di etichettarci tra esseri umani. Decidiamo di svegliarci con una nuova consapevolezza, decidiamo di schierarci contro l’odio e la discriminazione ogni giorno, decidiamo di metterci la faccia e non voltarla mai dall’altro lato dinnanzi alle ingiustizie. Ricordiamoci che le battaglie umane vanno combattute, anche quando esse non ci riguardano direttamente.