Avellino, troppi problemi, ma non bisogna sfiduciarsi

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Avellino, Calcio

Altri due punti buttati da un Avellino che lotta ma che poi si perde in un bicchier d’acqua: con il Carpi arriva l’ennesimo ed inutile pari

Il maltempo che ha caratterizzato la giornata di ieri poteva essere simbolo del “tempo da Lupi”; invece si è rivelato essere lo specchio dell’umore di tutti coloro che tifano Avellino: grigio. Ennesima gara buttata dai biancoverdi, che sprecano ottanta minuti di sacrificio con un paio di errori che potevano costare addirittura la sconfitta. Ci sono troppi problemi da risolvere e bisogna farlo al più presto perché altrimenti le cose potrebbero andare, se possibile, anche peggio di così.

ATTACCO – Il reparto più problematico. Senza Bidaoui, l’attacco biancoverde è sterile. Castaldo lotta e gioca anche qualche buona sponda per i compagni, ma lui da solo non basta. Ardemagni sembra un lontano, forse lontanissimo, parente di quello che avevamo conosciuto: il nulla nella mezz’ora che ha disputato da subentrato. Si salva solo l’algerino che ha il merito di propiziare il gol e di mettere lo spauracchio alla difesa del Carpi ogni qualvolta si riuscisse ad arrivare negli ultimi trenta metri di campo. Entra pure Camara, che però dopo buoni 25 minuti di riscaldamento gioca soltanto nei quattro di recupero, pochi per mettere in mostra la sua tecnica. Resta in panca Asencio, che forse meriterebbe qualche chance in più, vista anche la scarsa resa dei suoi compagni di reparto.

DIFESALa difesa a tre sembra funzionare, anche se a restare fuori è Kresic che precedentemente si era disimpegnato benissimo, trovando anche più volte la via del gol. Un paio di disattenzioni dell’Avellino per le quali si è rischiato di capitolare; su una di queste arriva il pari biancorosso, con Falasco che si è fatto saltare in velocità troppo facilmente. Migliorini mette la museruola a Mbakogu per 80 minuti di gioco, poi se lo perde in occasione del gol; Ngawa prova a mettere una pezza, ma nulla di fatto.

CENTROCAMPOLaverone bene in fase difensiva, ma davanti è più che rivedibile; non un cross che non fosse indirizzato verso altro che fossero i guantoni di Colombi. Falasco poco propositivo, limitando così eventuali fonti di gioco. Uniche positività, le prestazioni di capitan D’Angelo e di Di Tacchio. D’Angelo lotta, corre, e con una bella azione personale cerca anche la via della rete. Di Tacchio fa lo stesso: onnipresente, buona qualità, non ha perso una palla: lui ed il capitano le uniche voci fuori dal coro. Molina dice di trovarsi bene da interno di centrocampo, ma la sensazione è che sia piuttosto limitato in quel ruolo; trova il gol e si sacrifica per i compagni, ma in altre situazioni potrebbe essere ancora più incisivo.

Avellino, Di Tacchio
Di Tacchio, uno dei pochi a salvarsi delle recenti prestazioni dell’Avellino, con la sua grinta combinata ad una più che ottima qualità

Troppi problemi da risolvere. Ciononostante, la soluzione non sta certo nel cambio dirigenziale, forse sta nel cambio dell’allenatore, ma ecco un déjà-vu: come un anno fa, sembra che Novellino possa avere la bacchetta magica, con la quale risolvere poco a poco i problemi dell’Avellino. Sia chiaro che qualche piccolo, ma molto piccolo, passo in avanti è stato compiuto; sta di fatto che vedere ad inizio stagione un Avellino travolgente e adesso un Avellino blando è qualcosa a cui nessun tifoso avrebbe mai voluto assistere. Non resta che avere fiducia in coloro che lavorano ogni giorno per migliorare, che siano seduti sulla panchina o che corrano sul campo, anche perché se comincia a mancare la fiducia, le cose non possono che peggiorare.