Avellino: vini in gara al concorso “Bacco e Minerva 2017”

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Dal 10 al 12 maggio all’Istituto Agrario “De Sanctis-D’Agostino” di Avellino si svolgerà la XVI edizione del Concorso Nazionale “Bacco e Minerva”: sfida tra i migliori vini prodotti dalle scuole tecnico-professionali di tutta Italia

Sfida all’ultima bollicina. L’Istituto “De Sanctis-D’Agostino” di Avellino ospita la XVI edizione del Concorso Nazionale “Bacco e Minerva” che consacrerà il miglior vino degli istituti agrari italiani. Si tratta di una contesa che vede protagonisti i ragazzi: saranno infatti giudicati e premiati vini che loro hanno prodotto. Si vuole così valorizzare l’impegno e i sacrifici di giovani il cui obiettivo primario è quello di promuovere le peculiarità e la conoscenza di un determinato territorio.

Dal 10 al 12 maggio quindi si svolgerà presso l’Auditorium dell’Istituto in Via Tuoro Cappuccini una tre giorni che vuole essere occasione unica sia per focalizzare i rapporti fra scuole, aziende, associazioni ed istituzioni pubbliche, sia per far emergere ancora una volta la straordinaria ricchezza vitivinicola che contraddistingue l’intero territorio nazionale cavellinoon un occhio di riguardo questa volta però per i padroni di casa, i prestigiosi vini irpini e campani.

L’organizzazione del concorso è stata curata dall’Istituto “De Sanctis-D’Agostino” in quanto il suo Fiano di Avellino Docg 2015 è stato dichiarato miglior vino dell’anno nella scorsa edizione di “Bacco e Minerva” svoltasi all’Istituto Agrario “Ciuffelli” di Todi: il vino irpino prevalse su oltre 70 etichette che rappresentavano la produzione enologica di 40 scuole professionali provenienti da tutta Italia.

L’edizione 2017 avrà luogo nel ricordo di Antonio Mastroberardino, deceduto nel 2014, che è stato un pioniere nel settore vitivinicolo avellinese. Il prof. Pietro Caterini, dirigente scolastico dell’Istituto Agrario “De Sanctis-D’Agostino”, vuole proprio commemorare questa immensa figura di uomo e di imprenditore, re del Taurasi e fiero difensore dei vitigni autoctoni.

«Il premio assume per tutti noi un valore ancor più significativo – sottolinea Caterini – perché dedicato alla figura di Antonio Mastroberardino, l’archeologo della vite e del vino come riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori sia in Italia che all’estero. Egli è stato per decenni grande innovatore e al tempo stesso instancabile custode dell’immenso patrimonio di conoscenza e di arte della nostra viticoltura che vanta antiche e nobili origini. Nel secondo dopoguerra è stato l’unico difensore dell’Aglianico, del Greco di Tufo, del Fiano e della Falanghina, vitigni la cui storia si lega al territorio campano lungo il corso dei millenni, contro ogni moda passeggera e contro ogni omologazione del gusto».