Baiano, intervista a Carolina Cuomo l’artigiana delle scarpe de “l’amica geniale”



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L’artigiana delle scarpe de “L’amica geniale” Carola Cuomo di Baiano racconta in esclusiva la sua vita professionale

Carolina Cuomo, di Baiano è l’artigiana che ha confezionato le scarpe della serie televisiva Rai ispirato ai libri di Elena Ferrante “L’amica geniale”.

Carolina ha rilasciato un’intervista esclusiva in cui è stata in grado di toccare argomenti di coinvolgimento collettivo. Ha spaziato dal mobbing al precariato, alla difficoltà di incontrare colleghi artigiani non prossimi alla pensione, nel suo territorio.

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Carolina Cuomo

Come si sente ad aver raggiunto un traguardo così importante, come quello di prestare la sua opera, in una fiction per la Rai?

“Mi sento onorata ad aver partecipato ad una serie che nessuno sapeva avrebbe avuto una risonanza così grande e che è stata tra le più seguite non solo in Italia, ma anche all’estero. Tant’è che quando ho lavorato per la prima serie, mi dissero: Carolì noi ora dobbiamo andare alla mostra di Venezia e vediamo come vanno le cose, se dovessero andare bene, attaccheremo subito con la seconda serie. Loro ebbero subito la notizia che aveva avuto grandissimo successo e mi chiamarono per dire: siamo nuovamente in opera, iniziamo immediatamente le riprese, perché la seconda parte sarà un po’ più impegnativa. Infatti, l’altra stagione riassume non solo la storia del secondo libro della Ferrante, ma anche parte del terzo romanzo.

Questa è una delle mie rivincite personali – afferma l’artista di Baiano – perché anche in questo lavoro non è stato per niente facile, anzi, ho incontrato davvero tante difficoltà che ho superato e c’ho messo tanta volontà. Non è stato semplice entrare in un settore che non ti appartiene, poiché non basta solo la creatività. Molti mi dicevano: tu non hai la “cazzimma”! Non ce l’avevo e mi sono presa un sacco di bidoni, però ho sempre cercato di andare avanti e quello che mi ha aiutata è stato il mio retaggio familiare, la mia cultura. Non penso di essere migliore dei miei colleghi “scarpari”, però penso di saper comunicare, agire e questa è una conquista che si ottiene con esperienza, con educazione, con un percorso accademico e universitario che può contribuire a far crescere la tua persona. Chi lavora sulla comunicazione, sulla gestione delle emozioni, ha sempre qualcosa in più rispetto a qualcun’altro e questa cosa ti viene riconosciuta perché professionalmente vieni apprezzata, non solo per quello che fai, ma soprattutto per come lo fai e per come ti poni.

Scenografi e costumisti con cui ho lavorato, come anche altre persone, hanno sempre detto che sono felici di lavorare con me, a prescindere se sono brava o meno, ma perché gli piace la persona che sono, prima di tutto. La stessa cosa pensa un californiano che mi ha contattata qualche anno fa, per una piccola produzione di lusso che abbiamo prodotto insieme. Mi disse: Carolina se tu non fossi stata così come sei, io non avrei proprio fatto affari con te”.baiano

Oggi il mondo della moda viaggia a ritmi spropositati. Lei, come riesce da Baiano, a portare avanti questo lavoro?

“Baiano è soltanto la mia sede operativa, non ti nascondo che tutt’ora faccio molte ricerche in quanto nei miei progetti futuri c’è il trasferimento in una zona in cui la cultura calzaturiera è ben radicata perché qui c’è una grossa difficoltà che è quella di reperire artigiani. Gli artigiani che lavorano con me sono anziani, per cui bisogna pensare al dopo. Le Marche è fra le regioni in lizza per un possibile trasferimento. Mi piacerebbe aprire un laboratorio con attinente atelier, cioè quello che ho qui, ma in quella terra. Qui c’è un grosso calo di artigiani, non mi ha mai contattato un artigiano di 40-50 anni, la maggior parte sono in pensione. Trasformare la mia bottega in una fabbrica, beh sarebbe meglio produrre in serie, ma non vorrei snaturarmi”.

Si è mai pentita d’aver abbandonato la carriera da psicologa?

“Non mi sono mai pentita di aver abbandonato la mia carriera da psicologa (sorride l’artista di Baiano) perché penso che forse non sia mai iniziata. Quando hai troppe specializzazioni e stai in contesti lavorativi diversi, in realtà, non fai altro che ammucchiare tante esperienze frammentate che non accrescono il tuo bagaglio di esperienze e competenze. Lavorando in settori svariati e diversificati, non stai investendo per costruire qualcosa, ma vieni soltanto sfruttato da persone che politicamente sono più in alto di te e che se vogliono, possono distruggerti. Non sono casuali le storie di mobbing. Io, anche il mobbing in alcuni ambiti, ho dovuto subire. Per questo motivo ho scelto, poi, una cosa che dipendesse prettamente dalle mie competenze e in cui potevo investire.

Quando lavoravo come psicologa ed entravo in un negozio, dovevo scongiurare che la mia carta di credito funzionasse, perché entravo e avevo il terrore che non funzionasse dato che la carta è collegata ad un conto su cui non sapevo quando versavano e se versavano lo stipendio. Una continua umiliazione. Certo, prima mi chiamavano “dottoressa” e qualcuno mi prende in giro dicendo che invece di andare avanti sono andata indietro perché mi chiamano “ciabattina”, però io, adesso, posso entrare nei migliori ristoranti e usare tranquillamente le mie carte di credito, non come prima. I soldi non sono tutto, ma ti restituiscono la dignità, eccome”.

Ricorda il primo paio di scarpe che ha disegnato e riprodotto?

“Si, me lo ricordo ed era ispirata ad una collezione a cui sono molto legata ed era “Les jardins”. Questa linea fu notata da Vogue e appena feci questa linea ispirata ai fiori e ai prati, avevo immaginato questo prato che si ramificava intorno al piede e costruiva praticamente una scarpa. Avevo creato la primula, la calla. La calla era il pezzo cult della mia collezione che poi è stato riprodotto in diversi colori e venduto online tramite siti che mi contattavano”.


Mi parli dell’esperienza con la Arditi di Roma.

Arditi mi contatta 2 anni fa circa ed è un famoso laboratorio romano che da diverse generazioni collabora con il cinema. Mi contatta il responsabile dicendo che avevano chiuso il laboratorio, perché non c’erano più artigiani e siccome online ho delle buone recensioni, mi commissionò degli stivali per un film o un party a tema anni ’70, per Giovanna Fendi. Modello specchiato e alto fin sopra la gamba. in seguito mi fece produrre altri modelli, con le zeppe ad esempio. Sempre pezzi unici da dare alle produzioni. Successivamente mi ricontattò per parlarmi della serie tv, “L’amica geniale”, perché doveva affittare le scarpe ai protagonisti e mi chiese di produrre le scarpe. Avendo avuto la fortuna che la fiction girava a Caserta, quindi vicino, ho potuto lavorare direttamente con gli scenografi senza in contatto Arditi che faceva da intermezzo”.

Quali sono i suoi progetti futuri? C’è in serbo un’altra proposta negli ambienti della televisione?

“Tra i progetti – continua Carolina Cuomo – c’è sicuramente la costruzione di una piattaforma che già va avanti da 2 anni in quanto tempo fa ho partecipato ad un bando per l’ampliamento dei laboratori di artigiani e ho chiesto finanziamenti per costruire un configuratore. Cos’è? Un e-commerce che non ti vende la scarpa così com’è, ma ti offre la possibilità di selezionare delle opzioni per personalizzare e vedere in anteprima la scarpa che vorresti. Questo configuratore è stato fatto soltanto per i ginnici come la Nike, mi sembra, per cui è complesso e costoso e me lo consegneranno a fine febbraio. Sono molto ansiosa e non vedo l’ora di seguire questo progetto. Darò la possibilità di modificare, partendo dai modelli di base, personalizzando formato e altezza dei tacchi con o senza plateau, imbottitura interna o meno, pianta regular, sottile o larga.
Ci sono altre proposte, però non mi posso sbilanciare”, conclude l’artista di Baiano Carolina Cuomo. 

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