martedì - 13 Aprile 2021

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    Brachetti ospita il “Gesualdo” nella casa della sua immaginazione

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    Due giorni di pura magia e trasformismo quelli vissuti dal “Carlo Gesualdo” di Avellino durante lo spettacolo di Arturo Brachetti

    Si inizia a guardare lo spettacolo e Arturo Brachetti è lì, davanti ai tuoi occhi, vestito da Hulk e l’attimo dopo da Batman e poi da Wonder Woman e la sola cosa che ti passa per la testa è: “Come fa a cambiarsi d’abito così velocemente?“. E te lo chiedi una, due, dieci volte, finché non ti rassegni e quando smetti di chiedertelo inizi a godere della magia che è in scena. Sarebbe più corretto dire illusionismo, probabilmente, ma come si fanno a distinguere le due cose quando di ciò che vedi poco o nulla ti riporta alla realtà?

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    In “Solo”, il maestro Brachetti ha voluto raccontarci una storia. Tutto parte dal plastico di una casa, la sua casa, abitata dai suoi personaggi, in cui poco per volta ci ospita, ci fa accomodare e ci mostra dettagli della sua vita e da ognuno di questi nasce un numero o per meglio dire una narrazione. Proprio così, dalla tesa di un cappello nascono venticinque diversi personaggi, o da un libro di favole sbucano fate e principesse. In questo percorso, Brachetti è accompagnato dalla sua ribelle ombra, che prova insistentemente a fargli capire che è giunta l’età adulta ed è ora di smettere di sognare. Arturo, però, non ne vuole sapere, dell’immaginazione ne ha fatto una professione e riuscirà a far capire anche ad Ombra quanto è importante preservare il bambino che è in ognuno di noi.

    Brachetti
    Arturo Brachetti saluta il pubblico del “Gesualdo” a fine spettacolo

    Chi meglio di un sessantunenne con quel ciuffo (non ce ne voglia), può incarnare questo ideale di eterna innocenza e fantasia? Se poi ad accompagnare lo spettacolo c’è una meravigliosa scenografia di luci, che filtra tra la densa nebbia di ghiaccio secco che si alza in sala, allora la magia è assicurata.

    Tra le risate e le esclamazioni di stupore, non mancano i momenti di tenerezza, come il ballo con un vecchio abito cucito e indossato dalla madre, che lievita e danza con lui oppure la “sand art” che ritrae Brachetti e il suo ciuffo attraverso il tempo e le stagioni, fino a giungere nella città di Avellino, accolto dal fragoroso applauso del nutrito pubblico in sala.

    Si è trattato di uno spettacolo per tutti, dai bambini, agli adulti nostalgici di Ghostbusters e Star Wars, dai giovani fan di Walter White, alle nonne delle tv a tubo catodico e delle vecchie macchine da cucire.

    Il “Gesualdo”, probabilmente, aveva proprio bisogno di un artista del genere per riaprire il sipario e offrire di nuovo arte e cultura ai propri cittadini.

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