“Bullo? No grazie”, il corto del regista Falagario realizzato con gli studenti di Solofra



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bullo no grazie- falagario- isiss ronca

Gli studenti dell’ISISS “Ronca” di Solofra dicono con forza “NO” al bullismo. Il regista Rai Falagario interpreta le loro voci plasmandone un corto. “Bullo? No grazie”, presentato alla Fiera del libro di Manocalzati, è l’arte che corre in soccorso alla realtà

Un cortometraggio sul bullismo

“Bullo? No grazie”. Questo il titolo del progetto filmico realizzato dagli studenti dell’ ISISS bullo no grazie- falagario“G.Ronca” di Solofra, regia di Giuseppe Falagario,  presentato per la prima volta nell’ambito dell’ottava Fiera del libro di Manocalzati, nella serata conclusiva di sabato 6 maggio, nella cornice del castello di San Barbato.

Pensato come corto da realizzarsi nel contesto scolastico per l’omonimo progetto formativo indetto dal MIUR, “Bullo? No grazie” è capace di mostrare con enfasi e veridicità i meccanismi e gli esiti di quella problematica sociale che va sotto la definizione di “bullismo”.

Figlio di una società arrivista e che fa dell’apparenza la propria religione, il bullismo si nutre delle debolezze altrui, fagocitando le proprie vittime, trascinandole in una spirale di violenza psicologica o fisica.  A loro volta, i cosiddetti “bulli”, vengono nutriti di messaggi contraddittori che quella stessa società trasferisce, dove la cultura dell‘humanitas annega nel mito dell’ostentatio. Vittime e carnefici, così, passano sullo stesso livello, entrambi succubi dello stesso male.

Ed è questo l’insegnamento più profondo che Falagariobullo no grazie- falagario riesce a trasmettere nel corto da lui scritto e diretto, dove gli antagonisti a loro volta vivono situazioni di violenza o solitudine. Non è certo una giustificazione degli atti commessi, che restano deprecabili, ma è una intelligente prospettiva da cui indagare il fenomeno. Infatti, essendo questo più vivo e feroce tra gli adolescenti, potrà essere debellato soltanto se nella formazione i cosiddetti “adulti” instilleranno in loro i giusti valori. Perché l’adolescente è creta malleabile e la sua forma dipenderà dal tocco di chi la modella.  Quest’esperienza resterà certamente indelebile per gli studenti che hanno avuto la possibilità di cimentarsi nella recitazione, toccando con mano un mondo nuovo.

Attenta, nella sceneggiatura, anche la resa veritiera dei meccanismi di violenza. bullo no grazie- falagarioCamilla, la protagonista, viene convinta dal ragazzo di cui è innamorata a scattare alcune foto private che poi, contro il suo volere, verranno diffuse in rete. Una trama che ci riporta ai recenti fatti di cronaca, dove i social e il web possono diventare le nuovi armi di “distruzione sociale”. Sulla storia principale se ne innestano altre, che arrivano a toccare il tema della droga, il mito del facile guadagno, la solitudine, il rapporto genitore-figlio e alunno-insegnate. Tutte portano a una morale di fondo, quella della speranza, della possibilità del cambiamento, prima personale e poi sociale. Una morale che potremmo definire “francescana”, molto cara al regista, che si coglie sia da piccoli particolari – come l’incontro tra il bullo e un monaco francescano – nonché dall’epilogo, in cui Camilla perdona il suo carnefice che, a sua volta, comprende i propri errori.

L’intervista al regista

  • Molti dei suoi progetti sono realizzati in sinergia con i più giovani, che ne diventano protagonisti e insieme destinatari. Come riesce a coinvolgerli e a interessarli?

“Riesco a toccare e a sensibilizzare i ragazzi semplicemente mostrandogli cose che probabilmente non riescono a vedere da soli o che nessuno gli mostra. I ragazzi hanno risposto benissimo, perché non sono poco interessati, sono disinformati. Questi ragazzi ci hanno messo il cuore, l’anima e il cervello, sono in debito nei loro confronti, perché scrivere qualcosa significa sentirlo, e vederlo interpretato significa viverlo”.

  • Quando nasce in lei il desiderio e il bisogno di trattare nelle sue opere temi sociali e di scottante attualità?

“Ho deciso dal 2010 di cominciare ad impegnarmi nel sociale, creando il “Green Teen Journal”, un tg ecosostenibile che parlava a 360° di tutti i problemi che riguardano l’ambiente, in onda su Rai News 24, realizzato con i ragazzi delle scuole italiane ma rivolto agli adulti, perché i ragazzi chiedevano agli adulti quello che stanno lasciando a loro in eredità. Quello è stato il punto di partenza che mi ha portato a dedicarmi a messaggi sul sociale, come “Francesco esempio di vita” e tanti altri prodotti. Penso che ogni comunicatore, ogni film-maker, abbia la responsabilità di fare qualcosa di propositivo e non soltanto di negativo, ciò significa coltivare delle nuove generazioni che possano produrre qualcosa di positivo. Io sono contrario all’esaltazione di ciò che può non creare positività, come prendere dei delinquenti e renderli eroi di prodotti cinematografici, senza pensare al deficit sociale che poi possano creare. Il male va mostrato, ma creando un equilibrio narrativo che non vada ad inquinare delle aree in crescita come i ragazzi”.

 

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