Canali “precipita” sul Giano



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Giorgio Canali & Rossofuoco ieri hanno scaldato l’umida serata del Giano Wood Rock 2015, organizzato in località Fontigliano (Nusco, AV). Un po’ affaticato ma con l’intatta verve di sempre, Canali si è esibito come un grande fottuto stronzo. Di “Divi” nei paraggi ce ne sono fin troppi

Canali e una versione ridotta della band di supporto Rossofuoco si sono esibiti al Giano Wood Rock 2015, nonostante i pronostici climatici, il vento imperante e l’umidità delle piogge mattutine. Canali c’era. C’è stato fino alla fine. C’è stato anche quando, impugnata la chitarra di un musicista locale, ha detto la sua amalgamandosi alla proposta locale dei Kaktus e del punk podolico.

Roma 2013: data e luogo del mio ultimo avvistamento. Da allora, rivedendolo ieri sera, Giorgio Canali mi è apparso affaticato, sciatto. Vedi passarti accanto un uomo emaciato e pensi “cazzo ha perso il suo smalto! Ce la farà a suonare stasera?”. Ma poi ti si avvicina, senza fronzoli, convenevoli o smancerie di sorta e impreca per il tempo: allora capisci che è lì dentro, intrappolato in un corpo segnato dal tempo.

Giorgio Canali e Rossofuoco al Giano Wood Rock 2015 _ Foto di Margherita Mancuso
Giorgio Canali e Rossofuoco al Giano Wood Rock 2015

E non si smentisce quando sale sul palco.  Il fuoco divampa ancora sulle note di brani più o meno recenti; è lì che ci urla contro e ci ammalia con “Mostri sotto il letto”, “Tutti gli uomini”, “AleAlè”, “Lettera del compagno Lazslo”, “Precipito”, nonostante il freddo e l’inseparabile chitarra scordata.

Indiscutibile la potenza di Luca Martelli alla batteria, che, devastante, sovrastava un inizialmente evanescente Canali. Ma lui, lo stronzissimo Giorgio, nel crescendo performativo diventa solido, materico, ricaricato, rigenerato perché “alla fin fine quello che vale, soprattutto, è la gente che urla fuori“.

Lì, sotto il palco, la gente urlava, richiedeva pezzi, la gente voleva esserci: non molta, in parte dimezzata dal maltempo, in parte assente per (un’inconsapevole) scelta. Quasi tutti trentenni, ma anche molti ragazzini, che facevano “esperienza” e Canali non lo conoscono, o almeno non lo conoscevano: qualcuno oggi di certo ne parlerà, lo ricercherà su youtube, su Wikipedia; molti posteranno foto e selfie, altri ne citeranno con tracotanza l’atteggiamento e le libere espressioni.

E al pubblico nuscano, rinsaldato dai fedelissimi sudisti dispersi, Canali ha lasciato l’ultimo chiaro, pungente e insindacabile messaggio: un saluto al sindaco del plebiscito, il “criptodemocristiano”, il “Divo” per eccellenza, per una sera innominato, perché quando è festa lui non c’è.

Era il 16 Agosto 2015 e si stava come d’autunno a Nusco. Eppure si stava bene: c’era Giorgio Canali al Giano Wood Rock! Tutto il resto ancora oggi sembra non importare. “Sarà che questa nebbia mi nasconde l’orizzonte, sarà che un po’ più in là, sono convinta: non c’è niente“.

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