“Il Classico e il Patrimonio Culturale”: ospiti d’eccezione al Liceo Colletta



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Ieri, 10 novembre, il Liceo Colletta di Avellino come un  simposio per un pomeriggio. Ospiti d’eccezione si sono confrontati sul tema de “Il classico e il patrimonio culturale. Percorsi per la ricerca di un’identità e di un’idea di cittadinanza” 

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La Locandina dell’evento

Avellino. Nel pomeriggio di ieri, 10 novembre, il Liceo Classico “P.Colletta” ha aperto con onore le sue porte a ospiti d’eccezione. Grandi nomi dello scenario intellettuale contemporaneo si sono confrontati nel corso di  una conferenza denominata “Il classico e il patrimonio culturale. Percorsi per la ricerca di un’identità e di un’idea di cittadinanza”. Tra questi: il Dott. Gino Famiglietti , giurista e attualmente Soprintendente per il Beni Culturali e Paesaggistici del Molise; il Prof. Tomaso Montanari, storico dell’arte, docente presso l’Università di Napoli “Federico II” e giornalista; il Prof. Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte ed ex direttore della “Normale” di Pisa. A moderare il dibattito Simone Foresta, archeologo e docente presso l’Unina. Dunque un appuntamento degno di lode quello offerto dal Colletta ai suoi studenti e, in generale, alla città di Avellino. Ad assistere, un pubblico numeroso e variegato, formato da studenti, docenti e cittadini ma anche esperti del settore artistico nazionale.

Quella di ieri, affermano gli organizzatori dell’evento, è stata la giusta conclusione di un progetto che la scuola ha portato avanti per circa due anni, denominato “Viaggio nel classico”. Gli studenti infatti sono stati guidati verso la conoscenza e la tematica della conservazione del patrimonio culturale  attraverso dibattiti, lezioni e letture. Inoltre la scuola ha dato loro la possibilità di visitare alcuni tra i siti archeologici del nostro territorio: la vicina Paestum e Sepino, in Molise.

"Il Classico e il Patrimonio Culturale": ospiti d'eccezione al Liceo Colletta
“Il Classico e il Patrimonio Culturale”: ospiti d’eccezione al Liceo Colletta

Il primo ad intervenire è stato il Dott. Famiglietti che, da giurista, si è soffermato sul ruolo dello Stato nella tutela del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale affermando che: “L’operazione preliminare alla tutela come conservazione è la conoscenza,i passaggi successivi sono  la conservazione e la fruizione collettiva”. In particolare Famiglietti ha citato e analizzato l’articolo IX della Costituzione italiana ,in cui si afferma la superiorità del patrimonio collettivo rispetto all’attività economica : “La conservazione del patrimonio e il suo trasferimento a generazioni future è un’utilità sociale fondamentale, questa non può essere in alcun modo oppressa dall’attività economica”. Da queste premesse teoriche è poi passato all’analisi dei fatti, in particolare ha evidenziato alcune situazioni presenti sul territorio nazionale dove, al contrario, sono le leggi di mercato ad avere la meglio sul bene collettivo. Casi in cui il paesaggio artistico viene sfruttato e leso per trarne beneficio economico, presenti sia a Nord che a Sud d’Italia.

“I giuristi-continua Famiglietti-insegnano che gli oggetti che hanno un valore storico o artistico hanno in sé una doppia proprietà:individuale, di tipo economico; l’altra è una proprietà collettiva, di tutti ed è quella culturale. Quindi la cittadinanza deve trovare in sé la forza di valutare criticamente comportamenti rispetto al patrimonio e di  denunciare quelli che non sono coerenti  con questo “.

Dunque la necessità di una valutazione critica dei fatti, di un maggiore interesse verso i beni artistici e culturali comuni, della difesa di ciò che ci appartiene  è il filo rosso che, partendo dal primo intervento, si è poi dipanato anche attraverso le parole di Tomaso Montanari.

Lo storico dell’arte si è soffermato principalmente sul rapporto tra il patrimonio culturale e il mercato.evento liceo colletta “Viviamo in un’epoca in cui forse l’unico dio da tutti riconosciuto e venerato è il mercato: la divinità onnipotente che regola ogni aspetto della nostra vita”-afferma Montanari. Qual è il rapporto tra le due cose? La risposta – ci dice – è stata data qualche giorno fa da Papa Francesco, in maniera semplice e spiazzante. Interrogato sulla possibilità di vendere alcuni beni della Chiesa per fare carità, il Papa ha dichiarato che ciò non è possibile, non essendo quei beni della Chiesa ma dell’Umanità. Dunque non tutto è monetizzabile.

“Sono due grandezze diverse, non di tutto si può fare mercato…Oggi, tutto questo, non è più così ovvio. Il nostro patrimonio culturale, da tanti punti di vista è sottoposto al mercato. I nostri monumenti, per essere restaurati, si coprono di cartelloni pubblicitari..Il patrimonio culturale è il luogo della sovranità ma se io lo rendo un luogo di  mercato, dove trionfa la disuguaglianza, dove a pagamento possono banchettare i ricchi, mentre i cittadini comuni vengono lasciati fuori, non è più un luogo di democrazia”.

Qui naturalmente si riferisce alla vicenda del festino della Ferrari su Ponte Vecchio e, ancora, ricorda la proposta di Franceschini sulla gestione di alcuni musei italiani da parte di grandi aziende che li dovrebbero “adottare”. Montanari conclude, rivolgendosi in particolare agli studenti:

“Vogliamo dei luoghi che siano degli spazi pubblici? Che non appartengano solo a chi ha i soldi e quindi decidere della sorte di un bene comune? Allora è necessario che la Repubblica mantenga il patrimonio culturale un luogo dove si diventi cittadini e non clienti, sovrani e non sudditi, attori della Democrazia e non spettatori. Dipende da noi e soprattutto dipende da voi”.

Anche l’intervento del Prof. Settis esorta all’impegno culturale e civile del cittadino e in particolarevento liceo colletta  modo dell’intellettuale e della scuola.

“Di fronte a quello che sta accadendo in Italia, di fronte a questa crisi che noi viviamo oggi, io credo che ,anziché sentirsi superiori, migliori in quanto intellettuali, insegnanti , in quanto persone che studiano , che ne sanno di più, la cosa cosa più importante da fare è precisamente sentirsi uguali…Proporsi non come cittadini più autorevoli ma provare  a parlare da cittadino a cittadino, utilizzando però al massimo le conoscenze che abbiamo e provare a spiegare.. Nella folla dei cittadini, la voce di uno non deve risaltare perché chi parla si senta migliore ma perché chi parla si senta uguale e,sentendosi uguale e occupandosi della collettività, provi a trasferire sugli altri l’urgenza di un’istanza etica per costruire un futuro per voi e per i vostri pronipoti che non ci sono ancora”.

Queste e molteplici altre le tematiche toccate ieri al Colletta di Avellino, in un evento che ha rappresentato sicuramente un elemento fondamentale alla formazione, sia civica che culturale, dei suoi studenti.

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