mercoledì - 20 Gennaio 2021

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    Il Covid-19 ha chiuso i sipari: le parole di chi vive di teatro

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    Il Covid-19 ha chiuso i sipari sulle nostre attività culturali. Abbiamo ascoltato il parere dell’attore e regista Gianmarco Crò su questo delicato momento

    Tutta l’attenzione mediatica, almeno da un mese a questa parte, è rivolta a quella che, adesso, è ufficialmente la pandemia di Covid-19. Quotidianamente la Protezione Civile aggiorna il proprio bollettino e l’informazione pubblica ci ricorda le regole igieniche e di educazione civile da seguire in periodo di quarantena. Anche noi vi stiamo tenendo aggiornati su quello che accade nella nostra provincia (leggi QUI). Sicuramente, un’epidemia di questo calibro avrà ingenti ripercussioni economiche, per quanto, attualmente, l’attenzione sia da focalizzare sulla salute dei nostri concittadini contagiati. Sono già state annunciate manovre economiche ad hoc e anche l’Europa ha garantito la necessaria flessibilità, quando tutto questo sarà finito. Intanto, però, piccole e medie imprese, soprattutto quelle impegnate nel commercio al dettaglio e nella ristorazione, stanno subendo danni irreparabili.

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    Questa volta, però, vogliamo portare l’attenzione su un altro settore martoriato dal coronavirus: il settore artistico. Il SARS-CoV-2, in realtà, ha chiuso i sipari un po’ su tutti gli aspetti della nostra vita: ha allontanato molti dalle proprie sedi di lavoro, ha costretto altri a reinventarsi, ha serrato le scuole e oscurato l’aspetto più umano della nostra specie, ovvero la socialità. Ciò su cui ci interroghiamo oggi, tuttavia, è: in che condizioni versano gli artisti, che hanno visto annullare le proprie date e chiudere i palcoscenici su cui erano abituati a lavorare? Per farlo abbiamo intervistato l’attore e regista Gianmarco Crò.

    L’intervista

    • È un momento difficile per tutti, interi settori della filiera produttiva e del commercio sono in ginocchio e questo è sotto gli occhi di tutti, ma si rischia di perdere di vista anche altri aspetti significativi. L’arte, ad esempio, in ogni sua forma, è come bandita per una sana, seppur triste, necessità. Da attore e regista, quanto è frustrante non poter mettere in scena progetti ai quali lavori da mesi?

    “La cosa più frustrante in questo momento non è tanto non poter mettere in scena i miei lavori, quanto più non sapere quando mettere in scena qualcosa. Il teatro, come la scuola, ha le stesse norme di sicurezza e il contatto deve essere completamente annullato e a teatro si è costretti ad essere in un posto chiuso, a contatto con la gente per diverso tempo. Continuamente sono a telefono con produttori, distributori e attori, abbiamo tanti bei progetti, ma non sappiamo quando realizzarli. Ci auspichiamo che questo periodo finisca quanto prima per poter iniziare a programmare“. covid-19

    • Indubbiamente, i provvedimenti presi dal Governo ci consentono di affrontare la sfida del Covid-19 nel minor tempo possibile e col minor numero di perdite possibile. Pare, però che il messaggio non sia stato ben recepito da tutti. Quanto è importante il supporto di voi “comunicatori” in questo momento?

    “Ho apprezzato iniziative come quelle della Ferragni e Fedez, che ha portato personaggi influenti del mondo del web a donare per la costruzione dell’ospedale (il nuovo reparto di terapia intensiva del San Raffaele, ndr). Quando artisti noti si mettono al servizio della comunità ben venga”.

    • Tornando sulle due domande precedenti, personalmente a cosa hai dovuto rinunciare e cosa stai cercando di dare al tuo pubblico? Cosa ne pensi delle iniziative di streaming che moltissimi artisti stanno portando avanti sui social?

    Al mio pubblico, per quello che si può definire “il mio pubblico”, sto cercando di fornire una speranza. Tra noi artisti, colleghi e amici stretti, c’è molta solidarietà. Per quanto riguarda, invece, le istituzioni teatrali, le aspetto al varco. Io mia auguro che tutte le belle parole di solidarietà e unione, quando sarà finita l’emergenza, ci saranno ancora nei confronti di tutti e non dei soliti noti. Quindi le iniziative in streaming ben vengano, ma poi vorrò vedere se dopo l’emergenza rimarrà tutta questa unione tra artisti e persone”.

    • Oltre che attore e regista, sei un ragazzo ancora molto giovane. Cosa ti senti di dire ai tuoi coetanei che, a volte, preferiscono ancora anteporre le loro esigenze a quelle della comunità?

    “Ai miei coetanei dico che siamo un ammasso di stupidi, perché non si può non capire che quest’emergenza riguarda tutti, indipendentemente dall’età. Più non si rispettano le regole, più le misure restrittive si protraggono nel tempo, quindi non capisco chi continua a uscire senza motivo. Gli episodi sono ancora tanti, purtroppo, di gente che se ne frega. Più stupidi ci sono in giro e più continueremo a stare reclusi in casa. Va fatto nel bene di tutti. Bisognerebbe ragionare più per la comunità che per se stessi”.covid-19

    • Credi che le misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 varate dal Governo, possano risultare sufficienti a tamponare le perdite economiche nel tuo e in altri settori?

    “I miei genitori hanno delle attività commerciali, attualmente chiuse perché si occupano di ristorazione. Dobbiamo vedere cosa accadrà quando le misure saranno attuate. Aspettiamo il decreto attuativo, anche per noi artisti che avremo 500 euro una tantum. Secondo me non è mai sufficiente, perché chiudere delle attività, che siano di ristorazione o un teatro, richiederà del tempo, quando si riaprirà, per tornare sugli standard di prima. Però dobbiamo essere positivi e pensare che c’è tanto tempo davanti a noi da sfruttare per fare progetti e dedicarci a tante altre cose.

     

     

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