sabato - 17 Aprile 2021

Vaccino, oggi somministrate 3.490 dosi in Irpinia

Nella giornata di oggi 16 aprile 2021 sono state somministrate presso i Centri Vaccinali anti-covid dell’Asl di Avellino tot. 3.490 dosi di vaccino così...
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    Ecco chi era Giuseppe Moscati: il santo molto amato dall’Irpinia

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    Chi è San Giuseppe Moscati? Un medico Primario ospedaliero, insigne ricercatore, docente universitario di fisiologia umana e di chimica fisiologica, con origini beneventane, amato in Irpinia

    Ecco cosa disse Papa Paolo VI  che ha beatificato il santo San Giuseppe Moscati

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    “Chi è colui che viene proposto oggi all’imitazione e alla venerazione di tutti?
    E’ un laico, che ha fatto della sua vita una missione percorsa con autenticità evangelica…
    E’ un Medico, che ha fatto della professione una palestra di apostolato, una missione di carità…
    E’ un Professore d’università, che ha lasciato tra i suoi alunni una scia di profonda ammirazione…
    E’ 
    uno Scienziato d’alta scuola, noto per i suoi contributi scientifici di livello internazionale… La sua esistenza è tutta qui…”

    Giovanni Paolo II, il Papa che lo ha canonizzato

    “L’uomo che da oggi invocheremo come Santo della Chiesa universale, si presenta a noi come un’attuazione concreta dell’ideale del cristiano laico.
    Giuseppe Moscati, medico Primario ospedaliero, insigne ricercatore, docente universitario di fisiologia umana e di chimica fisiologica, visse i suoi molteplici compiti con tutto l’impegno e la serietà che l’esercizio di queste delicate professioni laicali richiede.
    Da questo punto di vista il Moscati costituisce un esempio non soltanto da ammirare, ma da imitare soprattutto da parte degli operatori sanitari…Egli si pone come esempio anche per chi non condivide la sua fede.

    Moscati - Avellino

    I genitori 

    La famiglia Moscati proviene da S. Lucia di Serino, piccolo paese in provincia di Avellino. Qui nel 1836 nacque Francesco, il padre del futuro Santo, che si laureò in giurisprudenza e percorse brillantemente la carriera della magistratura.
    Fu giudice al Tribunale di Cassino, Presidente del Tribunale di Benevento, Consigliere di Corte d’Appello, prima ad Ancona e poi a Napoli, dove morì il 21 dicembre 1897.
    A Cassino Francesco Moscati conobbe e sposò Rosa de Luca, dei marchesi di Roseto. Dal matrimonio nacquero nove figli: Giuseppe fu il settimo.
    Finché visse, il padre del Santo ogni anno conduceva la moglie e i figli al paese natale, per un periodo di riposo e per stare a contatto con la natura. Si recavano insieme nella chiesa delle Clarisse, per partecipare alla Messa.

    In due lettere S. Giuseppe Moscati fa cenno al paese natale. La prima è del 20 luglio 1923, scritta durante il suo viaggio in Francia e Inghilterra: “Alle ore 14.20 partenza per Modane, per la Francia. […] Attraversiamo delle valli chiuse da monti ricoperti di castagni (Borgone). Qua e là il nastro argenteo dei fiumi: come è simile questo paesaggio a quello indimenticabile di Serino, l’unico posto al mondo, l’Irpinia, ove volentiere trascorrerei i miei giorni, perché rinserra le più care, le più dolci memorie di mia infanzia, e le ossa dei mie cari!”

    La seconda lettera fu scritta il 19 gennaio 1924, dopo aver appreso la morte di un suo zio: “La fine di zio Carmelo è il crollo di tanti ricordi cari legati alla sua persona. Oh, le dolci memorie della infanzia, dei monti di Serino! Cose e persone del paese di mio padre mi sono fitte nel cuore indelebili; e la dipartita d’ogni testimone della mia passata spensieratezza è una disillusione di più: precipita la parte romantica della mia personalità. E più mi sento solo, solo e vicino a Dio!”

    San Giuseppe Moscati, nato a Benevento il 25 luglio del 1880, è stato e continua a essere il punto di riferimento dei napoletani, poiché non essendo attaccato al denaro e vivendo modestamente era sempre disponibile a visitare chiunque avesse necessità di una sua consulenza. Nel suo studio, oggi in mostra presso la stessa Chiesa del Gesù Nuovo, vi è ancora esposto il cappello sul quale vi è scritto “Chi ha metta. Chi non ha prenda”, motto che racchiude tutta la sua missione. Il Santo era solito accompagnare alla ricetta i soldi necessari per comprare le medicine, qualora fosse al cospetto di pazienti che non potevano permettersi di pagare le cure.

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