Elezioni 2018, Demitismo, poltronismo, demaismo



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Al via la campagna elettorale per le elezioni governative 2018, l’analisi delle candidature in Irpinia con una legge elettorale brutta

Ribadiamo un concetto: queste elezioni politiche ci hanno già stancato, nonostante, solo da oggi, avremo il quadro definitivo delle candidature, con la presentazione delle liste che si contenderanno la vittoria nell’appuntamento con le urne del prossimo 4 marzo. Vittoria per tutti sulla carta impossibile, grazie al nuovo sistema elettorale, il “rosatellum”, ancora più brutto dei precedenti.

Al termine di questa lunga fase di indiscrezioni e di ripensamenti, che ha francamente stufato, pur rivelando qualche inaspettata affinità politica, da parte di insospettabili del variegato mondo di chi cerca di svoltare finendo in Parlamento: sindaci che si credeva fossero democristiani arruolati nelle fila delle destre, docenti universitari appalesatisi come pentastellati, insieme ad imprenditori rampanti disponibili a rinforzare schieramenti antiliberisti, ecc.; si passerà al secondo step dell’usurante campagna elettorale per le Politiche 2018. Quello della pubblicazione ufficiale dei candidati.

Stando alle notizie sul piano nazionale, sembra che nessuna delle forze politiche in campo abbia allestito squadre particolarmente competitive. Gli stessi contributi provenienti dalla “società civile”, a guardare alle anticipazioni trapelate sulla stampa, sono piuttosto deludenti.

L’impressione è che quelli della “casta” privilegiata dei deputati a ventimila euro al mese abbiano quasi tutti ottenuto la riconferma, come se il loro operato nelle ultime legislature sia stato ineccepibile o almeno sufficiente ad una nuova promozione, magari dentro un listino blindato o in un collegio plurinominale. Con l’aggravante del fenomeno tipico della politica parlamentare italiana del “paracadutismo”: ovvero il “paracadutare”, in un collegio elettorale lontano chilometri da quello di residenza, qualche personalità di cui il partito in questione non può fare a meno. Chissà perché.

Tipo la Boschi che Renzi ha candidato a Bolzano, lei che è toscana; oppure la trevigliana ministra dell’Istruzione, Fedeli, catapultata a Pisa. Ma di esempi ce ne sarebbero in tutti gli schieramenti, e visto che, nell’election day del 4 marzo, si voterà anche per le amministrative in Lombardia e Lazio, segnaliamo la scelta singolare di lanciare il milanese Parisi per la carica di presidente della Regione Lazio, dopo aver perso, sempre con Forza Italia, la competizione elettorale a sindaco di Milano. Ma questa è la politica ed i suoi strani giochi nel nostro Paese.elezioni

Sta di fatto che tra circa 35 giorni, saremo chiamati a votare anche da queste parti. Dove il “cambiamento” più evidente è rappresentato da ritorno nella grande casa del centrosinistra del “partito di De Mita”. Oggi più che mai, infatti, il novantenne ex premier e attuale sindaco longevo di Nusco ritrova insieme ai suoi la collocazione che aveva rinnegato nei precedenti appuntamenti elettorali, che l’avevano visto parte integrante dell’accordo programmatico con il centrodestra. Lo stesso “patto” che aveva portato alla vittoria di Caldoro come governatore della Campania, e, sempre all’interno dell’Udc, all’elezione-ripescaggio del nipote Giuseppe alla Camera dei deputati.

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Giuseppe De Mita

Successivamente, però, “re” Ciriaco aveva sciolto l’alleanza favorendo l’affermazione di Vicenzo De Luca alla Regione. Ora, conseguentemente, De Mita è dentro la coalizione che appoggia il Pd. E con lui il “demitismo”, sempre vivo e vegeto in provincia di Avellino.
Tanto che, come qualche commento perspicace ha sottolineato, non è De Mita ad essere entrato nel Partito Democratico ma il contrario: è il Pd che è entrato in De Mita. Considerazione solo apparentemente suggestiva, se si considera l’entità delle forze in campo e la gran messe di consensi che ancora oggi riscuote l’innossidabile “gran vecchio” di Nusco. Oltretutto, i suoi nuovi compagni d’avventura mostrano una debolezza costitutiva, che depone tutta a favore dell’anziano leader democristiano.

Di fatto nei collegi irpini, fra listino e pluriuninominale, i renziani puntano decisamente sul deputato uscente Giuseppe De Mita, nonostante la sua presenza nell’ultima legislatura sia stata pressoché melliflua. Ma che dire, al contempo, di Famiglietti e Paris, entrambi confermati, anche se fra i due pretoriani del renzismo è proprio la quota rosa Valentina Paris a rischiare pesantemente di non essere rieletta, inserita nei posti di coda del listino.
E poi c’è Del Basso De Caro, quello dal doppio cognome.

Ex sottosegretario ai Trasporti, beneventano, indicato come capolista nell’ampio collegio Irpinia-Sannio. Uno che, non certo giovane, in pochi anni ha guadagnato seguito e consensi fino a creare una sua corrente personale che esprime un’agguerrita pattuglia di amministratori locali, in Irpinia, decisiva e determinante nelle vicende del Pd nostrano. Promosso sul campo, ora se la vedrà con Lady Mastella, ripescata al vertice della formazione di Forza Italia.

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Rosetta D’Amelio

Novità, quindi, ridotte al lumicino, nel Pd, partito in caduta libera nei sondaggi, dove non mancherà la “soldatessa” Rosetta D’Amelio, nel tosto collegio dell’Alta Irpinia. Tutti si candidano per vincere, lei forse solo per partecipare, rispondendo a ordini di scuderia. Tutti sembrano ignorare che i posti in Parlamento per i candidati irpini sono già da tempo stabiliti: solo cinque, fra tutti i raggruppamenti politici. E allora perché tanto ardore elettoralistico?

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Cosimo Sibilia

Al “demitismo”, che sposterà una buona fetta di voti verso il centrosinistra, si contrappone il “poltronismo” di un esponente chiamato alla terza legislatura di seguito: l’onorevole Cosimo Sibilia. Attualmente in lizza per l’importante carica di presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, mentre detiene vari ruoli di dirigenza come presidente nazionale della Lega Dilettanti e all’interno del Coni. Solo un dettaglio la sua funzione di coordinatore provinciale di Forza Italia. Componente dello “zoccolo duro” dei berlusconiani della prima ora, ha ricevuto ampie rassicurazioni di una sua rielezione. Tant’è che per lui è stata approntata una candidatura blindata, senza bisogno di “paracadute”.
Archiviate in fretta le strategie elettorali di centrosinistra e centrodestra, all’interno del quale nessun volto nuovo ma la riproposizione di “vecchi arnesi”, buoni per tutte le stagioni, anche qui in Irpinia i sondaggi stanno premiando il Movimento Cinquestelle.
Forte della presenza del deputato ex direttorio Carlo Sibilia, candidato alla seconda legislatura (l’ultima consentita), il Movimento guidato dal capo politico Luigi Di Maio, nato casualmente ad Avellino, sta manifestando la sua mutazione genetica, funzionale alla presa del potere. Infatti, non è più una formazione di arrabbiati, che esprime la protesta, il disagio e la voglia di cambiamento diffusa tra la gente.

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Carlo Sibilia

Piuttosto è un vero partito che si prepara a governare, a livello nazionale, malgrado le esperienze più che problematiche nell’amministrazione di città importanti come Roma, Torino, Livorno ed altre. Lo si intuisce leggendo le cronache, un tantino paradossali, delle loro “parlamentarie” e della formazione delle liste. Con la sfilza di “nomi della società civile” chiamati a rimpinguare le fila pentastellate.
Qui, ha fatto bene Piero Mastroberardino, docente universitario di Economia, e non solo erede della rinomata azienda vinicola, ha rifiutare la candidatura proposta dai Cinquestelle; mentre chi sembra invece abbia sciolto le riserve è l’imprenditore Gubitosa, quello dell’innovativo ed economico smartphone made in Irpinia, ma con tecnologia cinese, “Frog One” e dell’emergente ditta Hs.
Lui irpino purosangue è stato nella scorsa stagione socio del presidente Taccone nell’Avellino calcio, società che ha inutilmente tentato di rilevare, per poi ritirarsi al termine di un’estenuante trattativa con il leader maximo del pallone biancoverde. Un’azienda che opera nel campo dell’informatica ed un insistito interesse per il settore comunicazione, che ne fa anche un editore d’avanguardia, al timone pure del sito informativo Irpinianews.
Insomma, un prototipo tutto irpino del “demaismo”: nuovo indirizzo che si è impadronito del revanchismo a cinquestelle, stravolgendone completamente lo spirito rivoluzionario che s’era intravisto agli esordi sotto la guida di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Il loro “populismo” che prometteva di rivoltare come un calzino le istituzioni pubbliche del Bel Paese, oggi appare fortemente ridimensionato.
Ha perso la carica innovativa e rivoluzionaria che l’ha caratterizzato inizialmente e, adesso, pur persistendo una confusione ideologica mai superata, si candida a governare l’Italia, strizzando l’occhio a mondi guardati prima con sospetto e una certa acrimonia, come, innanzitutto, quello del neo-capitalismo liberista, inizialmente nemico sul piano nazionale.
Con scelte mirate: uno stuolo di giornalisti, docenti universitari, tanti avvocati, qualche giudice, molti imprenditori, le liste, continuamente riviste dal capo politico del M5S, sono state costruite per sfondare al centro, a convincere i meno fanatiici destrorsi berlusconiani o i “gemelli” leghisti, limitando la presenza degli esponenti del “popolo”, poco sicuri che abbiano metabolizzato i valori del Movimento.

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Michele Gubitosa

O del “demaismo”, che si esprime in una forza sostanzialmente moderata, che cambia idea su tutto e continuamente, rimangiandosi le promesse di un tempo.
Blindati: Cosimo Sibilia (Forza Italia), Gianfranco Rotondi (in quota Forza Italia, ma in un collegio del Nord), Giuseppe De Mita (Pd), Carlo Sibilia (M5S), sono questi, al momento, i più probabili rieletti; ai quali aggiungeremmo l’esordiente Michele Gubitosa (M5S), fra quelli pronti ad andare in Parlamento, partendo dall’Irpinia. A fare due conti, ne mancherebbe un altro. Ma sarà questa, che è già stata definita “la più brutta campagna elettorale della storia”, a decidere il quinto nome.

A cura di Carlo Picone

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